MAURIZIO EUFEMI

eletto al Senato della Repubblica - per la Provincia di Torino - Collegio n. 7

Vice Presidente Vicario Gruppo UDC (CCD-CDU-DE)

INTERVENTI 2001

21 dicembre 2001 - Intervento sulla Finanziaria
19 dicembre 2001 - Dichiarazione di voto su Commissione d'inchiesta Mitrokhin
13 dicembre 2001 - Intervento su Commissione d'inchiesta Mitrokhin
27 novembre 2001 - Intervento sull'immigrazione
21 novembre 2001 -  Intervento su privatizzazione patrimonio immobiliare pubblico
20 novembre 2001 - Dichiarazione di voto su decreto legge n. 350
6 novembre 2001 - Intervento in Commissione Finanza e Tesoro su Decreto euro
6 novembre 2001 - Intervento in aula su legge finanziaria
6 novembre 2001 - Intervento in Commissione Finanza e Tesoro su rientro capitali dall'estero
16 ottobre 2001 - Intervento in Commissione Finanza e Tesoro
9 ottobre 2001 - Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2002
2 ottobre 2001 - Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici di guerra
27 settembre 2001 - Cooperative e art.5
25 settembre 2001 - Diritto societario
13 settembre 2001 - Diritto societario
24 luglio 2001 - Intervento sull'economia
17 luglio 2001 -  DPEF : Qualità programmatica innovativa per un più forte sviluppo
 11 luglio 2001 - COMMISSIONE FINANZE E TESORO - Intervento sull'economia
4 luglio 2001 - Resoconto dell'intervento sulla BSE

18 giugno 2001 - DIBATTITO SULLA FIDUCIA AL GOVERNO BERLUSCONI II

21 dicembre 2001 - Intervento sulla Finanziaria

 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2002) (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) 

PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il senatore Eufemi. Ne ha facoltà. 

EUFEMI (CCD-CDU:BF). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli senatori, siamo chiamati all'ultimo decisivo passaggio parlamentare: pur nella complessità delle regole di finanza pubblica, siamo nelle condizioni di approvare la decisione di bilancio per il 2002 senza ricorrere all'esercizio provvisorio. E' - questo - un fatto rilevante sia ai fini del funzionamento dell'apparato pubblico sia ai fini dell'incidenza delle misure previste in favore delle famiglie, dei pensionati e per il sostegno alle attività economiche. 

L'opposizione ha privilegiato una posizione di rifiuto dell'impostazione della manovra di finanza pubblica, piuttosto che misurarsi sulle questioni specifiche, cosicché, oltre che mettere in discussione il quadro macroeconomico complessivo degli interventi, si è insistito sull'opportunità di accrescere la domanda tout court attraverso il rilancio dei consumi. 

Il Governo ha preferito un'altra strada: ha portato avanti una politica di bilancio nel segno della solidarietà e dell'equità; ha promosso e determinato una svolta nelle politiche familiari e sociali attraverso una forte elevazione degli assegni familiari e per le situazioni di bisogno, come pure per i pensionati. Ciò acquista un valore ancora più forte, se considerato come misura propedeutica alla grande riforma fiscale che avrà esplicitazione nell'annunciato collegato fiscale. 

Le misure in favore della famiglia trovano il loro completamento dando soluzione anche al problema degli incapienti. E' stata data così una risposta, quella che noi fortemente avevamo sollecitato per gli incapienti, con risorse finanziarie che permettono di superare le difficoltà per coloro che hanno più bisogno e dunque per le famiglie più deboli, alle quali non è mancato il nostro convinto sostegno. Non mi soffermerò dettagliatamente sulle profonde modifiche intervenute alla Camera, che hanno portato ad una lievitazione degli articoli del disegno di legge, raddoppiandone il numero. Ciò deve far riflettere soprattutto rispetto all'attesa riforma della contabilità pubblica - alla luce anche delle modifiche costituzionali di cui al Titolo V della Carta costituzionale - sollecitata autorevolmente dal Governatore della Banca d'Italia, nonché rispetto alla necessità che lo Stato assicuri appieno il coordinamento statistico e informatico dei dati dell'amministrazione centrale, regionale e locale, con la realizzazione di un sistema contabile comune a tutti i livelli di governo in grado di fornire informazioni tempestive ed esaustive. 

Le evidenze contabili delle autonomie locali sono attualmente disomogenee, incomplete, non tempestive e occorre dunque l'adozione di regole di trasparenza e di modalità comuni di rendicontazione - come ha detto il Governatore -, che non rappresenta una deminutio dell'autonomia ma un requisito preliminare per la sua legittimazione, come accade anche fuori del sistema pubblico. Apprezziamo allora il fatto che il Ministro dell'economia e delle finanze abbia promosso l'istituzione di un'alta Commissione che metta allo studio linee di riforma, come da noi fortemente auspicato. Molte delle modifiche intervenute alla Camera erano state proposte in questo ramo del Parlamento ma non avevano avuto identico successo; ciò però non diminuisce la nostra soddisfazione. Mi riferisco, in particolare, alla proroga per le ristrutturazioni edilizie e al complesso pacchetto agricolo, con l'aliquota di favore per l'IRAP, la proroga del regime speciale dell'IVA per i produttori agricoli, nonché la proroga delle agevolazioni per il gasolio nelle coltivazioni sotto serra e le agevolazioni fiscali per la piccola proprietà contadina. 

Attenzione è stata posta anche al settore dell'autotrasporto. Di particolare rilievo sono gli interventi legislativi connessi con il Patto di stabilità interno utilizzando la leva dei trasferimenti con misure di favore per gli enti territoriali adempienti e minori trasferimenti per quelli inadempienti. Non è mancata un'attenzione particolare per il sostegno all'occupazione, con il rifinanziamento del prestito d'onore, come pure all'università e alla ricerca. 

Ma la grande questione che si è innestata alla Camera è quella relativa alle fondazioni bancarie, sottratta al nostro esame. Si può discutere sulla modalità dell'intervento, che forse avrebbe meritato un percorso esterno alla sessione di bilancio, ma occorreva recuperare i ritardi del sistema bancario sia rispetto alle intervenute modifiche costituzionali sia rispetto alla sentenza dell'Unione europea. La necessità dell'intervento è derivata anche dal prevalere di marcate logiche autoreferenziali, dalla mancanza di obbligo di redditività per gli amministratori delle fondazioni, dall'assenza di un vero mercato dei diritti proprietari. Se c'è una preoccupazione, è legata alla possibile accentuazione degli squilibri tra le aree territoriali del Paese, in particolare fra Nord e Sud, nella ripartizione delle erogazioni. Si renderà necessario individuare strumenti per realizzare, anche in questo campo, un'autentica sussidarietà, tenendo conto delle attività operative delle aziende bancarie su tutto il territorio del Paese. Sono stati fugati i dubbi rispetto ad una presunta ripubblicazione della natura giuridica delle fondazioni. Si è dunque intervenuto con decisione su una foresta pietrificata. Questa riforma è un rischio e una scommessa. Riteniamo però che si tratti di rischi che valga la pena correre, perché gli elementi positivi prevalgono su di essi. La scommessa sta nel fatto che le fondazioni mettano l'attività di erogazione al centro della loro missione e diventino il motore del cosiddetto terzo settore, superando le erogazioni a pioggia, ispirate a logiche che non portavano a nulla perché distribuite su migliaia di interventi, con una media di ventisette milioni per intervento, senza capacità di incidenza; erogazioni basate prevalentemente sulle richieste di terzi e non su progetti elaborati all'interno delle fondazioni, come sarebbe stato auspicabile. Oggi sono chiamate alla sfida della responsabilità e della governance.

 La tipologia patrimoniale operativa creata dall'ambiente giuridico degli anni Novanta è foriera di problemi di governance per quegli istituti bancari che si trovano trasformati in oggetti di proprietà impersonale senza avere attraversato il processo di offerta pubblica di acquisto e di suddivisione controllata, perché le aziende oggetto di proprietà multipla devono sottostare al sistema del mercato borsistico.

 Una riflessione vorrei fare anche sulle polemiche intervenute sulla SGR, che è un intermediario regolamentato che corrisponde a princìpi di carattere generale, primo fra tutti quello della diversificazione degli investimenti. Il nostro auspicio è che dovranno essere realizzate e valorizzate le regole del mercato con la presenza di personalità indipendenti, capaci di valorizzare al meglio, con comportamenti idonei, i desiderata delle comunità locali e non quelli della politica locale. Non vi è dubbio che le fondazioni hanno mostrato un attaccamento - qualcuno ha detto morboso - al controllo delle banche, perché le fondazioni che rifiutano di separarsi dall'azienda bancaria mantengono un'attività diretta di monitoraggio dei manager dell'azienda conferitaria originaria, la estendono sul management di molte aziende bancarie da cui sono uscite le fondazioni invece virtuose. Noi crediamo che sia stato opportunamente rotto l'acquario in cui il sistema bancario aveva vissuto protetto. Le norme dell'articolo 9 sulle fondazioni bancarie acquistano il valore di una determinante istituzionale che, unita a quelle economiche, finanziarie, monetarie, e soprattutto tecnologiche, potrà favorire il sistema bancario nel completamento della complessiva fase di ristrutturazione, ponendolo nelle condizioni di misurarsi in un mercato aperto e competitivo. 

Sono state inoltre create le condizioni per rilanciare le privatizzazioni attraverso un arretramento dello Stato nell'economia. A queste misure, infatti, vanno aggiunte quelle relative al trasferimento delle liquidazioni nei fondi pensione. Apprezziamo l'invito del ministro Tremonti all'amministratore delegato delle Ferrovie di non procedere ad un aumento delle tariffe. Ciò ha il sapore di attenzione verso il quadro delle tariffe pubbliche e il suo riflesso sulla dinamica inflazionistica, con un monitoraggio di questa fase delicata dell'introduzione della moneta unica, nonché verso gli utenti. Il Gruppo CCD-CDU:BF esprime soddisfazione per il completamento della manovra finanziaria, in linea con gli obiettivi di sviluppo economico e con i vincoli europei, privilegiando politiche di solidarietà sociale e di equità. 

(Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, FI e AN. Molte congratulazioni).

19 dicembre 2001 - Dichiarazione di voto su Commissione d'inchiesta Mitrokhin

EUFEMI (CCD-CDU:BF). Domando di parlare per dichiarazione di voto. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

EUFEMI (CCD-CDU:BF). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli senatori, il Gruppo CCD-CDU: Biancofiore esprime pieno consenso all'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sull'attività spionistica del KGB in Italia e sui finanziamenti illeciti provenienti dai Paesi dell'Est in conseguenza dell'acquisizione del dossier Mitrokhin. Il nostro consenso viene rafforzato nel vedere accolte le indicazioni esplicitamente formulate in una specifica iniziativa legislativa presentata in avvio di legislatura. Respingiamo la tesi secondo la quale l'introduzione di questa Commissione di inchiesta rappresenterebbe una «anomalia costituzionale». Non è così: l'anomalia sta nel non averla deliberata nella scorsa legislatura. Sono state in passato istituite Commissioni d'inchiesta su tutto: dalla Commissione sulle armi a quella sull'aeroporto di Fiumicino, da quella sulla filiale di Atlanta della BNL a quella sui consorzi agrari, da quella sul caporalato a quella sulle strutture sanitarie. 

Potrei elencare un'infinità di queste Commissioni d'inchiesta, i cui lavori sono pregevolmente raccolti in un volume del Senato. Siamo pervenuti a tale determinazione perché l'opposizione di oggi, quando era maggioranza, ha impedito di fare chiarezza di fronte all'esplodere del dossier Mitrokhin, sulla cui autenticità non vi erano e non vi sono dubbi, come risulta dalle attestazioni della magistratura, dai rapporti della DIGOS, nonché dalle risultanze del Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza. 

Ciò che abbiamo constatato è l'incomprensibile allungamento dei tempi con i quali i Governi di allora prolungarono la verifica delle risultanze del documento, i cui primi elementi erano già noti ai Governi italiani che si sono succeduti dal 1996 al 2000. Respingiamo ancora il grossolano tentativo di parte dell'opposizione di allargare il campo di indagine della istituenda Commissione estendendola ad altri fatti e situazioni non basati su documenti ufficiali ma soltanto su generali indicazioni di carattere squisitamente politico. 

Ci si riferisce all'estensione dell'indagine a tutti i finanziamenti, provenienti da altri Paesi, in favore di partiti, associazioni e organizzazioni sindacali. La Commissione d'inchiesta viene istituita, come è noto, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione. Non si possono quindi condividere le perplessità espresse dalla sinistra secondo cui in tale tipo di indagine mancherebbero le garanzie tipiche dell'indagine giudiziaria. Ricordiamo a tale proposito che le indagini delle Commissioni parlamentari d'inchiesta non si concludono mai con provvedimenti, ma con documenti che traggono soltanto conclusioni politiche, dopo un'accurata raccolta di tutti gli elementi e dei fatti  forniti da tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento, quindi anche dalle opposizioni.

 La sinistra ha cercato ripetutamente di ridimensionare l'importanza del dossier, che aveva invece il grande valore di illuminare dall'interno alcune zone d'ombra sul funzionamento del KGB nell'attività di spionaggio in tutti i Paesi occidentali, compreso il nostro. Rileviamo che, mentre altri Paesi a cui è pervenuto il dossier hanno immediatamente effettuato operazioni di «pulizia», nel nostro Paese si è tenuto nascosto il dossier al Parlamento e all'opinione pubblica. 

L'elemento di gravità sta in chi operava in una struttura segreta contro gli interessi del Paese, al servizio di potenze straniere ritenute nemiche dalla maggioranza parlamentare democraticamente e liberamente eletta. Condividiamo dunque le finalità della legge, in particolare il suo campo di indagine rispetto ai finanziamenti diretti e indiretti verso quelle persone che svolgevano perfino un'azione di controinformazione nel Paese, nonché a quegli aspetti sul materiale bellico connessi ad una rete militare sovversiva. 

Questa legge che ci accingiamo ad approvare non vuole ricercare colpevoli ad ogni costo, ma nasce dall'esigenza di accertare la verità, rimuovere doppiezze rispetto ai tanti dubbi riferiti soprattutto alle manchevolezze e ai ritardi con cui dolosamente i Governi del centro-sinistra hanno tentato di occultare alcune inconfessabili verità. Noi crediamo che questa Commissione d'inchiesta potrà fornire utili elementi alla ricerca non di una verità qualsiasi, ma della verità, anche in relazione a quanto il Paese e le nuove generazioni sanno e conoscono di un passato anche deformato nella sua rappresentazione. 

Questa Commissione, se messa nelle condizioni di operare serenamente, potrà illuminare i troppi buchi neri rispetto al periodo storico appena vissuto. Per queste ragioni il Gruppo CCD-CDU:BF esprime il suo convinto voto favorevole alla Commissione parlamentare d'inchiesta, nel pieno rispetto dei princìpi costituzionali. (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, AN e FI).

13 dicembre 2001 - Intervento su Commissione d'inchiesta Mitrokhin
EUFEMI (CCD-CDU:BF). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, prendiamo atto con soddisfazione della sollecitudine con la quale i disegni di legge relativi all'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'attività del KGB in Italia pervengono all'esame dell'Aula dopo una approfondita discussione presso la 1a Commissione affari costituzionali. In linea generale devo rilevare che le Commissioni di inchiesta sono normalmente di iniziativa delle opposizioni in quanto la maggioranza ed il Governo, che ne è l'espressione, dispongono di altri strumenti di indagine e di verifica. 

Devo anche ricordare che la proposta oggi al nostro esame è stata già avanzata nella passata legislatura dalla opposizione dell'epoca. La proposta non ebbe seguito per gli ostacoli frapposti dalla sinistra che non volle fare chiarezza in una così delicata questione che ha interessato i rapporti politici di un lungo periodo della nostra storia. Anche se oggi le ideologie cui si ispirava la classe politica della sinistra sono state totalmente revisionate, si rende pur necessario fare chiarezza, non per spirito di riaffermazione dei valori che sono fondanti della nostra democrazia, ma esclusivamente per fornire un contributo alla verità storica. Non si tratta di una anomalia istituzionale, come è stato rilevato anche ieri in occasione del dibattito sull'istituzione della Commissione d'inchiesta sull'affare Telekom-Serbia, che contraddistingue questa legislatura e il sistema di democrazia parlamentare. La maggioranza attuale realizza o cerca di realizzare ciò che l'attuale opposizione, quando era maggioranza, ha impedito, bloccandone l'iter parlamentare con ogni mezzo regolamentare. 

Oggi vi sono le condizioni per procedere. La Commissione, in coerenza con il dettato costituzionale, viene istituita ai sensi dell'articolo 82, già 78 nel progetto della Assemblea costituente. A tal proposito ricordo che il presidente della "Commissione dei 75" Ruini, nel riferire all'Assemblea costituente su tale articolo, ebbe cura di riaffermare che la norma voleva porre il Parlamento nelle condizioni di poter accertare verità e fare chiarezza su episodi e circostanze di rilevanza fondamentale per la vita della Repubblica. 

Non è vero, affermava il presidente Ruini, che nelle Commissioni di inchiesta manchino le garanzie tipiche delle indagini giudiziarie dalle quali differiscono proprio perché queste non si concludono con un provvedimento, ma traggono soltanto conclusioni politiche dopo una accurata raccolta di elementi e di fatti a cui contribuiscono tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento. Il presidente Ruini rilevava infine che non vi è niente di straordinario che si includa questa norma nella Costituzione, in modo da poter superare difficoltà e che, quando si tratti di poteri giudiziari, si debba ricorrere ad una legge per attribuire ad altri organi dello Stato - nel caso il Parlamento - ampi poteri di indagine. 

