MAURIZIO EUFEMI

eletto al Senato della Repubblica - per la Provincia di Torino - Collegio n. 7

Vice Presidente Vicario Gruppo UDC ( CCD-CDU-DE)

INTERROGAZIONI ed INTERPELLANZE

23 gennaio 2007 - Interpellanza su Trenitalia
25 ottobre 2005 - Interrogazione sui gravi episodi intervenuti a Torino durante una manifestazione dei Centri Sociali
21 luglio 2005 - INDAGINE CONOSCITIVA SUI PROBLEMI DELLO SPORT
23 giugno 2005 - Interpellanza 2-00690 sull'azienda Embraco di Riva presso Chieri (Torino) e risposta del Governo
13 maggio 2005 - Interpellanze sull'Ordine Mauriziano
28 aprile 2005 - Interrogazione su Villa Romana 
12 aprile 2005 - Sollecito interpellanza su banda gara Fondazione Ordine Mauriziano
7 aprile 2005 - Interpellanza su bando di gara Fondazione Ordine Mauriziano
21 marzo 2005 - Interpellanza su fondi CIPE per lavoratori EMBRACO
17 marzo 2005 - Interpellanza sul corretto svolgimento del campionato di calcio
8 febbraio 2005 - Interpellanza sul mondo del Calcio
3 febbraio 2005 - Interrogazione a risposta orale: Precari, mantenere