Apprezziamo il fatto che il progetto di legge all'attenzione dell'Assemblea recepisca molte delle indicazioni del disegno di legge n. 54 di iniziativa del CCD-CDU, di cui sono primo firmatario, in particolare relativamente ad alcuni aspetti che riteniamo fondamentali, quali i finanziamenti diretti e indiretti ad organi di informazione che hanno portato avanti una campagna di controinformazione negli anni scorsi; il legame tra operazioni commerciali e finanziarie con l'Est europeo come strumento di finanziamento illecito al di fuori di ogni controllo; i risultati della ricerca di materiale bellico e apparati di ricetrasmissione connessi all'attività del KGB, che presupponevano l'esistenza di una rete militare sovversiva. Ciò consentirà di portare un tassello di verità sulla storia del Paese di questi ultimi cinquant'anni, anche rispetto a Tangentopoli, quel vasto fenomeno sinteticamente identificato rispetto al quale il Paese attende una ricostruzione completa ed esaustiva. 

Le finalità della Commissione d'inchiesta sono elencate all'articolo 1 del testo unificato proposto dalla Commissione affari costituzionali. Si vuole qui ribadire che va preliminarmente accertata la veridicità, l'affidabilità delle notizie contenute nel dossier Mitrokhin. Altro punto essenziale che si ritiene di sottolineare è la necessità di conoscere quando e con quali modalità il Governo fu informato del dossier. E' un fatto di rilevanza politica anche per dissipare dubbi che hanno formato oggetto di satira politica nei confronti dell'allora Presidente del Consiglio, il quale reagì certamente in maniera scomposta. Con l'articolo 3 vengono conferiti alla Commissione i poteri dell'autorità giudiziaria, con il qualificante elemento aggiuntivo che alla Commissione non possono essere opposti il segreto di Stato e il segreto d'ufficio. Si prende atto che l'opposizione, in sede di Commissione, ha di fatto consentito l'iniziativa, anche se non possono condividersi gli emendamenti proposti che sono finalizzati ad estendere l'oggetto dell'indagine su altri fatti, come per esempio sull'organizzazione denominata Gladio. Il tentativo di inserire tale questione, così come emerge negli emendamenti presentati, appare strumentale all'allargamento delle indagini rispetto ad una finalità precisa, ad un fatto specifico documentato da un dossier che tutte le Cancellerie europee, venutene in possesso, hanno fatto oggetto di indagine e di iniziativa in altri Paesi al fine di fare chiarezza. Dopo aver ascoltato le considerazioni del senatore Brutti, penso che egli abbia manifestato troppe certezze. 

Noi esprimiamo qualche dubbio in più e qualche certezza in meno. Il senatore Brutti ha affermato, per esempio, che i finanziamenti al PCI erano stati rilevati anche dall'onorevole Berlinguer. Vorremmo sommessamente ricordare che la lotta all'autonomia socialista, lo dice una persona che non è mai stata socialista e non appartiene a quell'area, derivava anche dall'affrancamento socialista e craxiano dai finanziamenti dell'Est. Tra la questione morale sollevata dall'onorevole Berlinguer negli anni '70 e l'amnistia intervenuta nel 1989 vi è un buco nero. Noi riteniamo che si debba sviluppare, come ha ricordato il relatore Stiffoni, la foto di un'epoca, affinché non rimanga un rullino fotografico di archivio. Non bisogna avere paura della verità e il nostro non è un atteggiamento avventato, non è un'azione propagandistica di cui oggi non abbiamo certamente bisogno. 

Non bisogna aver paura di sviluppare fotografie se queste sono utili alla ricerca della verità che il Paese chiede, vuole, esige. (Applausi dai Gruppi FI e AN)

27 novembre 2001 - Intervento sull'immigrazione
Presidenza del Presidente PASTORE IN SEDE REFERENTE (795) Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo. (55) EUFEMI e altri. - Norme in difesa della cultura italiana e per la regolamentazione dell'immigrazione. (770) CREMA. - Nuove norme in materia di immigrazione. (Seguito dell'esame congiunto e rinvio). 

Prosegue l'esame congiunto, sospeso nella seduta pomeridiana del 21 novembre. Il senatore EUFEMI ritiene che il disegno di legge n. 795, presentato dal Governo, si muove nella direzione di correggere i gravi squilibri che si sono determinati nel Mediterraneo e che contribuiscono ad aggravare i problemi nei rapporti Nord-Sud. 

Dal momento che l'immigrazione, come si è presentata nel nostro Paese, rappresenta un fattore di debolezza, piuttosto che di ricchezza, è opportuno far prevalere i vincoli europei, in particolare quelli derivanti dagli accordi di Schengen che impongono responsabilità ai singoli Stati e una azione previsiva capace di governare il fenomeno e di valorizzarlo nelle sue potenzialità. 

Occorre tenere conto, fra l'altro, dei princìpi affermati dall'articolo 10 della Costituzione, in base al quale la condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali, privilegiando i flussi migratori dai paesi che abbiano firmato specifici trattati bilaterali internazionali. Il provvedimento governativo offre un'ottima base di partenza, ma è necessario soffermare l'attenzione sulla regolarizzazione dei lavoratori già presenti in Italia (articolo 4) e sull'inserimento degli stranieri nel mercato del lavoro (articolo 16). 

A tale riguardo, se si intende consentire l'emersione del lavoro clandestino, non ha senso limitare la durata del permesso di soggiorno di coloro i quali sono entrati nel nostro Paese per motivi turistici o di studio e che successivamente hanno trovato lavoro. Non si tratterebbe in ogni caso di una sanatoria indiscriminata, bensì della concessione di un periodo limitato (per esempio, sei mesi) per stipulare un regolare contratto di lavoro. L'esclusione della possibilità di regolarizzazione, del resto, con tutta probabilità non eviterebbe la permanenza di queste persone sul territorio dello Stato in posizione clandestina. 

L'istituto dello sponsor, soppresso dal testo governativo, ove mantenuto rappresenterebbe una corsia preferenziale per quegli stranieri che si sono formati all'estero sulla base di programmi proposti da enti pubblici, consentendo la permanenza in Italia per il tempo necessario alla ricerca di lavoro, per un periodo comunque non superiore a sei mesi. 

Suggerisce infine di considerare positivamente la posizione di quei minori che, avendo trovato accoglienza nei centri sostenuti anche con risorse pubbliche, hanno trovato lavoro prima di raggiungere la maggiore età, e la possibilità del ricongiungimento dei figli dello straniero in presenza di altri figli che possano provvedere al proprio sostentamento. In conclusione, annuncia la presentazione di alcuni emendamenti in relazione alle questioni testé illustrate. Il seguito dell'esame viene quindi rinviato

21 novembre 2001 -  Intervento su privatizzazione patrimonio immobiliare pubblico
Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente SALVI 

EUFEMI (CCD-CDU:BF). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento legislativo che ci accingiamo ad approvare realizza concretamente uno dei punti più rilevanti del programma di Governo, ricompreso nell'ambito della manovra di finanza pubblica: dare efficace attuazione al processo di privatizzazione dell'ingente patrimonio immobiliare pubblico. Si tratta di un complesso di attività che, da stime valutate per difetto, superano i 60.000 miliardi di lire, comprendendo i beni immobili dello Stato e degli enti previdenziali pubblici. 

Vengono dunque recuperate ingenti risorse attraverso la dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, quel patrimonio costruito dagli italiani e che oggi viene utilizzato al meglio. Il progetto governativo è finalizzato a realizzare con immediatezza la privatizzazione di tali patrimoni dopo anni di annunci e di leggi cui hanno fatto seguito solo modeste dismissioni, realizzate spesso a favore di noti speculatori operanti nel mercato immobiliare. I provvedimenti legislativi succedutisi nel tempo risalgono al 1993 e sono rimasti tutti inefficaci oltre che per la mancanza di una visione organica complessiva anche per le interferenze che hanno esercitato le società immobiliari, i cui interessi venivano compromessi dalla mancanza di una seria ed efficace politica di privatizzazione di un così grande patrimonio immobiliare. 

Che tali interessi privati abbiamo prevalso su quelli pubblici lo dimostra il fatto che solo in una minima parte, quasi trascurabile, si sono realizzate vendite a fronte di previsioni che nel tempo si sono dimostrate fantasiose. Con questo provvedimento si pone fine ad una politica di annunci, poiché vengono poste le condizioni per realizzare l'auspicata privatizzazione. Nessuna svendita ma ricollocazione sul mercato privilegiando i cittadini che ne avevano la disponibilità. Ciò che più riteniamo di apprezzare nel decreto-legge è che il Governo è riuscito a conciliare l'interesse generale per un più razionale assetto patrimoniale e finanziario delle attività dello Stato con l'interesse dei singoli privati conduttori delle unità immobiliari, ai quali viene consentito e favorito l'accesso alla proprietà. Particolare attenzione viene posta agli inquilini che non sono in condizioni economiche di acquistare; viene loro consentito di permanere nell'affitto dell'appartamento per un lungo periodo e a canoni compatibili con i propri redditi. Attraverso lo strumento del decreto-legge è stato possibile rivedere quelle condizioni di eccessivo favore per gli immobili di particolare pregio fissate dal precedente Governo che suonavano come un'offesa verso l'opinione pubblica, che non comprendeva l'applicazione di uno sconto che, arrivando fino al 45 per cento, significava un autentico regalo di Stato. 

Tutto ciò è stato impedito. Ha prevalso un'attenzione verso i più deboli, quelli che più autenticamente avevano bisogno e necessità e che potranno passare dalla categoria dei conduttori a quella dei proprietari. Con queste disposizioni si pone fine, oltre che alle speculazioni insistenti nel mercato immobiliare, anche ad altre speculazioni di gruppi finanziari camuffati come società cooperative che garantivano, a fronte di esosi contributi associativi, la promessa di far acquistare la proprietà dell'immobile condotto in affitto. Tali fasulle cooperative hanno trovato purtroppo connivenze anche all'interno della dirigenza degli enti previdenziali. Vengono ora eliminati tali intermediari e l'acquisto dell'appartamento si può effettuare sia in forma individuale che a mezzo di mandato collettivo. Per poi porre fine ai denunciati casi di prezzi di vendita inferiori a quelli reali, si prevede una determinazione dei prezzi degli immobili sulla base delle valutazioni correnti di mercato, prendendo a riferimento i prezzi effettivi di compravendita di immobili aventi analoghe caratteristiche. 

Le disposizioni sono finalizzate, oltre che alla conferma delle procedure di vendita degli immobili già offerti in opzione ai conduttori, con la possibilità di provvedere al rogito successivamente al 31 ottobre 2001, anche alla possibilità offerta a tutti i conduttori, in assenza dell'offerta in opzione, di manifestare la propria volontà di acquisto dell'immobile condotto in affitto. È stato più volte ribadito che questo provvedimento vuole anche significare un arretramento dello Stato dall'economia perché nel ciclo economico di un Paese c'è il momento del risparmio da parte della comunità nazionale e c'è il momento dell'uso saggio, intelligente di quel risparmio e delle risorse accumulate. 

È stato anche impedito che questo decreto servisse come copertura agli enti locali che interpretavano il federalismo fiscale a senso unico, come veltronismo, intervenendo finanziariamente e pesantemente sul tessuto sociale del territorio, attraverso operazioni spregiudicate, ingiustificabili finanziariamente, scorrette economicamente, dissennate socialmente, creando e alimentando un gravissimo disagio sociale. Il rappresentante del Governo e il collega Costa con la sua relazione hanno fugato i dubbi relativi alla fase di passaggio, soprattutto tra il momento dell'entrata in vigore del decreto e quello dell'entrata in vigore definitiva della legge. Per queste ragioni il Gruppo CCD-CDU:BF esprime consenso all'approvazione del decreto-legge sulla privatizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, che segna un ulteriore traguardo dell'azione di Governo nel controllo dei conti pubblici e dall'arretramento dello Stato nell'economia, non senza rilevare che ancora una volta la sinistra ha scelto la strada non del riformismo ma dell'ostruzionismo rispetto ad un serio confronto parlamentare. (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF e AN).

20 novembre 2001 - Dichiarazione di voto su decreto legge n. 350
 Presidenza del vice presidente FISICHELLA, indi del vice presidente CALDEROLI 

EUFEMI (CCD-CDU:BF). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EUFEMI (CCD-CDU:BF). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, onorevoli colleghi, il decreto-legge n. 350 si inquadra come indispensabile strumento di adattamento del sistema interno alla nuova complessa fase che si apre con l'introduzione della moneta sovranazionale. Il Senato non ha ritenuto di intervenire sul testo approvato dalla Camera, proprio per garantire la puntuale efficacia delle norme previste dal provvedimento, che riguardano non solo la pur importante questione del rientro dei capitali, su cui si sono "calate" le opposizioni, ma anche altre questioni di non minore importanza e bene evidenziate dalla puntuale relazione del collega Salerno. In particolare, è stata trovata soluzione alla questione delle scorte dei valori bollati con possibilità di cambio o di rimborso entro sei mesi dalla loro inutilizzabilità, evitando gravissime ripercussioni economiche sui soggetti coinvolti, e prioritariamente i rivenditori dei generi di monopolio. Viene riformato il meccanismo del capital gain rendendo indifferente la scelta fra regime del risparmio amministrato e quello del risparmio gestito, determinando la neutralità fiscale rispetto alle scelte dei risparmiatori. Vengono eliminati gli effetti distorsivi delle scelte fiscali dei Governi della sinistra sulla tassazione dei redditi di capitale reiteratamente modificate, e dunque di un meccanismo iniquo, e migliorata conseguentemente l'efficienza del mercato. L'equalizzatore era stato accolto da numerose e fondate critiche sia in ordine alla sua complessità di applicazione sia rispetto ai principi fondanti. Generale contrarietà era stata manifestata per i suoi effetti, giudicati paradossali, tra i quali la possibilità di un prelievo fiscale pur in presenza di una perdita al momento dell'effettivo realizzo legata all'andamento del valore del titolo nel tempo. A livello internazionale la tassazione delle plusvalenze realizzate avviene sulla base dell'effettiva realizzazione delle plusvalenze stesse. A fronte di tale uniforme regime fiscale e internazionale il precedente Governo aveva predisposto un coefficiente, chiamato equalizzatore, che di fatto sulla base di un'opinabile formula matematica tassava anche redditi mai realizzati. Con le disposizioni che riguardano il regime fiscale, la cosiddetta imposta sostitutiva sugli interessi, i premi e gli altri frutti delle obbligazioni, viene predisposto un sistema inteso ad eliminare adempimenti e difficoltà che hanno sinora scoraggiato i maggiori investitori istituzionali esteri dall'operare in misura significativa nel mercato obbligazionario italiano. Le modifiche introdotte sono tutte segno della possibilità di favorire gli investitori esteri a riversare nel mercato nazionale quelle risorse ritenute ormai necessarie per il rilancio degli investimenti e dell'economia nazionale. Il decreto-legge, quindi, si inquadra nel più vasto disegno governativo di apertura del sistema e tende a favorire quanto più possibile un afflusso di capitali che consenta quindi allo Stato di ridurre il costo del servizio del debito, che rappresenta oggi la posta di spesa più elevata del bilancio. Positivi effetti si avranno nel più generale mercato finanziario nazionale perché la maggiore offerta di denaro consentirà una riduzione dei tassi di interesse pagati dalle imprese che così potranno più agevolmente accedere al credito a costi più compatibili. Le critiche e i rilievi delle opposizioni, sia alla misura del versamento sulle attività finanziarie da rimpatriare sia sulla stessa scelta, sono apparse pretestuose per quanto attiene all'articolo 11, relativo al rientro dei capitali detenuti all'estero, perché non tengono conto che diversamente operando, così come si è fatto sinora, gli speculatori hanno continuato impunemente a detenere i propri capitali all'estero, con ciò sfuggendo non solo al fisco ma apportando danni all'economia nazionale che viene impoverita dal deflusso di tali risorse finanziarie. Tutte le disposizioni di carattere penale e valutario emanate dalla sinistra sono rimaste grida manzoniane, perché non sono mai state osservate né si ha notizia di speculatori ai quali sono state inflitte sanzioni per i loro comportamenti illeciti. In un mercato internazionale, aperto e con mercati commerciali all'interno dell'Unione europea che consentono il libero movimento delle merci e dei capitali è bene evidente che gli imprenditori sono stati sinora quasi costretti ad utilizzare sistemi di occultamento delle proprie attività. Respingiamo dunque quelli che riteniamo atteggiamenti farisaici che non tengono conto della realtà dei mercati, che ubbidiscono a leggi ferree che non possono essere compresse da inefficienti sistemi di controllo. Si tratterebbe, a detta della sinistra, di un'amnistia camuffata, di un surrettizio condono fiscale e previdenziale. Anche in questo caso sfuggono all'opposizione le reali motivazioni che sono alla base del provvedimento, che attengono soprattutto ed essenzialmente alla necessità di poter disporre di nuove risorse finanziarie per l'economia di un Paese moderno che guarda ai rischi ma anche ai benefici che ne potranno derivare alla crescita del Paese. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, con questo provvedimento si vuole ricreare nel Paese un clima di fiducia verso quegli imprenditori che hanno volontà di incrementare le proprie attività consentendo, attraverso un'azione sulla "filiera", di produrre fiducia, legalità, investimenti e dunque un più generale sviluppo dell'economia, con benefici effetti sull'occupazione. Ridicolo appare il rilievo delle opposizioni, secondo cui con questo provvedimento si favoriscono le attività della criminalità organizzata. È appena il caso di ricordare che con le norme dell'articolo 17 e con le modifiche introdotte dalla Camera dei deputati sono state confermate le disposizioni in materia di antiriciclaggio che consentono quindi di identificare i soggetti che ritengono di poter usufruire di queste disposizioni. Con buona pace della sinistra, i criminali e i terroristi si guarderanno bene dal far rientrare i capitali in Italia, mantenendo le proprie attività in Paesi in cui l'anonimato è assoluto e senza deroghe di sorta. Va poi ricordato che dall'insieme delle audizioni svolte nel corso dell'indagine conoscitiva della Commissione finanze, che ha visto la partecipazione dei più importanti organismi impegnati nel contrasto al riciclaggio, non sono emerse preoccupazioni, ma l'efficienza dei presidi e della normativa, dunque un quadro rassicurante che deriva dalla consapevolezza che il provvedimento in questione tiene conto dell'esigenza di impedire che la procedura di emersione possa essere strumento per perpetrare comportamenti illeciti. La sinistra si è ancora una volta impegnata in una campagna mediatica sbagliata e deviante, riproponendo ciclicamente una fuorviante questione morale posta in essere per fare apparire un provvedimento politicamente così importante come finalizzato a coprire attività criminali e gli autori, in una sorta di falso moralismo che, agitando falsi ed incombenti pericoli, distoglie l'attenzione dell'opinione pubblica dai veri problemi della società italiana. Non accettiamo lezioni di moralità. GIARETTA (Mar-DL-U). È una porcheria autentica! EUFEMI (CCD-CDU:BF). Conclusivamente, non possiamo che esprimere un giudizio positivo sul provvedimento, che certamente avrà effetti positivi sulla finanza e sull'economia del Paese. (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, AN, LNP e FI. Congratulazioni).

6 novembre 2001 - Intervento in Commissione Finanza e Tesoro su Decreto euro
Seduta (antimeridiana) Presidenza del Presidente PEDRIZZI 

Intervengono i sottosegretari di Stato per l'economia e le finanze Armosino e Tanzi. 

La seduta inizia alle ore 8,45.

 IN SEDE REFERENTE (786) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 350, recante disposizioni urgenti in vista dell'introduzione dell'euro, approvato dalla Camera dei deputati (Seguito dell'esame e rinvio)

 ...........A giudizio del senatore EUFEMI il decreto-legge predispone la disciplina necessaria sia per conseguire le consistenti stime di gettito previste dal Governo, sia per realizzare, dopo numerosi fallimenti, un'effettiva privatizzazione del patrimonio immobiliare pubblico: d'altro canto, il fallimento può essere ascritto anche alla volontà del passato legislatore di tener conto degli interessi delle società immobiliari, sostanzialmente penalizzate da un'efficace dismissione del patrimonio immobiliare pubblico. Il decreto-legge, invece, concilia l'interesse generale di reperire risorse pubbliche aggiuntive, e l'interesse particolare dei singoli conduttori, ai quali si concede la facoltà di accesso alla proprietà, ovvero, in determinate condizioni di reddito, di proseguire il contratto di locazione a canoni compatibili con le condizioni reddituali. In particolare, egli osserva che la disciplina recata dal provvedimento fa giustizia di una serie di situazioni poco trasparenti nelle quali operavano sedicenti cooperative edilizie che, nel corso degli anni, agivano sostanzialmente in danno dei conduttori. 

Sempre in tema di trasparenza, egli apprezza particolarmente le modalità di determinazione del prezzo di vendita. Inoltre, non ritiene fondati i timori circa le conseguenze sociali del provvedimento di dismissione degli immobili pubblici. In tale contesto positivo, egli sollecita una puntualizzazione circa il regime fiscale delle compravendite degli immobili pubblici, ritenendo applicabile a tale negozio il regime agevolativo previsto per l'acquisto della prima casa. Un particolare aspetto riguarda poi le procedure di vendita già avviate, e la validità della manifestazione di volontà di acquisto, in considerazione del termine del 31 ottobre 2001 posto dal decreto-legge: a tal proposito, occorrerebbe una specifica rassicurazione da parte del rappresentante del Governo rispetto alle aspettative dei conduttori interessati all'acquisto.

6 novembre 2001 - Intervento in aula su legge finanziaria
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Eufemi. Ne ha facoltà. EUFEMI (CCD-CDU:BF). 

Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, onorevoli senatori, in un'ottica di rafforzamento della politica di rigore per ridurre lo scostamento tra fabbisogno e indebitamento, l'aggiustamento previsto con la manovra correttiva consente di intervenire sugli andamenti tendenziali determinando un significativo miglioramento delle grandezze di bilancio e dei saldi finanziari. 

Il Gruppo del CCD-CDU esprime un forte consenso sulla relazione del collega Tarolli e sui contenuti della manovra di finanza pubblica, di cui la legge finanziaria 2002-2004 è il documento contabile più significativo. Nei giorni scorsi il Senato ha provveduto all'aggiornamento del DPEF con cui è stato confermato il quadro programmatico. Si è trattato di un adattamento giuridico-formale rispetto alle norme di contabilità pubblica. Del resto, la Relazione previsionale e programmatica e la legge finanziaria già scontavano il mutato quadro macroeconomico e il nuovo scenario determinato sull'economia mondiale dallo shock dell'11 settembre. Né può essere altrimenti, perché nessuna istituzione interna ed internazionale, nessun centro di ricerca pubblico e privato oggi è in grado di presentare previsioni serie, attendibili, credibili.

 Il Governo aveva impresso già una forte azione legislativa con i provvedimenti relativi al pacchetto dei primi 100 giorni, come la Tremonti- bis, la legge obiettivo per le infrastrutture, le disposizioni per i contratti a termine, la conversione del decreto-legge sul contenimento della spesa sanitaria (già approvati, pienamente attivi, in grado di esercitare positivi effetti sull'economia) e da altri in corso di approvazione, come la dismissione del patrimonio immobiliare e il rientro dei capitali, che potranno offrire una risposta positiva ed efficace sul quadro complessivo di finanza pubblica. Non possiamo non rilevare come il Governo USA abbia saputo porre in atto tempestivamente efficaci misure ricostruttive rispetto all'andamento critico di quell'economia e di un rallentamento più intenso di quanto previsto. Da parte nostra, non possiamo altresì non rilevare come in questa occasione, in un quadro influenzato da vicende internazionali, l'Unione europea abbia confermato un chiaro deficit istituzionale che si riflette sul governo complessivo dell'economia europea. 

Ad un grande mercato europeo non corrispondono istituzioni adeguate. Vi è dunque la necessità di un aggiornamento delle regole, di un rafforzamento delle istituzioni comunitarie, di un più forte raccordo tra i Governi europei per determinare quelle misure coordinate in grado di alzare il livello della crescita economica europea. Né giova a tale proposito la sterile polemica sull'operato del presidente della Commissione europea Prodi, al quale va la nostra piena convinta solidarietà. Il governo dell'economia europea non può essere nelle mani di direttori né di club esclusivi, né in quelle della Banca centrale europea e, dunque, nelle sue logiche monetaristiche, muovendosi con troppa prudenza alla ricerca di un eccesso di consenso rispetto ad una difficile situazione economica. 

Se è vero che è il momento del coraggio delle scelte, è altrettanto vero che le ragioni politiche dell'Europa devono prevalere rispetto agli egoismi degli Stati. Preferiamo una politica estera espressione delle scelte del Paese a quella espressione delle multinazionali o - peggio ancora - delle singole imprese. Bene ha fatto il Presidente del Consiglio ad imprimere un chiaro indirizzo senza tentennamenti, né indugi. Se la sinistra ha così forti ideali europei, fino al punto di voler impartire lezioni di europeismo, perché non indica un grande europeista, un protagonista delle scelte europee come Helmut Kohl come presidente della Commissione per la riforma della Costituzione europea, superando logiche di schieramento interno ed internazionale? La verità è che la sinistra spesso usa la politica estera come strumento di politica interna. Esprimiamo, dunque, un giudizio complessivamente favorevole sulla manovra di finanza pubblica nella convinzione che il bilancio si caratterizza per una svolta nelle politiche familiari così come fermamente auspicavamo, ponendo un'attenzione nuova alla centralità della famiglia, ai pensionati, alla liberalizzazione dei mercati nei diversi centri di responsabilità. Rispetto ai cosiddetti incapienti, riteniamo, così come indicato dalla Commissione finanze nel parere, su cui abbiamo presentato una proposta emendativa, che per avere un reddito insufficiente a determinare le detrazioni fiscali essi non debbono restare esclusi da un beneficio al quale hanno diritto. Si tratta di trovare la soluzione più semplice e rapida. Abbiamo altresì sottolineato, come convinti sostenitori dell'economia sociale di mercato, la necessità di introdurre il "risparmio casa", uno strumento finanziario efficace moltiplicatore degli investimenti nell'edilizia, a fronte di una modesta misura fiscale di sostegno da parte dello Stato che rinuncia all'imposta sostitutiva, favorendo il risparmio delle giovani generazioni e recuperando una cultura del risparmio oggi purtroppo affievolita. Un valore dunque che sembra smarrito e che invece va recuperato rispetto ad una società sempre più consumistica. Uno strumento particolarmente efficace, realizzato in Germania, che ha contribuito in modo enorme alla crescita dell'edilizia abitativa e che può dare un contributo rilevante alla fase ricostruttiva e di risanamento del patrimonio immobiliare che soprattutto nei grandi centri merita attenta considerazione. Con risorse limitate è dunque possibile innescare nel sistema un volume di investimenti capaci di forzare la crescita e determinare maggiore sviluppo. Riteniamo altresì che debba essere approvato in questa legge finanziaria il "pacchetto agricoltura": in particolare, sia il regime speciale, sia quelle misure che per alcuni aspetti sono senza oneri per la finanza pubblica, di cui ci siamo fatti portatori in Commissione bilancio. Un atteggiamento coerente verso le libere professioni richiede un trattamento meno oneroso e comunque in linea con quello riservato ai fondi per il patrimonio delle casse previdenziali, assolvendo a precisi compiti istituzionali, come pure la necessità di rivedere il sistema di tassazione per le funzioni svolte nella professione. Abbiamo posto anche l'esigenza di definire la missione di Sviluppo Italia ponendo termine ai fallimenti di una sinistra interventista ed assistenzialista. La costituzione di un fondo chiuso da mettere sul mercato nel 2002 può essere una risposta adeguata alla criticità di una situazione compromessa. Ho richiamato l'attenzione del Governo sulla necessità di introdurre un "bancomat di Stato" per i flussi di spesa dell'intero aggregato pubblica amministrazione, attraverso la costituzione di una infrastruttura di rete che consenta di verificare l'andamento della spesa pubblica in modo certo, senza buchi neri. 

Questa legge finanziaria afferma alcune scelte di fondo a fronte di un quadro dell'economia incerto perché incide sul ciclo economico mondiale e sui processi di globalizzazione, persegue i valori della stabilità, della crescita e dell'equità. Stabilità rispetto agli obiettivi di finanza pubblica relativamente al patto di stabilità e crescita; crescita stimolata con le misure dei primi cento giorni; equità attraverso interventi in favore delle famiglie, tenendo conto dei problemi di quelle numerose e di quelle con la presenza di portatori di handicap, cui è stata rivolta particolare attenzione. Le misure per i pensionati non sono solo il mantenimento di una promessa elettorale, non sono solo l'attuazione del programma. Si utilizzano le risorse disponibili tenendo conto delle condizioni reddituali e dell'età, partendo da chi ha più bisogno. Si procede con gradualità, privilegiando i più anziani, pur non disconoscendo che anche sotto una certa età possono esistere situazioni di bisogno. Costituiscono una scelta precisa verso le categorie più deboli della società. Il ministro del Welfare Maroni ha portato elementi di chiarezza sulle modalità e sui requisiti per l'erogazione delle maggiorazioni, come pure sulla cosiddetta sanatoria. È importante il riferimento al reddito familiare, a conferma di una linea di tendenza che punta alla valorizzazione del ruolo e della funzione della famiglia come soggetto d'imposta e come soggetto beneficiario. 

Particolare soddisfazione dobbiamo dunque esprimere per la svolta realizzata nelle politiche familiari, sia per il nostro impegno nelle Aule parlamentari sia per l'azione del Forum delle famiglie, e che il Governo ha posto al centro della manovra di finanza pubblica con interventi concreti e forti, rappresentando un'inversione di tendenza rispetto all'individualismo così caro alla sinistra. Non è solo la realizzazione di un importante punto del programma elettorale, è soprattutto una scelta politica precisa. Riaffermiamo l'esigenza di riproporre la questione, per noi ineludibile, della tassazione della famiglia come soggetto d'imposta e speriamo che il sottosegretario Vegas terrà conto dell'ordine del giorno approvato in Commissione che chiede il ripristino della dichiarazione dei redditi congiunta per tutti i coniugi. Oggi non v'è ancora un adeguato riconoscimento per la famiglia monoreddito, che fa perno sulla figura della donna che in famiglia e per la famiglia svolge un ruolo e una funzione sociale che devono essere attentamente riconsiderati, perché compie la scelta di vivere la propria vita in famiglia, nella famiglia, per la famiglia. Dobbiamo recuperare forti ritardi e uno svantaggio qualitativo e quantitativo circa la famiglia rispetto a Paesi europei come Francia e Germania. Le manovre di Visco non hanno prodotto riduzioni sensibilmente differenziate tra le diverse classi di reddito e non hanno alterato significativamente il grado di progressività del sistema (basta leggere il rapporto CER). Da parte di esponenti della sinistra sentiamo spesso abbondanti citazioni di Giovanni Paolo II, ma non ritroviamo né ascoltiamo altrettante e coerenti prese di posizione circa parole pronunciate sulla scuola e sulla famiglia. 

L'aggiustamento di 17 milioni di euro previsto in questa manovra consente di correggere gli andamenti tendenziali, determinando il miglioramento delle grandezze di bilancio e dei saldi finanziari, oltre che un forte stimolo all'economia. È un segnale culturale e politico che muove nel segno di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Ma rispetto alle luci che abbiamo indicato, ci sono anche alcune ombre riguardanti la scuola. Già nell'assestamento sono stati ripristinati i 100 miliardi per le scuole non statali; è stato il risultato di un impegno su cui si erano scatenate polemiche inutili e pretestuose. L'affermazione della parità scolastica richiede un intervento attraverso la detassazione delle spese scolastiche, evitando che le famiglie siano chiamate ad un doppio onere, ossia che a quello della scelta educativa si aggiunga quello della fiscalità generale. Difendiamo cioè il diritto delle famiglie ad educare i propri figli secondo i valori in cui credono. Nella stessa direzione deve andare la necessità di sostenere ulteriormente, attraverso la leva fiscale, gli enti e le associazioni che operano nel settore del no profit, mediante misure di sostegno del Governo volte a correlare la politica fiscale a sostegno delle famiglie con un'attenzione sulla politica tariffaria degli enti erogatori dei servizi pubblici, facendo presente che la determinazione delle tariffe non è estranea all'organizzazione della produzione e della distribuzione dei servizi stessi. Per tale motivo si richiama l'esigenza che la completa privatizzazione dell'ENI e dell'ENEL si risolva in un beneficio effettivo per i cittadini, soprattutto per quanto riguarda i costi e le tariffe dei servizi erogati. L'attenzione della sinistra è stata posta, in particolare, sull'articolo relativo alla Cassa depositi e prestiti e sulle sue prospettive. E' stato paventato il pericolo che si avvii a diventare il nuovo IRI. Ora noi avremmo voluto, senatore Morando, che analoga attenzione fosse stata posta sull'ENEL, sulla missione dell'ENEL, sugli investimenti dell'ENEL, sui risultati dell'ENEL, sul futuro e sulle prospettive dell'ENEL. Perché non si può negare che l'ENEL sia la vera nuova conglomerata, con la sua presenza non solo nell'energia, ma nella telefonia, nell'acqua, e ora con l'acquisizione del 40 per cento di Camuzzi anche nel gas; che sia dunque la nuova IRI, sia la nuova conglomerata, non per scelta dell'attuale Governo ma per scelta della sinistra e degli amministratori scelti dalla sinistra. Le liberalizzazioni e le privatizzazioni vanno bene; vanno meno bene quando vengono fatte da chi, come l'ENEL, è nelle mani del Tesoro per una quota rilevante e maggioritaria e quando le condizioni del mercato lo consentivano più agevolmente di adesso. Il Governo nella decisione di bilancio ha saputo aprire un dialogo con le parti sociali nella consapevolezza che lo strumento della decisione appartiene al Parlamento. Da parte nostra siamo da sempre sostenitori della centralità parlamentare, che si afferma proprio nella decisione di bilancio, in un momento alto di confronto tra Governo e Parlamento e che riteniamo debba essere inteso non come un fastidio rispetto ad una deriva personalistica pesantemente espressa negli enti locali, ma come occasione nella quale si offrono le risposte adeguate alla società, rispetto alla quale tutte le forze della maggioranza hanno compiti e responsabilità. Sarebbe un grave errore lasciare le cose così come sono ma bisogna individuare nuove regole. La polemica sui conti pubblici ha avuto un definitivo chiarimento.

 Le vicende dell'11 settembre hanno modificato le prospettive di crescita del Paese. Il contesto mondiale è ora più fragile, esposto al rischio di deterioramento. In tale situazione, dopo l'avvio di Freedom enduring, nessuno è in grado di fare previsioni serie sugli scenari economici mondiali. L'extra deficit è stato purtroppo confermato, perché il divario tra indebitamento e fabbisogno non è stato solo un fatto metodologico. L'azione di contenimento della spesa, lo stretto controllo dei flussi di cassa, le maggiori entrate tributarie, le alienazioni immobiliari, rappresentano un insieme di misure adottate prontamente dal Governo e che hanno consentito di rispettare gli obiettivi di finanza pubblica, ponendo altresì le condizioni per ulteriori riduzioni della pressione fiscale per le famiglie e per le fasce più deboli e più svantaggiate. Il nostro impegno è, dunque, per un rimodellamento serio del welfare state, sia sul mercato del lavoro che sul sistema pensionistico, per liberare risorse allo sviluppo senza veti, né condizionamenti da parte dei conservatori di sinistra; perché un dato è certo: noi puntiamo non a pregiudicare le conquiste sociali, ma a difenderle e a rafforzarle. Non vi è dubbio che lo shock di settembre influenzerà la crescita delle singole economie e soprattutto le aspettative delle imprese, delle famiglie e degli operatori finanziari. Ci auguriamo che non prevalga quella che Paul Krugman ha definito la "economia della paura" diffondendosi incertezza e precarietà, ma si affermi una cultura della speranza e della solidarietà. Ciò non di meno non mancherà il nostro impegno per adottare e stimolare quelle misure capaci di forzare la crescita economica in presenza di più forti mutamenti nello scenario economico internazionale. 

Ma la vera sfida che abbiamo di fronte sono riforme strutturali incisive, le sole capaci di mettere al Paese le ali per reggere il confronto internazionale con una economia più solida e competitiva. 

(Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, FI, AN e LNP. Congratulazioni).

6 novembre 2001 - Intervento in Commissione Finanza e Tesoro su rientro capitali dall'estero
...Interviene poi il senatore EUFEMI, il quale ritiene infondata la lettura critica del senatore Turci, richiamando la complessità del decreto-legge rispetto al tema, pur rilevante, del rientro dei capitali dall'estero.

 Il provvedimento è sorretto complessivamente dall'obiettivo di realizzare le condizioni fiscali, di mercato e normative volte a favorire la scelta di investire in Italia, eliminando quegli elementi distorsivi che hanno finora penalizzato il Paese rispetto alla localizzazione degli investimenti, reali e finanziari, e ampliando i margini di legalità e trasparenza dell'azione economica. 

La prima considerazione positiva investe la soppressione del meccanismo di tassazione dei capital gains, rendendo finalmente indifferente il regime tributario del risparmio gestito e quello amministrato: la soppressione del meccanismo dell'equalizzatore, generalmente contestato e di difficile applicazione, rappresenta un passo significativo verso la eliminazione di quegli elementi distorsivi del mercato finanziario, che avevano in parte giustificato il mancato investimento in Italia di risorse finanziarie. Il maggior grado di apertura del sistema è, inoltre, garantito dalle disposizioni in materia di imposta sostitutiva sugli interessi, premi ed altri frutti delle obbligazioni e titoli similari, pubblici e privati. 

Per quanto riguarda, invece, la questione del rientro dei capitali, occorre partire dalla considerazione che la legislazione previgente non aveva certo impedito né la formazione di capitali di provenienza illecita, né la loro esportazione, né tantomeno il riciclaggio dei proventi illegali. 

A quanti ritengono eccessivamente bassa la percentuale da versare per conseguire gli effetti della sanatoria, egli ricorda le reali motivazioni che hanno indotto il Governo a proporre tale misura, soprattutto in termini di consolidamento del sistema finanziario italiano e di immissione nel circuito economico di risorse aggiuntive particolarmente preziose in una congiuntura non favorevole. La misura della opportunità dell'intervento recato dal decreto-legge è dimostrata dalla circostanza che in molti istituti di credito stranieri sta emergendo la preoccupazione per un notevole deflusso di capitali verso l'Italia. Da ultimo, in tema di economia sommersa, egli apprezza particolarmente la proroga del termine per presentare la dichiarazione di emersione da parte delle imprese.

16 ottobre 2001 - Intervento in Commissione Finanza e Tesoro
Seduta Presidenza del Presidente PEDRIZZI

Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Vegas. La seduta inizia alle ore 11.25. IN SEDE CONSULTIVA 

(700) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2002 e bilancio pluriennale per il triennio 2002-2004. - (Tab. 1) Stato di previsione dell'entrata per l'anno finanziario 2002. - (Tab. 2) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2002. (699) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2002). (Rapporti alla 5(superscript: a) Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto: rapporti favorevoli con osservazioni) 

Si riprende l'esame sospeso nella seduta dell'11 ottobre scorso. Il presidente PEDRIZZI ricorda che nella precedente seduta era terminata la discussione generale ed erano state svolte le repliche dei relatori e del Governo. Si può ora passare all'esame degli schemi di rapporto predisposti dai relatori. Il senatore EUFEMI, relatore per la tabella 1 e per le parti connesse del disegno di legge finanziaria, illustra uno schema di parere favorevole con osservazioni. In esso, la Commissione in primo luogo valuta con particolare favore l'obiettivo, contenuto nel DPEF, di pervenire ad una revisione del sistema tributario, qualificando la famiglia come autonomo soggetto di imposta; in tal senso, l'incremento delle detrazioni per i figli a carico costituisce un primo, importante passo per raggiungere tale obiettivo. Al fine di rendere maggiormente incisive le misure su tale fronte, potrebbe essere opportuno, continua il relatore,  elevare il limite dei 70 milioni di reddito per l'applicazione degli incrementi a favore delle famiglie con un numero di figli superiore a due; risulta inoltre opportuno valutare la possibilità di predisporre strumenti idonei a rendere efficace l'incremento della detrazione, anche in casi di incapienza di imposta. Inoltre, anche in relazione alla predisposizione del disegno di legge ordinamentale in materia fiscale, la Commissione suggerisce di elevare il limite di reddito per la qualificazione del coniuge a carico e il ripristino della facoltà di presentazione della dichiarazione congiunta anche per i percettori di reddito in tutti i casi in cui oggi non è prevista. Sempre in tema di fiscalità della famiglia, la Commissione suggerisce poi di valutare l'idoneità (in termini qualitativi e quantitativi) degli attuali strumenti volti a sostenere le spese dell'istruzione secondaria e quelle per l'assistenza socio-sanitaria per servizi alle persone, anche attraverso l'incremento dei relativi sgravi d'imposta previsti per quest'ultima fattispecie. Per quanto riguarda il sostegno alle imprese, fermo restando l'apprezzamento per le misure proposte sia nei disegni di legge in titolo che in quelli facenti parte del cosiddetto "pacchetto dei 100 giorni", la Commissione suggerisce di prevedere misure che consentano di equiparare il regime tributario degli enti di previdenza privati a quelli dei fondi pensione, per i quali sono stati previsti regimi fiscali agevolativi. La Commissione suggerisce inoltre, prosegue il relatore - di intensificare ed approfondire l'opera di semplificazione e di sfoltimento degli adempimenti a carico delle piccole e medie imprese, anche attraverso specifiche disposizioni da inserire nel disegno di legge collegato in materia fiscale. Da ultimo, appare opportuno irrobustire gli stanziamenti previsti a favore delle imprese, attraverso un forte incremento della rotazione del Fondo unico per le imprese. Per quanto concerne, infine, il campo più propriamente attinente alle entrate tributarie, la Commissione ritiene opportuno realizzare pienamente la riforma della riscossione tramite ruolo, individuando nella proroga di un anno del meccanismo di salvaguardia dei compensi per i concessionari della riscossione, in base all'articolo 58 del decreto legislativo n. 119 del 1999, lo strumento più adatto al fine di consentire agli operatori di superare le incertezze, in termini di introiti e di incassi, generate dai ritardi nell'attuazione della riforma stessa.

9 ottobre 2001 - Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2002
(700)  Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2002 e bilancio pluriennale per il triennio 2002-2004

 (Tab. 1) Stato di previsione dell'entrata per l'anno finanziario 2002

(Tab. 2) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2002. (699)

 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2002). (Rapporti alla 5(superscript: a) Commissione. Esame congiunto e rinvio) 

Sullo stato di previsione dell'entrata e sul disegno di legge finanziaria per le parti di competenza riferisce il senatore EUFEMI, il quale rileva che lo stato di previsione dell'entrata, per il 2002, è predisposto secondo la nuova impostazione delineata dalla legge 3 aprile 1997, n. 94, recante modifiche alla legge 5 agosto 1978, n. 468, in materia di contabilità generale dello Stato in materia di bilancio. In relazione alla nuova struttura del bilancio di cui alla citata legge, le entrate dello Stato si articolano in Unità previsionali di base, che sono definite in modo che a ciascuna di esse corrisponda un unico centro di responsabilità amministrativa cui è affidata la relativa gestione. 

Come si afferma nella nota preliminare al disegno di legge relativa alla Tabella 1, per quanto concerne le entrate tributarie, le Unità previsionali di base sono ulteriormente distinte a seconda che il gettito derivi dalla gestione ordinaria dei tributi ovvero dall'attività di accertamento e di controllo degli uffici finanziari. Il predetto Stato di previsione individua 34 centri di responsabilità amministrativa per un totale di 141 Unità previsionali di base, ripartite in 32 Unità previsionali di base "entrate tributarie" (Titolo I), 100 Unità previsionali di base "entrate extratributarie" (Titolo II), 7 Unità previsionali di base "Alienazione ed ammortamento beni patrimoniali e riscossione crediti" (Titolo III) e 2 Unità previsionali di base "Accensione di prestiti" (Titolo IV). Prima di procedere al confronto fra previsioni iniziali per il 2002 e i dati assestati 2001, egli ricorda che tutte le tabelle di analisi sono al netto dei rimborsi IVA (14.719 milioni di euro per il 2002 e 12.343 milioni di euro per il 2001) e delle regolazioni contabili connesse al recupero corrisposto dai concessionari ai sensi dell'articolo 24, comma 37, della legge n. 449 del 1997 (3.099 milioni di euro per il 2001 e per il 2002), e dei versamenti da destinare al fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato (4.263 milioni di euro per il 2001, mentre per il 2002 non è indicato alcun importo, essendo il capitolo considerato "per memoria"). Per quanto concerne il riferimento all'articolo 24, comma 37, della legge n. 449 del 1997, si tratta della norma in materia di regolazione contabile dei minori versamenti connessi al recupero dell'acconto corrisposto dai concessionari ai sensi dell'articolo 9 del decreto-legge n. 79 del 1997, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 140 del 1997. Il citato articolo ha posto a carico dei concessionari della riscossione l'obbligo di effettuare, entro il 15 dicembre di ogni anno, un versamento di acconto, nella misura del 20 per cento, commisurato sulle somme riscosse nell'anno precedente in base alle disposizioni contenute nell'articolo 3, comma 138, della legge n. 662 del 1996. Per quanto concerne la tematica dei concessionari della riscossione, egli sottopone all'attenzione del rappresentante del Governo la circostanza che, in base alla legislazione vigente, dal gennaio 2002 non dovrebbe più operare la cosiddetta clausola di salvaguardia che ha consentito finora ai concessionari della riscossione di poter contare su un monte ricavi pari a quanto percepito nei due anni precedenti. Ciò sia per assicurare la effettiva entrata in funzione della riforma sia per ristorare i concessionari della sottrazione, avvenuta dal 1° gennaio 1999, della riscossione, in via esclusiva, dei versamenti unitari. 

Va però registrato, ad oltre due anni di distanza dall'entrata in vigore, che la riforma non è ancora operante per i forti ritardi accumulati nella fase di emanazione dei decreti ministeriali e nella messa a punto delle procedure informatiche da parte delle Agenzie delle entrate. Inoltre il sistema degli aggi previsti per la sola attività di riscossione coattiva non è assolutamente sufficiente a coprire i costi del sistema. Egli sollecita pertanto il Governo a tener conto di tale situazione, anche attraverso una proroga per il 2002 del meccanismo di salvaguardia. Ritornando al merito della manovra di bilancio, egli rileva inoltre che le previsioni relative alle entrate tributarie non tengono conto degli effetti del disegno di legge "Primi interventi per il rilancio dell'economia" (A.S. n. 373), del decreto-legge n. 350 del 2001 concernente "Disposizioni urgenti in vista dell'introduzione dell'euro" e del decreto-legge n. 351 del 2001, recante "Disposizioni urgenti in materia di privatizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e di sviluppo dei fondi comuni di investimento immobiliare". 

Alla luce di tali considerazioni, le entrate finali previste per il 2002, al netto dei suindicati elementi, risultano pari a 358.181 milioni di euro, così ripartiti: 335.353 milioni di euro per entrate tributarie, 21.762 milioni di euro per entrate extra-tributarie e 1.066 milioni di euro per alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e riscossione crediti. Rispetto alle previsioni assestate 2001 si registra un incremento netto di 9.674 milioni di euro derivante da un aumento delle entrate tributarie pari a 11.732 milioni di euro e da una riduzione delle altre entrate per complessivi 2.058 milioni di euro. In particolare, le variazioni complessive relative alle entrate tributarie sono costituite da aumenti derivanti dall'attività ordinaria di gestione per un importo pari a 11.443 milioni di euro, e da aumenti derivanti dall'attività di accertamento e controllo, per 289 milioni di euro. 

Per quanto concerne i residui, nella relazione al disegno di legge di bilancio viene segnalato che la valutazione della loro consistenza presunta si fonda su considerazioni diverse per il comparto tributario e quello non tributario, in relazione alla differente natura dei residui provenienti da precedenti esercizi e alle circostanze che ne possono determinare lo smaltimento o l'accrescimento. In particolare, tra i residui tributari la consistenza delle somme rimaste da riscuotere risulta più bassa rispetto all'andamento crescente che ha caratterizzato gli anni precedenti, in relazione anche al fatto che da parte dei singoli uffici finanziari è stata avviata una procedura di autovalutazione in merito al grado di probabilità di riscossione delle singole iscrizioni a ruolo. Per quanto riguarda invece l'analisi dei titoli e delle Unità previsionali di base delle entrate, il relatore specifica che le variazioni delle entrate tributarie possono ricondursi essenzialmente a tre ordini di fattori, e precisamente a variazioni concernenti i ruoli (+233 milioni di euro), a variazioni connesse con l'evoluzione tendenziale del gettito (+12.109 milioni di euro) e a variazioni connesse a fattori legislativi (in particolare: legge finanziaria 2001). Il tasso di variazione delle entrate tributarie, risultante dal confronto fra le previsioni 2002 e l'assestamento 2001, è pari al 3,6 per cento. Per quanto riguarda le imposte sul patrimonio e sul reddito, in termini di competenza, le previsioni della categoria in esame ammontano nel complesso a 183.410 milioni di euro, con un incremento di 7.416 milioni di euro ascrivibile essenzialmente al positivo andamento del gettito (+9.881 milioni di euro) compensato da effetti negativi connessi a fattori legislativi (-2.465 milioni di euro). Più specificamente, in riferimento alle principali Unità previsionali, si osserva che il gettito previsto dell'IRPEF ammonta a 129.705 milioni di euro (di cui 126.843 milioni di euro derivanti dall'attività ordinaria di gestione). Le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati evidenziano un gettito complessivo di 88.902 milioni di euro, con un aumento del 5,8 per cento rispetto al 2001. Per le ritenute sui compensi di lavoro autonomo si stima una crescita del 4,6 per cento assicurando un gettito di 13.253 milioni di euro. I versamenti per autoliquidazione presentano una riduzione di 1.182 milioni di euro, pari a circa il 4,6 per cento. Per quanto riguarda l'imposta sul reddito delle persone giuridiche le entrate per il 2002 sono stimate in 38.327 milioni di euro (di cui 36.025 milioni di euro derivanti dall'attività ordinaria di gestione), con una crescita di 3.441 milioni di euro. Tale aumento deriva da una positiva evoluzione del gettito (+2.491 milioni di euro) e da fattori legislativi (+950 milioni di euro). Per ciò che concerne le imposte sostitutive, la previsione si attesta a 13.120 milioni di euro derivanti interamente dall'attività ordinaria di gestione. Nell'ambito di tale unità assume particolare rilievo, sotto il profilo del gettito, l'imposta sui capital gains (3.112 milioni di euro) e l'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nonché ritenute sugli interessi e altri redditi di capitale. Il gettito, per il 2002, di tale ultima imposta è stimato in 8.931 milioni di euro, con un aumento pari a 404 milioni di euro. 

Appare significativo l'incremento registrato dalle ritenute su interessi, premi ed altri frutti corrisposti da aziende e istituti di credito. In merito alle tasse imposte sugli affari, assume rilievo il gettito previsto per le Unità previsionali di base "IVA su scambi interni e intracomunitari" e "IVA su importazioni", pari a 88.383 milioni di euro (di cui 85.185 milioni di euro derivanti dalla attività ordinaria di gestione). Rispetto alla previsione assestata 2001, si propone una variazione complessiva di 2.715 milioni di euro. Il relatore prosegue l'illustrazione dando conto dei dati riferiti alla Unità previsionale di base "Accisa e imposta erariale di consumo sugli oli minerali, etc.", per la quale è previsto un gettito pari a 21.595 milioni di euro. In tale Unità previsionale di base è preminente il gettito dell'imposta di fabbricazione sugli oli minerali, per la quale si indica una previsione di 20.757 milioni di euro, contro i 19.737 per il 2001. Con riferimento all'unità previsionale "Imposte sui generi di monopolio", è previsto un gettito pari a 8.122 milioni di euro per il 2002. In relazione a ciò, assume particolare rilievo l'imposta sul consumo dei tabacchi, derivante dall'attività ordinaria di gestione, per la quale è indicata una previsione pari a 8.115 milioni di euro. 

Con riferimento all'Unità previsionale " Lotto, lotterie ed altre attività di gioco", è previsto un gettito pari a 9.422 milioni di euro, si registra un decremento di 355 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2001: la posta più significativa è rappresentata dal lotto, con proventi pari a 6.832 milioni di euro. Il relatore passa poi ad illustrare le appostazioni di bilancio riferite alle entrate extra-tributarie e alle entrate derivanti da alienazione e ammortamento di cespiti patrimoniali, ricordando che le caratteristiche particolari delle entrate extratributarie (andamento sostanzialmente anaelastico, oppure legato a fenomeni contingenti non predeterminabili), in molti casi, non consentono il ricorso a criteri di valutazione analoghi a quelli adottati per le entrate tributarie. 

Per quanto riguarda le entrate extra-tributarie viene prospettata, per il 2002, una previsione complessiva di 21.762 milioni di euro, con una diminuzione, rispetto a quella assestata per il 2001, di 703 milioni di euro, pari al 3,1 per cento. Tra le partite più significative egli segnala quelle concernenti le politiche fiscali (dazi e prelievi doganali 1.684 milioni di euro) e tesoro, nella quale la partita più rilevante è quella della retrocessione per gli interessi per la Banca d'Italia (1.549 milioni di euro). Le entrate derivanti da alienazione e ammortamento di cespiti patrimoniali, registrano un introito di 1.066 milioni di euro, a fronte di una previsione assestata per il 2001 di 2.421 milioni di euro. Per quanto riguarda i contenuti del disegno di legge finanziaria per il 2002 egli sottolinea in premessa che la manovra di bilancio complessiva consente di conseguire per il prossimo esercizio contemporaneamente gli obiettivi della stabilità (attraverso il rispetto dei parametri previsti nel patto di stabilità) della crescita (attraverso la detassazione degli utili reinvestiti, i provvedimenti a favore dell'emersione dell'economia sommersa, la riforma del diritto societario e la privatizzazione del patrimonio pubblico) e quello dell'equità (attraverso misure a sostegno delle fasce economicamente più deboli e delle famiglie più numerose). In un'ottica di rafforzamento della politica di rigore per ridurre lo scostamento tra fabbisogno e indebitamento, l'aggiustamento previsto con la manovra correttiva consente di intervenire sugli andamenti tendenziali determinando un significativo miglioramento delle grandezze di bilancio e dei saldi finanziari. In sintesi, con la manovra predisposta dal disegno di legge n. 699 le entrate fiscali scendono dal 45,4 al 45,1 per cento del 

Prodotto interno lordo, la pressione fiscale si riduce dal 42,2 al 41,9 per cento raggiungendo il valore minimo dell'ultimo decennio. Le entrate complessive salgono dal 46,1 al 46,4 per cento per effetto di una migliore gestione del patrimonio pubblico. Passando a descrivere analiticamente i contenuti del disegno di legge n. 699, egli fa presente che l'articolo 2 fissa un criterio unitario per l'individuazione dell'entità della detrazione per figli a carico spettante ai fini dell'IRPEF. In luogo delle differenziate previsioni contenute nell'articolo 12 del Testo unico delle imposte sui redditi, infatti, l'ammontare della detrazione viene fissato in lire 1.000.000 per ciascun figlio. Unica condizione prevista è data dal livello dei redditi complessivi del soggetto interessato, nel senso che tali novità si applicano ai titolari di redditi complessivi di ammontare non superiore a 70 milioni di lire. Oltre questa soglia reddituale, invece, restano ferme le previsioni contenute nell'articolo 12 del Testo unico delle imposte sui redditi sopra citato. 

Da tale assetto deriva che, in sintesi, per soggetti in possesso di redditi complessivi eccedenti la soglia citata (e cioè 70 milioni di lire) non si registra alcuna decurtazione dell'ammontare delle detrazioni già godute per figli a carico, tornando applicabile il meccanismo vigente delineato nell'articolo 12 del Testo unico delle imposte sui redditi. Mentre per i contribuenti con redditi non superiori alla soglia indicata, tutte le detrazioni variamente riferite alla esistenza di figli a carico, se di importo inferiore a lire 1.000.000, vengono elevate fino a tale somma. Come precisa la relazione governativa, è evidente, peraltro, che ove risultino applicabili detrazioni di importo superiore, restano confermate, come risulta chiaro dalla stessa formulazione espressa dell'articolo 2, comma 1 che, non a caso, prevede l'elevazione delle detrazioni in oggetto. Le misure illustrate, con l'accentuazione dello sgravio fiscale per la famiglie con figli a carico, pur nel limite dei 70 milioni, ripropone la questione della tassazione del reddito familiare e, in ultima ipotesi, quella della famiglia come soggetto di imposta. Al di là della valutazione certamente positiva delle misure proposte dal Governo, egli sottolinea la opportunità di rendere più equitativo l'aumento delle detrazioni di imposta: occorre individuare da un lato lo strumento per rendere il più graduale possibile il passaggio attraverso la soglia dei 70 milioni di lire, e dall'altro, appare opportuno elevare lo sgravio fiscale, man mano che aumenta il numero dei figli, nello spirito della misura voluta dal Governo. 

Pertanto sottopone all'attenzione del rappresentante del Governo la opportunità di valutare una modifica al testo del disegno di legge, eventualmente elevando il limite di reddito, per scaglioni definiti al crescere del numero dei figli. Nel comma 3 dello stesso articolo 2 si prevede poi la sospensione per il solo anno 2002 del processo di variazione delle aliquote, segnato dalla manovra finanziaria per lo scorso anno. L'intento è quello di evitare interventi di attenuazione della pressione fiscale operanti in modo indiscriminato sul meccanismo progressivo degli scaglioni previsti dall'articolo 11 Testo unico delle imposte sui redditi, ma di concentrare l'efficacia sociale delle misure individuando una fattispecie di oggettiva e qualificata diffusione (l'esistenza di figli a carico) e un limite di reddito in grado di potenziarne gli effetti rispetto ai soggetti con minori disponibilità (non superiori a lire 70 milioni). Le disposizioni contenute negli articoli 3-5 prevedono misure dirette a favorire il riallineamento dei valori dei beni. In particolare, viene riproposta la rivalutazione già prevista dalla legge 21 novembre 2000, n. 342 per i beni di impresa e le partecipazioni. La disposizione di cui all'articolo 3 consente la rivalutazione dei cespiti di impresa di cui alla legge n. 342 del 2000 anche con riferimento ai beni e alle partecipazioni risultanti dal bilancio relativo all'esercizio chiuso entro la data del 31 dicembre 2000. L'ambito soggettivo, quello oggettivo e le modalità di applicazione della norma sono sostanzialmente le stesse disciplinate dalla legge n. 342 del 2000. Un secondo intervento riguarda l'ulteriore ampliamento della possibilità di riallineamento dei valori anche per fattispecie escluse dalla rivalutazione prevista dalla legge n. 342 del 2000. 

Si tratta, in particolare, del riallineamento del valore di acquisto di partecipazioni non negoziale nei mercati regolamentati (articolo 4). Parallelamente, l'articolo 5 introduce la possibilità di affrancare l'eventuale plusvalenza dei terreni edificabili posseduti alla data del primo gennaio 2002 con il pagamento di un imposta sostitutiva pari al 4 per cento del terreno, come risulta stimato da un'apposita perizia redatta e giurata, entro il 30 settembre 2002, da ingegneri, architetti e geometri iscritti ai rispettivi albi. Tale disposizione consente, in caso di successiva vendita del terreno, di ottenere un risparmio di imposta, atteso che l'eventuale plusvalenza da assoggettare a tassazione sarà determinata dal valore del corrispettivo diminuito del valore periziato incrementato del costo sostenuto per la perizia in luogo del costo o del valore del terreno. Con l'articolo 6 la residua applicazione dell'INVIM viene ridotta di un anno, prevedendo che la stessa non trovi più applicazione già con riferimento ai presupposti di imposta (trasferimenti e decorso del decennio) avvenuti dopo il 1 gennaio 2002. Il comma 1 dell'articolo 7 proroga fino al 30 giugno 2002 ? fermi restando i criteri per fruire del beneficio - l'agevolazione fiscale consistente nella detrazione del 36 per cento delle spese sostenute per effettuare interventi di recupero del patrimonio edilizio. Il comma 2 introduce un analogo beneficio a favore dei soggetti che acquistano unità immobiliari che sono state oggetto dei predetti interventi, ad opera di imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che provvedono alla esecuzione dei medesimi interventi di recupero del patrimonio abitativo su interi fabbricati e alla successiva alienazione dell'immobile, anche quanto alle singole unità immobiliari eventualmente componenti il fabbricato, entro il 30 giugno 2002. In tal caso, tuttavia, la detrazione spetta sull'ammontare massimo del 25 per cento del prezzo dell'unità immobiliare risultante nell'atto pubblico di compravendita, e, comunque, su un importo non superiore a lire 150.000.000. Il comma 3 differisce al 30 giugno 2002 il termine per l'applicazione dell'aliquota ridotta nella misura del 10 per cento dell'IVA, per le prestazioni indicate dall'articolo 7, comma 1, della legge 23 dicembre 1999, n. 488. Si tratta delle prestazioni di assistenza domiciliare effettuate nei confronti di particolari categorie di soggetti e delle prestazioni aventi per oggetto interventi di recupero del patrimonio edilizio. A tale proposito il relatore ritiene opportuna la valutazione di sostenere ulteriormente, attraverso la leva fiscale, gli enti e le associazioni che operano nel settore del no-profit attraverso misure di sostegno fiscale più robuste. Il comma 4 differisce al 31 dicembre 2002 il termine attualmente fissato al 31 dicembre 2001 che stabilisce l'indetraibilità dell'IVA per le operazioni aventi ad oggetto ciclomotori, motocicli, autovetture e autoveicoli di cui all'articolo 19-bis 1, comma 1, lettera c), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972. 

Le modifiche apportate con l'articolo 8 mirano alla soppressione dell'imposta comunale sulla pubblicità, riferita alle insegne di esercizio. Tali modifiche rispondono innanzitutto all'esigenza di snellire gli adempimenti burocratici posti a carico delle imprese, soprattutto le più piccole, ma appare francamente tardiva, tenuto conto che ormai le insegne sono sparite anche in conseguenza dell'applicazione del balzello che oggi viene eliminato. Il relatore conclude svolgendo alcune osservazioni concernenti aspetti particolari della manovra complessiva del bilancio per il 2002. Un aspetto di particolare rilevanza della manovra complessiva di bilancio è rappresentato dal decreto-legge n. 351 in materia di privatizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e di sviluppo dei fondi comuni d'investimento immobiliare. Il provvedimento mira a valorizzare il patrimonio pubblico e demaniale e migliorarne la gestione, ridurre l'indebitamento netto della Pubblica Amministrazione, diffondere la proprietà immobiliare. Sino ad oggi, infatti le vendite del patrimonio immobiliare sono state spesso annunciate ma non sono mai decollate. Il prospetto di copertura della legge finanziaria indica una previsione di entrata di 17 milioni di euro per il triennio 2002-2004. La relazione al disegno di legge insiste opportunamente sul valore strategico di tale impostazione al di là della previsione di gettito: si tratta da un lato di sfruttare con maggiore efficienza l'enorme patrimonio pubblico immobiliare e dall'altro di raccogliere anche in tale campo i frutti per un arretramento dello Stato dalla sfera dell'economia. Per quanto riguarda l'analisi del gettito appare prudenziale la stima del Governo, anche se il meccanismo innovativo delle cessioni del patrimonio immobiliare fa ritenere facilmente raggiungibili gli obbiettivi posti. Un discorso particolare merita la problematica inerente la determinazione precisa e corretta delle previsioni di entrata, anche alla luce dei rilievi mossi dalla Corte dei Conti in sede di giudizio di parificazione del bilancio per il 2000, rispetto alla quantificazione dello scostamento in positivo delle entrate effettive rispetto a quelle previste. 

Esiste infatti un problema di controllo dei dati e di trattamento delle informazioni che chiama in causa direttamente la scelta di utilizzare un soggetto sostanzialmente estraneo alla sfera pubblica per l'espletamento di una funzione eminentemente pubblica.

 Il rapporto previsto dalla legge tra la SOGEI e il Ministero dell'economia, infatti, regolato da una Convenzione, mentre assicura all'Esecutivo un margine di controllo su dati e informazioni di grande delicatezza, ha sostanzialmente escluso finora il Parlamento dalla disponibilità di dati con un riflesso su attività che ineriscono direttamente alla funzione di controllo contabile e di collaborazione con il Governo nell'indicare strategie e indirizzi di carattere fiscale. Infine il relatore richiama l'attenzione del rappresentante del Governo sulla necessità di correlare la politica fiscale a sostegno delle famiglie con un'attenzione sulla politica tariffaria degli enti erogatori dei servizi pubblici, facendo presente che la determinazione delle tariffe non è estranea all'organizzazione della produzione e della distribuzione dei servizi stessi: per tale motivo, richiama l'esigenza che la completa privatizzazione dell'Eni e dell'Enel si risolva in un effettivo beneficio per i cittadini, soprattutto per quanto riguarda i costi e le tariffe dei servizi erogati.

2 ottobre 2001 - Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici di guerra
IN SEDE REFERENTE

 (129) GUERZONI ed altri. - Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici di guerra. 

(377) BONATESTA ed altri. - Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici di guerra. (Esame congiunto e rinvio)

 Il senatore BONAVITA chiede al Presidente Castellani di verificare la presenza del numero legale per esaminare i disegni di legge in titolo. Il Presidente CASTELLANI ricorda che l'articolo 30, comma 1, del Regolamento, non prevede l'accertamento del numero legale all'inizio della seduta per l'esame dei disegni di legge in sede referente. Riferisce alla Commissione il senatore EUFEMI, il quale ricorda in premessa che egli, unitamente ai senatori Longhi, Magnalbò, Pedrizzi e Costa, ha aggiunto la firma al disegno di legge n. 129, attestando così la piena condivisione della maggioranza dei contenuti di tale proposta di legge. 

Egli ricorda che nella scorsa legislatura la Commissione ha affrontato la problematica dell'adeguamento dei trattamenti a favore dei pensionati di guerra, esaminando prima i disegni di legge 1614 e connessi e poi il disegno di legge 4677; nel primo caso, il disegno di legge è stato definitivamente approvato (legge 18 agosto 2000, n. 236), mentre nel secondo caso, il disegno di legge, trasmesso alla Camera dei deputati, non è stato approvato per la sopravveniente chiusura della legislatura.

 Il disegno di legge n. 129, che ripropone i contenuti dell'atto Senato 4677, è stato sollecitamente iscritto all'ordine del giorno della Commissione, confermando l'attenzione della stessa per la specifica tematica dell'adeguamento delle pensioni di guerra, in particolare per il trattamento riservato alle vedove e agli orfani dei caduti in guerra. In sintesi, il disegno di legge, modificando la tabella G e la tabella N annessa al Testo Unico della normativa in materia di pensioni di guerra, prevede l'incremento dei trattamenti economici dei soggetti su indicati, nei limiti delle risorse finanziarie preordinate, quantificate in lire 25 miliardi per il 2002 e 48 miliardi per l'anno 2003. Rispetto alla tematica complessiva del riordino dei trattamenti pensionistici di guerra, gli incrementi previsti dal disegno di legge n. 129 sono certamente parziali e rispondono solo in parte alle esigenze e alle aspettative di una categoria meritevole di particolare attenzione da parte del Parlamento, e tuttavia egli ritiene essenziale, per superare i ritardi accumulati nel passato, procedere celermente nell'esame di tale provvedimento, in vista di una misura di definitivo ristoro, in grado di coinvolgere anche la categoria dei superinvalidi. 

Egli dà poi conto dei contenuti del disegno di legge n. 377, facendo peraltro presente che esso, oltre a rinnovare le misure a favore delle vedove e degli orfani, reca altre disposizioni non sovrapponibili al disegno di legge illustrato in precedenza. Tutto ciò considerato, propone alla Commissione di assumere come testo base il disegno di legge n. 129, auspicando nel contempo la formazione del più ampio consenso al fine di proporre il trasferimento del provvedimento alla sede deliberante.

27 settembre 2001 - Cooperative e art.5
EUFEMI (CCD-CDU: BF). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, senatori, la votazione dell'articolo 5 consente di rompere la monotonia dei nostri lavori, di un'Aula trasformata in votificio. 

Ieri il senatore Manzella, con la consueta eleganza dialettica, ha cercato di portare sull'articolo 5 relativo alla cooperazione argomenti forti rispetto ad una battaglia parlamentare portata avanti dal centrosinistra con un armamentario ormai vecchio, obsoleto. Non ritroviamo in questo provvedimento alcuna ferita né al pluralismo né alla Carta costituzionale. La questione posta dal centrosinistra è del tutto fuorviante e tende a coprire le cooperative spurie, ossia quelle che non solo non dovrebbero fruire delle agevolazioni in futuro, ma che in passato hanno fruito di provvidenze a vario titolo, in modo del tutto illegittimo, falsando la concorrenza. Infatti, sin dal 1947, proprio per volere della Costituzione, le cooperative si dividono in due grandi ripartizioni: quelle agevolate e quelle non agevolate. Quindi, la questione del "costituzionalmente riconosciute" è inconsistente in quanto la Costituzione, nel riconoscere "la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata", imponendo al legislatore di promuoverle e di favorirne l'incremento con i mezzi più idonei, non poteva che riferirsi alle cooperative agevolate oggi qualificate "costituzionalmente riconosciute". In conseguenza di ciò, al di là del nome, nulla è cambiato dal punto di vista formale, mentre sul lato sostanziale è stato aggiunto l'ulteriore requisito della "prevalenza". L'aggiunta di un ulteriore requisito non può incidere sulla costituzionalità. Pertanto, l'introduzione del requisito della prevalenza non può essere vista come un segno distruttivo e non vi è alcuna ferita né al pluralismo né alla Costituzione o cancellazione della funzione sociale della cooperazione perché già oggi nel nostro ordinamento per taluni settori è presente e nessuno mai ha avanzato critiche. L'estensione del requisito ad altri settori viene vista male dal centro?sinistra perché ovviamente scoperchia la pentola sulle molte cooperative spurie che notoriamente ha sempre difeso. La cooperativa si differenzia dalle altre società perché deve avere uno scopo prevalentemente mutualistico, deve essere cioè una società che effettua servizi ai soci. Per tale motivo il legislatore ha previsto agevolazioni consistenti. Se però la cooperativa opera solo marginalmente con i soci, privilegiando quindi i rapporti con i terzi, allora è uguale a qualsiasi altra società e conseguentemente deve avere lo stesso trattamento di queste ultime. Ossia, non basta chiamarsi cooperativa per avere le agevolazioni, ma occorre anche esserlo. Ovviamente, va concesso ai peccatori un termine per ravvedersi, trascorso il quale però, senza il ravvedimento è necessario trattarle diversamente. La cooperazione è una grande risorsa per il nostro Paese, ma quella vera e non quella spuria difesa erroneamente in questi giorni. Se fino ad oggi cooperative spurie hanno goduto delle agevolazioni, hanno anche attentato alla vita delle cooperative mutualistiche, tant'è che ogni volta che il legislatore ha soppresso le agevolazioni per le cooperative lo ha fatto per punire le cooperative false. Ebbene, è giunta l'ora di distinguere e di riservare loro dei trattamenti diversi. Con queste motivazioni il gruppo CCD-CDU: BF esprime il convinto voto favorevole all'articolo 5 del provvedimento, nel quadro dell'ammodernamento del diritto societario finalizzato alla crescita dell'economia, dell'occupazione e della società civile. 

(Applausi dal Gruppo CCD-CDU:BF. Congratulazioni).

25 settembre 2001 - Diritto societario
EUFEMI (CCD-CDU:BF). 

Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, onorevoli senatori, il Gruppo CCD-CDU:BF esprime un giudizio favorevole sul disegno di legge contenente la delega al Governo per la riforma del diritto societario, ora al nostro esame, dopo l'approvazione della Camera. L'opposizione di centro-sinistra ha fortemente osteggiato, con motivazioni e atteggiamenti strumentali e pretestuosi, questo provvedimento con un gioco al rialzo in sede di Commissioni riunite, fino a sopprimere ogni possibilità di confronto e dialettica parlamentare. Il provvedimento rientra nell'ambito del programma dei cento giorni e segna un traguardo importante dell'azione riformatrice della coalizione di Governo, tesa ad ammodernare le strutture delle istituzioni e dell'ordinamento, in questo caso quello societario, per adeguarle ai ritmi più stringenti dell'economia, e soprattutto per uniformarle ai sistemi da tempo vigenti nei Paesi dell'Unione. 

Un progetto che consentirà a tutti i soggetti economici di avere strumenti operativi che permettano di agire nella massima libertà, pur nella garanzia della tutela dei risparmiatori, che affidano a tali soggetti operanti sul mercato i propri capitali. Particolare attenzione è stata posta al sistema delle cooperative, nel rispetto dei princìpi costituzionali che attengono a criteri mutualistici e di solidarietà, che non abbiano in ogni caso fini speculativi. Proprio questa norma è l'affermazione dei princìpi dell'economia sociale di mercato nella quale ci riconosciamo e che rappresenta un segno distintivo dell'azione di Governo che la nostra parte politica ha particolarmente apprezzato. Registriamo con soddisfazione il recepimento, da parte dell'Esecutivo, dell'ordine del giorno sulle stock option ponendo limiti e responsabilità ad uno strumento che richiede una verifica dell'attuale disciplina. Esprimiamo il rammarico per l'impossibilità di affrontare le questioni ancora aperte sulla banca etica e sui consorzi agrari, per i quali registriamo un impegno del Governo a ritrovare soluzioni adeguate. Per quanto si riferisce, in particolare, alle questioni sulla banca etica, che la nostra parte politica si impegna ad approfondire, teniamo soprattutto ad affermare il principio che una moralità nella gestione degli affari finanziari non può che stimolare una più moderna riscoperta di alcuni valori da sempre ritenuti non compatibili con il mondo dell'economia. In tale contesto possono trovare adeguato riconoscimento e sviluppo le attività che riguardano il cosiddetto terzo settore, creando così le condizioni per uno sviluppo anche dei settori marginali; sviluppo che potrebbe consentire anche un'adeguata remunerazione dei capitali investiti. La finanza etica, ossia la finanza in quanto tale, deve riscoprire la propria eticità e la finanza etica può fare molto per stimolare un'autentica etica della finanza, perché l'aiuto ai più deboli può venire da una finanza etica orientata e sostenuta. 

Non possiamo sottacere come nel corso del dibattito svoltosi alla Camera da parte di autorevoli esponenti delle opposizioni, per quanto si riferisce al comparto delle cooperative siano stati usati termini particolarmente violenti riferiti ad una asserita "vendetta politica" che l'attuale maggioranza vorrebbe perpetrare nei confronti del sistema mutualistico. Nulla di tutto questo: si è voluto far chiarezza, mettere ordine, garantire le cooperative vere, quelle che perseguono effettivi fini di mutualità, così come disciplinati dalla Carta costituzionale. 

Si vuole qui ricordare che nel dibattito alla Costituente un punto particolarmente discusso fu quello che riguardava il controllo sulle cooperative. "La cooperazione", affermò l'onorevole Canevari, che presentò l'emendamento da cui derivò il testo definitivo, "non è un'associazione politica e professionale, ma è un'associazione economica a fini sociali, basata sul principio della mutualità e ispirata ad alta finalità di libertà umana. Lo Stato deve aiutarne con tutti i mezzi la creazione e gli sviluppi successivi, mediante un controllo da esercitarsi direttamente o per mandato". Infatti, non si può chiedere l'intervento dello Stato, se contemporaneamente allo Stato non è consentito di esercitare il dovuto controllo, così come avviene in tutti i Paesi dove la cooperazione ha assunto un grande sviluppo, come la Francia, la Gran Bretagna e così via. L'articolo 45 della Costituzione riconosce espressamente la funzione sociale della cooperativa, a condizione che abbia carattere di mutualità e sia senza fini di speculazione privata. Se questi sono i princìpi costituzionali non si vede per quali motivi si avanzino le gravi accuse di "vendetta politica", considerato che il disegno di legge vuole soltanto evitare che alcuni soggetti, falsamente cooperativistici, possano utilizzare le agevolazioni di varia natura, sia fiscali che finanziarie, di cui le cooperative sono beneficiarie. È noto a tutti che molte cooperative, specialmente nel campo della fornitura di servizi, hanno finalità di speculazione privata e hanno il solo scopo di far fruttare il capitale investito dai soci. Sono invece salvaguardate le cooperative agricole, le cooperative di lavoro, di produzione che perseguono effettivamente fini mutualistici con vantaggi esclusivamente a favore dei soci che al soggetto cooperativistico apportano il proprio lavoro. Non possono certo considerarsi soggetti cooperativistici da garantire, quei soggetti che, in relazione all'organizzazione, con un evidente forte squilibrio nel rapporto tra gli apporti dei soci e quelli di terzi, sia lavoratori dipendenti che autonomi, e ai sistemi di finanziamento della propria attività sono da considerarsi delle vere e proprie società di capitali che si inseriscono nell'economia con effetti distorsivi sulla concorrenza e sul sistema produttivo. Il contenuto della norma di cui alla lettera b) dell'articolo 5 è dunque chiaro. 

Si specifica che le agevolazioni fiscali si applicano alle cooperative costituzionalmente riconosciute, individuate dal possesso dei requisiti previsti dall'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica n. 601 del 1973 e che al contempo svolgano la propria attività prevalentemente in favore dei soci o che comunque si avvalgano prevalentemente delle prestazioni lavorative dei soci. Le innovazioni introdotte consistono principalmente nella specificazione del requisito della prevalenza del carattere mutualistico, quale condizione essenziale per caratterizzare la cooperazione costituzionalmente riconosciuta, facendo riferimento sia alla disciplina civilistica che alle interpretazioni della normativa tributaria in tema di agevolazioni fiscali per le cooperative. La distinzione tra cooperative agevolate e non agevolate non è di oggi, ma risale al decreto del Capo provvisorio dello Stato del 1947 e quella norma costituisce il punto di partenza su cui è stata costruita la disciplina di delega, quindi nel pieno rispetto del dettato costituzionale, fissando i caratteri e i requisiti propri dell'organizzazione cooperativa meritevole di tutela e di sostegno, puntando ad equiparare in prospettiva le organizzazioni cooperative non rientranti tra quelle costituzionalmente riconosciute alle società di capitali. Il provvedimento attua pienamente la tutela prevista dalla Carta costituzionale, limitando il sostegno a quelle cooperative che prevalentemente svolgono attività nei confronti dei propri soci o che si avvalgono delle prestazioni dei soci stessi. Esprimiamo dunque consenso alle scelte di politica economica del Governo che pone attenzione ad un sistema di imprese come quello cooperativo, che dà lavoro a un milione di persone, guardando alle sue potenzialità di sviluppo, che consentono, specialmente nelle aree del Mezzogiorno, la nascita di nuove imprese alle quali devono essere assicurati incentivi alla capitalizzazione nella fase dello start up; alle cooperative agroalimentari, che rappresentano la prevalente attività nel campo del mercato dell'agricoltura italiana; alle cooperative di credito che restano le uniche banche locali e di proprietà delle nostre comunità locali; alle cooperative di produzione e lavoro che operano in tanti settori labour intensive; alle cooperative che danno una possibilità di sopravvivenza moderna a tanti piccoli operatori del commercio e di altri settori che da soli sarebbero spazzati via; alle cooperative di lavoro e le cooperative sociali, che in questi anni hanno rappresentato uno strumento di creazione di occupazione con un approccio al sistema dei servizi locali e del welfare , improntato al principio di sussidiarietà. Di fronte ad autorevoli esponenti dell'opposizione, che conoscono benissimo questa materia, che hanno chiesto in Commissione di poter studiare la materia stessa, non possiamo non essere preoccupati, perché questi colleghi fanno torto alla loro intelligenza. Tutto ciò è accaduto nonostante il testo ricomprenda in larghissima misura temi già elaborati nella precedente legislatura e mutuati dall'iniziativa legislativa del precedente Governo. Non abbiamo riscontrato nell'opposizione l'esigenza di ulteriore conoscenza delle problematiche, del resto abbondantemente note, ma unicamente il tentativo di contrastare l'approvazione del provvedimento. Abbiamo apprezzato lo sforzo dei presidenti, relatori Caruso e Pedrizzi, di cercare con le loro relazioni uno spazio di confronto aperto. Abbiamo inoltre richiamato l'esigenza di disciplinare lo strumento della stock option, perché spesso le operazioni sono influenzate da dirigenti e amministratori che diventano attori personali del mercato. E' stato accolto un ordine del giorno, presentato dal mio Gruppo, che va nella direzione di correggere talune situazioni, affinché tale strumento non vada distorto nella sua qualità di incentivo alla produttività e al risultato di impresa in una visione di medio-lungo periodo e non di breve periodo, perché in tal modo le scelte possono essere influenzate in modo deplorevole fino a toccare comportamenti illeciti sotto forma di aggiotaggio e di insider trading. A tale proposito, sono stati indicati limiti e responsabilità rispetto ai compensi, alle eventuali perdite civilistiche successive all'applicazione della stock option. Vi è infine il divieto di stock option nell'ambito del sistema bancario e creditizio a tutela del risparmio. 

Si tratta di affermazioni di principio che, pur non formalizzate con l'approvazione di emendamenti al testo approvato dalla Camera dei deputati, costituiscono utili indicazioni per il Governo nell'emanazione dei provvedimenti legislativi delegati. E veniamo al secondo punto, relativo al falso in bilancio, su cui la sinistra ha combattuto la sua battaglia. Siamo preoccupati per il riaffacciarsi di una giustizia ad orologeria che anche in questi ultimi giorni ha tentato di interferire e condizionare la decisone parlamentare, alimentando la polemica mediatica. Si tratta di disposizioni condivise dall'imprenditoria, da moltissimi settori della magistratura, dai cittadini e non da un solo soggetto, come si vuol far credere. E' stata ribadita la necessità di sanzionare e punire solo le alterazioni di bilancio più notevoli, quelle che deformavano il profilo della società dinanzi al mercato. Non va dimenticato che l'attuale disciplina del falso in bilancio era diventata uno strumento capace di provocare danni seri all'economia, ad interi settori produttivi come quello delle costruzioni, come dimostra la pesante caduta occupazionale del settore, perché nel tam tam mediatico degli ultimi anni si era affermata l'equazione falso in bilancio=tangenti. Qualche anno fa la Guardia di finanza pubblicò una relazione che conteneva dati sorprendenti: su 600 aziende sottoposte a verifica, molte presentavano bilanci gravemente illegittimi o addirittura falsi. Conseguentemente tutte le società erano da considerarsi fuori legge. In questo caso, tutti i cittadini sono criminali oppure è sbagliata la legge? Vi è dunque una parte politica che non riesce a superare le ipocrisie. Non tutte le irregolarità di bilancio sottendono propositi criminosi. Il moralismo fideistico della furia giustizialista vuole ancora la sua libbra di carne, coprendo di vituperi e di insulti chiunque invoca un po' di buon senso, come scrisse non già un esponente della nostra parte politica, bensì Carlo Nordio. Vanno ricordate le riflessioni di Pellegrino Capaldo, di Giovanni Colombo, docente della Cattolica di Milano, che sin dal 1996 ha proposto di uniformarsi alle modalità della SEC, prima che la Casa delle Libertà vincesse le elezioni, dunque in un'epoca non sospetta. Molto opportunamente la disciplina in esame specifica le fattispecie di reato e le condotte ritenute offensive, condizionandone l'emergenza alla verifica concreta del danno e differenziando tra società quotate e società non quotate. La riforma del diritto societario è volta alla funzione economica di attrarre investimenti. Va ricordato che sono ancora poche le società quotate in Borsa. Tra il 1992 e il 1998 sono state effettuate solo 20 operazioni l'anno. Nel 2000, 45 società hanno fatto ingresso in Borsa soprattutto nel Nuovo mercato: è il numero più elevato degli ultimi dieci anni. Siamo dunque soddisfatti dell'impianto del provvedimento, rifiutando la logica dello stravolgimento che anima le componenti fondamentaliste del centro-sinistra. 

Desideriamo esprimere la nostra più convinta soddisfazione per l'affermazione dell'economia sociale di mercato che rientra nel nostro filone culturale, la quale presuppone però di procedere sulla via della democrazia economica dove i lavoratori partecipino alle sorti dell'impresa con l'affermazione della share economy, con una collaborazione strategica tra impresa e lavoratori, capace di superare i conflitti sociali che derivano dalla spinta e dalla sfida della globalizzazione. Il provvedimento costituisce un importante tassello del programma riformatore predisposto dal Governo nei primi mesi della legislatura. Siamo convinti che il Governo, nell'esercizio della delega, svolgerà un'attenta analisi sulle questioni esposte che meritano il coinvolgimento del mondo della cooperazione, determinando le condizioni possibili per valorizzare un importante sviluppo di un settore peculiare della nostra società che merita di essere aiutato con forme di sostegno alla crescita. Dalle opposizioni, in Commissione, non sono venute proposte ma solo il rifiuto preconcetto rispetto alle scelte della maggioranza, dopo un attento ascolto dei settori economici più vitali del Paese, che il Governo e la sua maggioranza hanno il coraggio di sostenere convintamente: non esiste un impianto riformatore perfetto, ma l'esigenza di modernizzare l'economia con azioni incentivanti, adeguandola ai Paesi più competitivi. 

Alle ragioni forti di scelte politiche e legislative che rappresentiamo rinnoviamo il nostro consenso in quest'Aula e nel Paese, con la convinta e forte assicurazione che il provvedimento odierno non è la liquidazione del movimento cooperativo - come è stato sostenuto o come si vuol far credere - ma un suo rafforzamento rispetto ai cambiamenti della società e del Paese. Da parte nostra privilegiamo una visione del lavoro come quella prospettata nella Sollecitudo Rei Socialis, incentrata sulla persona che lavora, la quale trova conferma ampia nell'impostazione assegnata alla soggettività e alla creatività dal filone della nuova economia. Il lavoro è sempre un "lavorare con gli altri e per gli altri" e gli orizzonti che si aprono nell'epoca della globalizzazione e della new economy non sono distanti dai princìpi dell'economia sociale di mercato che ritroviamo in questo provvedimento. (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, FI, AN e LNP. Molte congratulazioni).

13 settembre 2001 - Diritto societario
 La seduta della VI Commissione  inizia alle ore 10. IN SEDE REFERENTE (608) 

Delega al Governo per la riforma del diritto societario, approvato dalla Camera dei deputati. (Seguito dell'esame e rinvio) Si riprende l'esame sospeso nella seduta pomeridiana di ieri. Intervenendo in discussione generale, il senatore EUFEMI registra la circostanza che la opposizione parlamentare sembra aver deciso di non partecipare all'esame del disegno di legge, con motivazioni e atteggiamenti che appaiono strumentali e pretestuosi. Il provvedimento, come modificato dalla Camera dei deputati, realizza infatti, un importante tassello del programma riformatore predisposto dal Governo nei primi mesi della legislatura, ma, nel caso specifico, ripropone un impianto normativo e una disciplina per gran parte mutuata dalla iniziativa legislativa del passato governo. 

Obiettivo principale del disegno di legge di delega è quello di riconoscere e sostenere i soggetti in grado di produrre ricchezza, assicurando alla organizzazione economica associata quel grado di flessibilità e elasticità necessario per affrontare la sfida della competitività imposta dalla globalizzazione. Egli formula poi un particolare apprezzamento per la completezza e l'approfondimento delle relazioni, condividendone ampiamente i contenuti. Passando ad esaminare le questioni di maggiore rilievo, si sofferma in particolare sulla nuova disciplina in materia di società cooperative, riassumendo i contenuti della lettera b) dell'articolo 5 comma 1, laddove si specifica che le agevolazioni fiscali si applicano alle società cooperative costituzionalmente riconosciute, individuate dal possesso dei requisiti previsti dall'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica n. 601 del 1973 e che al contempo svolgano la propria attività prevalentemente in favore dei soci o che comunque si avvalgano prevalentemente delle prestazioni lavorative dei soci. 

L'oratore si sofferma quindi sul contenuto e sul significato delle innovazioni introdotte dal disegno di legge di delega, consistenti principalmente nella specificazione del requisito della prevalenza del carattere mutualistico, quale condizione essenziale per caratterizzare la cooperazione costituzionalmente riconosciuta, facendo riferimento sia alla disciplina codicistica che alle interpretazioni della normativa tributaria in tema di agevolazioni fiscali per le cooperative. Infine, egli enumera le fattispecie cooperativistiche (cooperative agricole di trasformazione, banche di credito cooperativo, cooperative edilizie di abitazione, cooperative di lavoro e cooperative sociali) per le quali la vigente normativa fa esplicito riferimento al criterio della prevalenza. 

Dopo aver passato in rassegna inoltre la normativa vigente in tema di cooperazione, egli sottolinea come la distinzione, risalente già al decreto del Capo provvisorio dello Stato del 1947 tra cooperative agevolate e quelle non agevolate, ha costituito il punto di partenza sul quale è stata costruita la disciplina di delega. Opportunamente, quindi, la norma in esame ha specificato, nel pieno rispetto del dettato costituzionale, i caratteri e i requisiti propri della organizzazione cooperativa meritevole di tutela e di sostegno, puntando ad equiparare, in prospettiva, le organizzazioni cooperative non rientranti tra quelle costituzionalmente riconosciute alle società di capitali. Il disegno di legge attua pienamente la tutela prevista dalla Costituzione, limitando pertanto il sostegno solo a quelle cooperative che prevalentemente svolgono attività nei confronti dei propri soci o che si avvalgono prevalentemente delle prestazioni dei soci stessi. Passando ad esaminare invece l'art.11 concernente, tra l'altro, il reato di falso in bilancio, egli sottolinea come le innovazioni proposte trovino un ampio consenso sia tra gli imprenditori che tra i magistrati: appare più opportuno, infatti, prevedere la sanzione penale solo per le alterazioni del bilancio di entità tale da deformare l'immagine e il profilo della società . Non va infatti trascurata la circostanza che l'intervento della magistratura nel settore dei reati societari aveva avuto effetti tali da far affermare l'equazione, del tutto fuorviante, tra falso in bilancio, il reato di corruzione e il pagamento di tangenti. 

Molto opportunamente la disciplina in esame specifica le fattispecie di reato e le condotte ritenute offensive, condizionandone l'emergenza alla verifica concreta del danno, e differenziando tra società quotate e società non quotate. In conclusione, egli esprime un convinto apprezzamento convinto sul disegno di legge nel suo complesso.

24 luglio 2001 - Intervento sull'economia
E' iscritto a parlare il senatore Eufemi. Ne ha facoltà. EUFEMI (CCD-CDU: BF). 

Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi (Brusìo in Aula) 

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di ascoltare il senatore Eufemi. Un po' di attenzione e di rispetto, per favore. 

EUFEMI (CCD-CDU: BF). Esaminiamo oggi il primo importante provvedimento del Governo Berlusconi, quello che nell'ambito del programma dei primi cento giorni caratterizza l'azione politica dell'Esecutivo rispetto ai programmi su cui il corpo elettorale ha manifestato pieno consenso. Il ministro dell'economia Tremonti ha avuto il coraggio di imprimere una svolta nell'azione di Governo: è innanzitutto una sfida, una sfida culturale, economica, sociale, per rimuovere le condizioni che impediscono al sistema economico di essere al passo con i tempi e di crescere in misura più significativa.

La lunga stagione elettorale ha impedito di realizzare quelle politiche di governo dell'economia di cui il Paese aveva bisogno. Occorre introdurre la flessibilità necessaria per realizzare un progetto di modernizzazione del Paese, eliminando rigidità e regole ormai obsolete. Il Paese ha bisogno di un fisco più leggero, di un sistema chiaro, semplice, trasparente. La lotta al sommerso è un passaggio essenziale per recuperare flessibilità e per ridurre la pressione fiscale delle imprese. L'azione sul fisco diviene essenziale per muovere lo sviluppo e la crescita dell'intero sistema economico e produttivo del Paese. Condividiamo la strada intrapresa, condividiamo l'impostazione di questi provvedimenti, che sono in piena coerenza con i nostri obiettivi. In particolare, la Tremonti-bis, rivisitata e allargata ai capitali umani e alla formazione, consente di dare un forte impulso agli investimenti e alla modernizzazione delle imprese, guardando soprattutto al tessuto della piccola e media impresa, asse portante della nostra economia. È questo un segno di distinzione con la sinistra, che ha privilegiato la grande impresa. Ma la marea, quella marea della fine degli anni '90, non ha fatto alzare tutte le barche. Il lavoro in Commissione ha portato a parziali, limitate ma significative modifiche al testo originario. Apprezziamo in modo particolare la qualificante modifica introdotta di estendere al lavoro autonomo il processo di emersione. Ciò, non soltanto per motivi di equità fiscale fra le diverse attività imprenditoriali e autonome, ma anche perché consente una maggiore estensione del provvedimento ad eventuali loro dipendenti. Ci si riferisce in particolare alla possibilità di estendere il regime previsto per il reddito d'impresa non solo ai lavoratori autonomi che lavorano in nero, ma anche nei confronti di quei lavoratori autonomi e di quei liberi professionisti che utilizzino lavoratori dipendenti non denunciati ai fini fiscali e previdenziali. Correlato a tale fenomeno è anche il problema delle collaboratrici familiari, quasi tutte extracomunitarie, che non vengono dichiarate ai fini previdenziali.

Una prolungamento dei termini, rispetto a quelli previsti del 30 novembre, così come stabilito all'articolo 1, comma 1, del provvedimento, potrebbe essere utile e funzionale. Abbiamo sottolineato con forza in Commissione - e lo ribadiamo in Aula - la questione dell'emersione in agricoltura, non essendo state recepite le nostre sollecitazioni per favorire il processo di emersione in un comparto che altrimenti non sarebbe indotto a beneficiare del nuovo strumento normativo. Infatti, come è noto, l'imprenditore agricolo viene tassato in misure forfettaria ai fini dell'imposizione sul reddito (le cosiddette rendite catastali) e con un diverso regime impositivo ai fini previdenziali del lavoro dipendente (i cosiddetti contributi unificati). Riteniamo che gli imprenditori agricoli debbano poter usufruire delle stesse agevolazioni degli altri imprenditori. Positiva, parallelamente, è l'introduzione dei contratti a termine come strumento per favorire l'occupazione attraverso misure di flessibilità capaci di adeguare la legislazione ai modelli europei. Si tratta di adeguare lo strumento ai tempi e ai nuovi modelli della società, che non sono più quelli della fabbrica del primo Novecento, ma quelli dei servizi e del terziario. Bene, dunque, ha fatto il Governo ad affrontare con decisione la questione del sommerso. Dalle ultime indagini ISTAT risulta una stima per l'anno 2000 di oltre 4 milioni di lavoratori non regolari.

L'Italia in questo contesto ha un invidiabile primato nell'ambito dell'Unione europea per l'incidenza dell'economia sommersa sul PIL. È da condividere, quindi, il progetto governativo, che oltre a prevedere un incremento delle entrate tributarie consente l'emersione di molteplici forme di irregolarità che assumono sovente carattere di illegalità penale. Ma per consentire appieno la realizzazione dei fini che sono la base del provvedimento occorre coordinare tutte le disposizioni che permettono e spesso inducono l'imprenditore e il lavoratore ad utilizzare forme fuori da ogni sistema legale. Occorre dunque, a nostro avviso, esaminare le diverse situazioni; ciò per evitare che continuino a perpetuarsi i denunciati fenomeni illegali, agevolati anche dalla coincidenza degli interessi dell'imprenditore, che così può sottrarre al fisco notevoli imponibili, e degli interessi dei lavoratori in nero che, avendo assicurata una sistemazione previdenziale e assistenziale, non hanno interesse a far emergere il reddito guadagnato. Ridurre la dimensione dell'economia sommersa e portarla a livelli europei è questione di legalità, equità e civiltà. Il provvedimento rompe questa coincidenza di interessi, perché ora l'imprenditore usufruisce anche del condono tributario e previdenziale, per cui lo stesso imprenditore che vuole rientrare nella legalità per l'avvenire dovrà utilizzare soltanto, o almeno in parte, lavoratori in regola con i sistemi previdenziale e fiscale. Dal quadro normativo sottoposto all'esame del Parlamento, è ben evidente l'interesse dell'imprenditore a legalizzare le situazioni anomale usufruendo quindi del condono. Ma tale interesse è del tutto inesistente per l'imprenditore agricolo, in quanto - come è noto - egli è tassato in maniera forfetaria. La sua situazione fiscale ai fini delle imposte sul reddito è quasi sempre regolare, mentre qualche interesse lo stesso imprenditore lo trova ai fini dell'IVA, ma solo nei casi in cui le sue dichiarazioni non si chiudono a rimborso.

Un esame particolare della legge Tremonti porta a riconsiderare innanzitutto i risultati della legge Tremonti-uno, che sono stati certificati da studi scientifici. Voglio ricordare quello promosso dallo stesso Senato e svolto sapientemente dalla SIM: ha portato ad un valore di investimenti riscontrati pari a 70.000 miliardi rispetto ai 10.000 previsti.

La cosiddetta legge Tremonti, che oggi viene sottoposta nuovamente al nostro esame dopo l'esperienza acquisita con la legge del 1994 (che rimase in vigore per tutto il 1995 e poi venne abrogata dal Governo di centro-sinistra), ha creato nel Paese giuste aspettative sulla possibilità di rivitalizzare le imprese italiane con un ammodernamento delle strutture e di macchinari spesso obsoleti. Si ricordano a tale proposito quali furono gli effetti della prima legge Tremonti, che portarono ad un incremento degli investimenti in macchinari e attrezzature del 9 per cento nel 1994 e del 14 per cento nel 1995. Oltre 200.000 imprese beneficiarono delle agevolazioni, con investimenti di oltre 70.000 miliardi. L'attuale provvedimento si caratterizza con la riproposizione del regime del 1994, con l'introduzione di un ampliamento dei soggetti beneficiari dell'agevolazione ai lavoratori autonomi, alle banche e alle assicurazioni, con l'estensione del campo oggettivo di applicazione anche agli investimenti in capitale umano attraverso la detassazione degli investimenti in formazione e aggiornamento del personale. A quest'ultima importante novità non si può che plaudire, considerato che gli investimenti delle imprese non sono rappresentati soltanto dalle attrezzature e dai macchinari, ma anche dal capitale umano che, se professionalmente più aggiornato, è capace di stimolare la crescita aziendale. Per tale sistema di incentivazione si richiamano le considerazioni sopra evidenziate a proposito delle imprese agricole, perché - come è noto - l'imprenditore agricolo non ha interesse a nuovi investimenti, in quanto il suo reddito è tassato forfetariamente, per cui non è invogliato fiscalmente ad investire denaro che non può, se non in minima parte, recuperare con la detassazione. A parte ogni diversa considerazione che riguarda altri incentivi agli investimenti erogati a livello nazionale e regionale, il provvedimento al nostro esame non produce effetti nei confronti delle imprese agricole. La polemica recentemente sorta a proposito degli effetti della DIT dell'ex ministro Visco e degli attuali incentivi non possono che confermarci nell'idea che il sistema previsto dai precedenti Governi non ha sortito gli effetti sperati e ciò soprattutto per i defatiganti percorsi e vincoli a cui è stato sottoposto l'imprenditore, che è stato sempre guardato da quella maggioranza come colui che ha un solo interesse: approfittare delle normative agevolative a fini evasivi. Comunque, all'imprenditore viene lasciata la facoltà di continuare ad utilizzare il regime di DIT, ma non è prevista la cumulabilità - per il futuro - del precedente regime con l'attuale detassazione. Tale cumulabilità è prevista per gli investimenti in capitale umano. Quanto infine alle altre polemiche avanzate da autorevoli esponenti dell'opposizione e riferite alla possibilità che l'attuale provvedimento incentivi soprattutto le esportazioni verso l'Italia da Paesi tecnologicamente più avanzati, come il Giappone e la Germania, è appena il caso di ricordare che la nostra struttura produttiva è in condizioni di assicurare macchinari altamente specializzati e che in ogni caso le nostre produzioni sono ad alto valore aggiunto e quindi gli eventuali ammodernamenti e sostituzioni delle strutture non possono che agevolare ulteriormente le nostre complessive esportazioni manifatturiere. In linea generale non possiamo che condividere le misure adottate in materia di semplificazione di adempimenti per le scritture contabili, che rendono meno onerosi per gli imprenditori i costi amministrativi di gestione. Per quanto riguarda la riorganizzazione dell'amministrazione finanziaria, dobbiamo segnalare per il settore delle entrate derivanti da giochi, scommesse e concorsi a premi, oggetto delle modifiche sottoposte al nostro esame, un crollo delle entrate provenienti dalle lotterie nazionali, anche ad estrazione istantanea, e un notevole decremento delle entrate del lotto. La conseguenza è che le entrate previste per il 2001, soprattutto per il Bingo, per oltre 400 miliardi non potranno essere realizzate. Per quanto riguarda, infine, la parte delle successioni e delle donazioni condividiamo la proposta governativa ma abbiamo ritenuto opportuno proporre una modifica - che qui confermiamo - dell'articolo 17, che detta norme sull'applicazione delle nuove disposizioni e che, secondo il testo governativo, si applica alle successioni aperte e alle donazioni fatte successivamente all'entrata in vigore del provvedimento in esame. Si propone, per un principio di equità, che il nuovo regime, almeno per quanto si riferisca alle successioni, si applichi anche a quelle aperte in precedenza e ancora non definite con il pagamento delle relative imposte o per le quali è in corso un contenzioso. Si aggiunge, proprio per evitare un notevole aggravio per le finanze pubbliche, che non si faccia luogo alle imposte eventualmente già pagate. Tale modifica consentirebbe di svincolare subito una parte consistente del personale attualmente addetto al settore delle successioni e delle donazioni da impiegare in altre attività dell'amministrazione finanziaria, così come previsto dal comma 3 dell'articolo 14. Onorevole Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, il Paese ha perso competitività soprattutto sulla qualità dei prodotti, in particolare su quelli a più alto contenuto tecnologico di cui cresce la domanda mondiale mentre le nostre esportazioni restano invariate. La crescita degli investimenti qualifica lo sviluppo del Paese, rallentando i paventati rischi di incidere sulle sue stesse prospettive. Gli effetti positivi della nuova economia tendono a manifestarsi dopo una prolungata fase di accumulazione ed è per questo che non si debbono avere incertezze nel governo dell'economia e nelle scelte di politica economica. Il Governo ha predisposto efficaci interventi di politica economica di natura strutturale che consentono di ammodernare l'apparato produttivo e, soprattutto, di rivitalizzare le aspettative di crescita. Con queste indicazioni, con questi spunti di riflessione il Gruppo CCD-CDU: BF ha portato il suo contributo al dibattito e intende determinare le condizioni per una rapida approvazione del provvedimento, così come è nelle attese degli imprenditori e degli operatori economici ai fini di un forte rilancio degli investimenti e delle iniziative economiche. (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF e FI. Congratulazioni).

17 luglio 2001 -  DPEF : qualità programmatica innovativa per un più forte sviluppo
Dichiarazione Sen. Maurizio Eufemi Vice-Presidente Gruppo CCD-CDU:Biancofiore

Esprimiamo viva soddisfazione per le misure indicate dal Governo nel DPEF 2002-2006 con un efficace mix tra contenimento di spesa, strutturale riduzione di pressione fiscale alle famiglie e alle imprese ed una forte spinta agli investimenti, in piena coerenza con i programmi per modernizzare il Paese e recuperare la indispensabile competitività. Invitiamo le forze politiche e sociali a considerare attentamente la qualità programmatica fortemente innovativa presente nel DPEF, capace di far fare al Paese un balzo in avanti, attraverso maggiori investimenti, una più sostenuta crescita economica e occupazione aggiuntiva.

Confortante è il superamento della politica tributaria realizzata da Visco, che si è dimostrata, alla luce dei dati di bilancio, una esperienza fallimentare, fino a pregiudicare gli obiettivi previsti dal Patto di Stabilità e Crescita.

 Vediamo infine con favore la ripresa di un dialogo costruttivo, fra Tesoro e Banca d'Italia, finalizzato al raggiungimento del bene comune del Paese.

Roma, 17 luglio 2001

COMMISSIONE FINANZE E TESORO - MERCOLEDI' 11 LUGLIO 2001  Seduta antimeridiana

(373) Primi interventi per il rilancio dell'economia (Seguito dell'esame e rinvio).  La seduta inizia alle ore 8,35.

Presidenza del Presidente PEDRIZZI

Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze MOLGORA

IN SEDE REFERENTE

Si riprende l'esame sospeso nella seduta pomeridiana di ieri.

Il presidente PEDRIZZI comunica che, alla luce del calendario dei lavori dell'Assemblea definito dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari di ieri, i tempi per l'esame in Commissione del disegno di legge non subiscono variazioni rispetto a quelli previsti.

Si apre il dibattito.

Prende la parola il senatore RIPAMONTI, il quale ribadisce l'esigenza di valutare gli effetti macroeconomici e finanziari del disegno di legge alla luce delle previsioni economiche e delle stime sull'andamento dei conti pubblici che il Governo inserirà nel Documento di programmazione economica e finanziaria. Se fosse possibile tale confronto, si potrebbero esaminare più accuratamente le disposizioni del disegno di legge che, in astratto, potrebbero essere anche condivisibili, soprattutto per ciò che concerne la detassazione degli utili reinvestiti. Passando ad esaminare le singole misure, l'oratore si sofferma in particolare sulle disposizioni concernenti l'emersione dal sommerso, che sembrano trascurare le condizioni strutturali, sia economiche che giuridiche, che favoriscono il proliferare dell'economia irregolare od illegale. Il piano di emersione, inoltre, da un lato non ha la necessaria gradualità, dall'altro non garantisce alle aziende, una volta rientrate nel circuito dell'economia legale, di poterne sostenere i costi a regime. Al di là delle singole osservazioni, peraltro, egli giudica negativamente la proposta, poiché in essa si nasconde sostanzialmente una sanatoria di comportamenti illeciti che premia nei fatti gli imprenditori disonesti. Tale giudizio negativo è corroborato anche dal confronto con la legislazione finora vigente in materia di piani di riallineamento, sicuramente più efficace sul piano del regolarizzazione della posizione contributiva. Infine, egli ritiene che il piano di emersione dal sommerso favorisca esclusivamente le imprese, penalizzando le aspettative dei singoli lavoratori. Per ciò che concerne invece la detassazione degli utili reinvestiti,  misura che ripropone un'analoga disposizione introdotta nel 1994 - occorre tener presente le enormi differenze tra l'attuale congiuntura e quella ormai lontana stagione economica, atteso il notevole incremento registrato negli investimenti negli anni 1999 e 2000, anche grazie alle agevolazioni varate dal precedente Governo. Non deve infatti sfuggire che un'eventuale ripresa degli investimenti, riconducibile all'approvazione delle agevolazioni in commento, dovrebbe essere confrontata con un sostanziale blocco degli investimenti industriali verificatosi nei mesi scorsi proprio in ragione dell'effetto annuncio del varo delle misure agevolative. La valutazione critica della propria parte politica si rafforza anche in considerazione del fatto che la norma non selezione qualitativamente gli investimenti agevolabili e che, soprattutto, appare orientata esclusivamente verso le piccole e medie imprese del centro-nord. Sull'abolizione dell'imposta sulle successioni e donazioni, egli osserva che la misura appare sostanzialmente inutile, poichè nulla innova rispetto alla franchigia valida per i patrimoni di medie dimensioni, per la trasmissione di patrimoni medi, mentre invece esenta completamente le grandi ricchezze. L'oratore analizza poi criticamente il contenuto dell'articolo 2, volto ad introdurre un sostanziale condono per i reati ambientali: al di là della valutazione complessiva su tale strumento, egli giudica grave la proposta di intervenire in una materia nella quale i provvedimenti di sanatoria, rischiano di incentivare e non di bloccare i comportamenti illeciti. Egli esprime forti perplessità anche sul comma 4 dell'articolo 2, paventando il rischio di una sostanziale regolarizzazione di violazioni in materia urbanistica.

Interviene il senatore EUFEMI, il quale sottolinea il valore e il rilievo del disegno di legge nell'ambito della complessa manovra proposta dal Governo per rilanciare immediatamente l'economia, attraverso strumenti che agevolano gli investimenti e l'ammodernamento dell'apparato produttivo. Dopo aver ribadito le critiche sulla richiesta dell'opposizione di esaminare il provvedimento dopo la discussione del Documento di programmazione economica e finanziaria, egli esprime apprezzamento per la scelta del Governo di sottoporre al Parlamento un Documento con stime e previsioni fondate sulle reali condizioni della finanza pubblica. L'incertezza sulle reali dimensioni dello scostamento del deficit rispetto alle previsioni, d'altro canto, ricade pienamente nella responsabilità del passato Governo. Prima di entrare nel merito delle singole misure contenute nel provvedimento, egli sottolinea il valore culturale della politica economica impostata dal Ministro Tremonti, che ribalta l'impostazione precedentemente adottata. L'indirizzo complessivo infatti è quello di favorire le piccole e medie imprese che costituiscono il nucleo del tessuto produttivo nazionale, avendo anche come obiettivo quello di superare la legislazione agevolativa indirizzata alla singola impresa, per giungere ad una legislazione che coinvolga il contesto produttivo, stimolando la competitività territoriale quale strumento vincente negli scenari dell'economia globalizzata. L'urgenza delle misure proposte deriva anche dal fatto che il lungo ciclo elettorale ha bloccato, di fatto, l'introduzione di quelle riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno. Passando ad esaminare le disposizioni contenute nel disegno di legge, l'oratore commenta la estensione del fenomeno dell'economia irregolare, che presenta aspetti non solo economici ma anche morali. Il piano proposto dal Governo consente, oltre ad un incremento delle entrate tributarie, di far emergere tutta una serie di situazioni di irregolarità, in grado di elevare complessivamente il livello di legalità economica. D'altro canto, dall'analisi delle condizioni effettive delle imprese e dei lavoratori che ricorrono a forme di irregolarità, emerge la necessità di esaminare le diverse situazioni, spezzando in sostanza quella coincidenza di interessi attualmente esistente tra imprenditore e lavoratore. Non sfugge, peraltro, l'esigenza di controllare scrupolosamente le imprese che aderiscono al piano di emersione in modo tale che esse non possano più, dopo aver fruito dei benefici, rientrare nell'economia sommersa. Richiamando quanto già espresso dal Ministro dell'Economia, egli ritiene che le disposizioni possono essere perfezionate, soprattutto per quanto riguarda la estensione del regime agevolativo al reddito da lavoro autonomo, così intendendosi anche i liberi professionisti o le singole famiglie che utilizzano le collaboratrici familiari. Sempre nello spirito di tener conto delle condizioni differenziate di alcuni settori produttivi, egli ritiene opportuna una specifica misura che consenta una sanatoria e un condono per gli imprenditori agricoli, soprattutto in materia previdenziale, considerato il regime fiscale del tutto particolare di tale categoria. Per quanto riguarda invece la detassazione degli utili reinvestiti, egli ricorda che la precedente normativa, varata nel 1994, ha avuto un impatto di grandissimo rilievo per quanto riguarda l'incremento degli investimenti in macchinari e attrezzature; tale esito è stato poi successivamente confermato anche da uno studio condotto dal Senato, unitamente ad una società di consulenza esterna. La disposizione in commento amplia opportunamente la platea dei soggetti beneficiari ed estende gli investimenti agevolabili anche a quelli effettuati per la formazione e l'aggiornamento del personale. Rispetto alla normativa agevolativa precedentemente in vigore, egli sottolinea la semplicità applicativa della detassazione degli utili reinvestiti soprattutto in riferimento alla dual income tax, facendo peraltro presente che l'articolo 5 prevede, in alcuni casi, un regime facoltativo e di alternatività rispetto alla detassazione degli utili reinvestiti. Egli esprime poi una valutazione positiva sia delle disposizioni in materia di semplificazione e soppressione di adempimenti inutili a carico dei contribuenti, sia in materia di riorganizzazione dell'Amministrazione finanziaria. A tale ultimo proposito, va nella direzione auspicata la proposta di riorganizzare il particolare settore delle entrate derivante dai giochi, scommesse e concorsi a premi, in vista di un deciso rilancio di tale apparato per arrestare il notevole decremento di gettito sofferto nell'ultimo anno. Per quanto riguarda la soppressione dell'imposta sulle successioni e donazioni, misura ampiamente condivisibile, egli preannuncia la presentazione di proposte emendative, volte, tra l'altro, ad estendere il nuovo regime anche alle successioni aperte prima della data di entrata in vigore della legge e non ancora definite con il pagamento delle relative imposte ovvero per le quali è in corso il contenzioso.

 

4 luglio 2001 - Resoconto dell'intervento sulla BSE
EUFEMI (CCD-CDU:BF). 

Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli senatori,

 il Governo Amato ha lasciato molte eredità, anche eredità istituzionali come il decreto-legge n. 199 oggi al nostro esame, concernente la proroga dei termini dal 31 maggio al 31 luglio 2001 relativa agli interventi per fronteggiare l'emergenza BSE. Si tratta di un'emergenza sanitaria ma anche economica e sociale, perché colpisce pesantemente un settore come quello zootecnico in tutta la filiera, dall'allevamento alla macellazione, ai macellai, fino ad interessare pesantemente il settore del trasporto. L'occasione odierna allora ci offre lo spunto per alcune considerazioni anche di carattere generale. Non va infatti dimenticato che l'annata agraria 2000 ha registrato una flessione dello 0,6 per cento rispetto all'anno precedente, unico settore in controtendenza rispetto alla crescita del PIL, ma offrendo al tempo stesso un contributo positivo all'inflazione. La ragione di scambio ha registrato un andamento negativo per la modesta crescita dei prezzi di base (più 1,2 per cento) e la ripresa sensibile dei prezzi dei prodotti e dei mezzi tecnici acquistati (più 2,5 per cento). Il valore aggiunto ai prezzi di base dell'agricoltura ha avuto una perdita di valore pari all'1,6 per cento, un trend negativo nell'occupazione (meno 54.000 unità rispetto all'anno precedente, con un meno 4,6 per cento che deve fare riflettere), ma assume anche un significato, ancor più indicativo, rispetto alla crescita nei settori industriali e del terziario, naturalmente dell'occupazione. Le difficoltà incontrate dal settore zootecnico sono state aggravate dall'allontanamento delle persone dal consumo delle carni bovine. Con la legge 9 giugno 1964, n. 615, e la legge 23 gennaio 1968, n. 33, sono state disposte le modalità di lotta per la eradicazione della tubercolosi bovina, alla brucellosi bovina e alla leucosi bovina enzootica, anche attraverso l'erogazione di indennità di abbattimento con fondi nazionali per gli allevatori. Con il regolamento della Comunità europea n. 2777 del 18 dicembre 2000, a causa della comparsa di nuovi casi di encefalopatia spongiforme bovina, la Commissione ha istituito misure eccezionali di sostegno del mercato anche attraverso l'acquisto, con cofinanziamento comunitario, dei capi bovini con età superiore a trenta mesi ai fini del loro abbattimento e conseguente distruzione della carcassa allo scopo di evitare cospicue eccedenze di prodotto sul mercato stesso.

Le finalità dei due interventi prima ricordati non sono similari né alternativi tra di loro in quanto rivestono un carattere sanitario le disposizioni previste per la lotta TBC, BRC e LBE e uno specificatamente economico quelle relative all'acquisto dei bovini con età superiore ai 30 mesi e che non risulta un doppio esborso a carico del bilancio comunitario. In questa fase di crisi del mercato delle carni bovine, causata dall'emergenza BSE, risulta difficoltosa la collocazione commerciale in genere dei capi bovini e, pertanto, riteniamo opportuno che gli allevatori possano usufruire di entrambi i benefìci ammessi dalle normative vigenti. Sono queste le ragioni per le quali avevamo sollecitato una proposta emendativa che per rilievi sul contenuto proprio del decreto di mera proroga non ne ha consentito l'esame. Ciò avrebbe determinato l'introduzione di una norma interpretativa, con maggiori elementi di indispensabile chiarezza rispetto alla riscontrata contrapposizione delle burocrazie del Ministero delle risorse agricole e forestali, favorevole alla cumulabilità degli interventi, e di quello della sanità, invece contrario, limitandosi quest'ultima all'indicazione dell'opzione più favorevole.

Abbiamo presentato, insieme ai colleghi Zanoletti e Borea, un ordine del giorno che va in questa direzione, di cui auspichiamo il pieno accoglimento da parte del Governo. È auspicabile inoltre che l'attuale Governo possa superare questo conflitto burocratico tra le amministrazioni dell'agricoltura e della sanità per poter determinare quell'intervento di aiuto e sostegno a un settore fortemente in crisi e che merita il massimo sostegno in questa fase; un sostegno che non è mero assistenzialismo ma solidarietà autentica verso un comparto che dignitosamente sta cercando di superare la difficile congiuntura economica di cui non ha responsabilità alcuna, essendo vittima di un sistema che ha le proprie origini oltre le frontiere del Paese. 

(Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, FI e AN e del senatore Gubert. Congratulazioni).

DIBATTITO SULLA FIDUCIA AL GOVERNO BERLUSCONI II

INTERVENTO DEL SEN. MAURIZIO EUFEMI

VICE PRESIDENTE GRUPPO CCD-CDU BIANCOFIORE

Signor Presidente del Senato, Onorevole Presidente del Consiglio, Onorevoli Senatori,

Il 13 maggio, nonostante le difficoltà per la fallimentare gestione dell'election day, il popolo italiano ha espresso un chiaro, inequivocabile duplice giudizio: negativo sul bilancio dei governi dell'Ulivo e positivo sul programma elettorale della Casa delle Libertà e sulla premiership di Silvio Berlusconi.

E' stata una vittoria-referendum sul contratto programma presentato agli elettori che Le hanno dato piena fiducia, assumendo carattere di garanzia e di impegno nei confronti di tutti gli italiani.

Sta a noi, forse della maggioranza che sostengono l'Esecutivo, realizzare quel programma condiviso sul quale siamo fortemente motivati ed impegnati.

Il voto del 13 maggio ha determinato due condizioni forti: la governabilità del Paese e la realizzabilità del programma che oggi noi abbiamo il dovere di attuare in tutte le sue parti. E' stata bocciata ogni velleità del giustizialismo dipietrista.

La Sua esposizione programmatica ci ha pienamente convinto dalla linea di politica estera, al piano delle infrastrutture, dalla affermazione della economia sociale di mercato alla globalizzazione della solidarietà di cui la cancellazione del debito è atto qualificante e che si afferma con il dialogo e non con i sabotaggi e le violenze.

Abbiamo ricevuto una eredità pesante. Una eredità sociale negativa sia in termini di nuove povertà che di maggiori divari socio economici nord-sud.

V'è poi una eredità istituzionale legata ai decreti dell'ultima ora.

V'è infine una eredità negativa per i conti pubblici, ormai certificata. E' bene procedere ad una operazione verità.

Solo l'ex Ministro Visco continua a credere ad un disavanzo deficit PIL all'1 per cento nonostante gli errori previsionali sulla crescita e sulla dinamica inflazionistica su cui il governo ha forti responsabilità rispetto alla politica tariffaria. E lo stesso Visco continua a far credere all'opinione pubblica che rispetto agli obiettivi di finanza pubblica per il 2001 la responsabilità del pericoloso sfondamento sia del Governo che deve ancora operare e non di chi ha governato finora!

Sono mancate all'appello significative poste sulle entrate dal capital gain al lotto, alla decantata lotta all'evasione per non parlare del flop delle licenze UMTS anche perchè il modello Cardinale è cosa diversa da quello del Prof. Klemperer.

E' ormai accertato che l'indebitamento netto della Pubblica Amministrazione eccederà in misura rilevante l'obiettivo dell'1 per cento del PIL come ha puntualmente indicato il Governatore Fazio.

Ancora oggi la sinistra appare incapace di comprendere appieno le ragioni della disfatta.

Signor Presidente del Consiglio,

il successo della Casa delle Libertà è derivato dalla forza e dalla coesione della coalizione, dalla forza del suo programma.

Noi del Biancofiore abbiamo a cuore i valori della vita, della famiglia, della istruzione e formazione, del lavoro, della sicurezza. Intendiamo riaffermarli con forza, con coerenza, con lealtà, con coraggio e determinazione.

Sollecitiamo scelte economiche precise come la approvazione della nuova legge Tremonti allargata ai capitali umani ed alle tecnologie determinando le condizioni per promuovere un ciclo di nuovi investimenti e nuova occupazione soprattutto nelle aree deboli del Paese.

Auspichiamo un svolta nelle politiche familiari che non vanno confuse con le politiche assistenziali. Guardiamo con favore ad una grande riforma della tassazione della famiglia attraverso l'introduzione dello splitting, superando l'individualismo così caro alla sinistra, siamo aperti al confronto. Rivolgiamo al Ministro dell'Economia un invito semplice, che non costa nulla. Ripristini immediatamente la dichiarazione dei redditi congiunta per tutti i coniugi. Non vi devono essere distinzioni tra i cittadini. Non è un atto formale, è una scelta di civiltà in favore della famiglia come entità economica, sociale e soprattutto fiscale quella  dell'art. 29 della Costituzione. Perchè nel nostro Paese si sta realizzando quello che anticipò con lungimiranza Alfred Sauvy il grande demografo francese e cioè il divorzio tra la società e la vita. Per evitare questo dovremo dare le risposte giuste, quelle che hanno saputo dare in Europa, la Francia e la Germania in questi anni, quelle che sono state recentemente date da Bush; ma gli  ulivisti nostrani, dopo l'abbandono di Clinton, non guardano più oltreatlantico. Eppure Bush ha realizzato una grande riforma fiscale che prevede forti misure per i figli e per la famiglia in un orizzonte decennale di interventi.

Chiediamo inoltre un fisco on line non solo nei pagamenti, ma anche nei rimborsi verso i contribuenti.

Sollecitiamo una forte spinta al settore no profit attraverso indispensabili misure fiscali sui servizi privati alla persona e alla famiglia capaci di determinare la diffusione e la crescita della impresa sociale generando occupazione aggiuntiva in un settore dove si registrano forti ritardi rispetto alla media dei Paesi dell'Unione che degli Stati Uniti.

Vediamo dunque con favore la sperimentazione della legge spagnola sulla cooperazione che può rappresentare un modello vincente sulla cooperazione sociale.

Il rinvio della riforma sui cicli non è solo un problema di consiglio di Stato, Onorevole Berlinguer. E' questione politica. Si tratta di una riforma che abbiamo avversato in Parlamento e nel Paese perchè fatta contro le famiglie e contro gli insegnati con una grave sottovalutazione dei costi, dell'impianto della onda anomala sulle strutture scolastiche.

La riforma della parità poi è una falsa riforma perchè non è pluralista, non offre detrazioni fiscali né afferma una competizione tra pubblico e privato.

Come parlamentare del Piemonte, auspico le indispensabili modificazioni ed integrazioni della legge 285/2000 relativa ai giochi olimpici  del 2006 affinchè quell'evento sportivo diventi una grande opportunità di sviluppo per l'intero Piemonte.

Molti merli né fischiettanti, né parlanti, ma scriventi hanno preceduto questo dibattito finendo per luttazzizzarsi solo perchè abbiamo difeso la vita. Molti ignorano che nel programma della Casa delle Libertà i valori della vita e della famiglia sono fondanti. Abbiamo portato una cultura della vita e della solidarietà rispetto ad una cultura della morte. E' forse un peccato affermare la centralità parlamentare su questi temi?  O possono solo parlare i sostenitore del gay pride e non i sostenitore della vita? Vi sono forse temi intoccabili, patrimonio esclusivo dei sessantottini al potere mediatico? Molti si meravigliano di condanne a morte inflitte ed eseguite negli USA, ma non provano altrettanto stupore per i 139.386 aborti  registrati nella ultima relazione governativa. (+0,7 per cento rispetto all'anno precedente). Non si accorgono di mandare al macello una nazione prendendo immigrati cui dovranno regalare le case per assistere i nostri anziani nella fase del tramonto della vita.

Signor Presidente del Consiglio,

il Paese ha espresso una forte volontà di cambiamento, La Sua leadership ha saputo cogliere le ansie di rinnovamento, di adeguamento, di competizione della società italiana interpretando questo desiderio in una nuova sintesi degasperiana coniugando la volontà e le istanze dei mondi vitali produttivi dai lavoratori autonomi, dal popolo delle partite IVA agli imprenditori, dagli artigiani, ai commercIanti dagli agricoltori ai dipendenti pubblici. Ciò ha consentito un grande successo elettorale di una coalizione pluriculturale ed interclassista, ma ancora di più determinando le condizioni per linee erardhiane di politica economica e sociale capaci di affrontare la sfida del futuro, la sfida della modernizzazione del Paese. Ha saputo indicare con le idee una rotta precisa; ha vinto una battaglia politica ma anche culturale contro una sinistra arroccata sul conservatorismo  e precipitata al minimo storico elettorale, culturale e progettuale.

Noi del Biancofiore, con l'orgoglio della nostra identità. Le daremo convinto e pieno sostegno parlamentare per realizzare per il bene del Paese, linee programmatiche che condividiamo perchè appartengono all'edificio che abbiamo costruito con mura solide: la Casa delle Libertà.

Roma, 18 giugno 2001

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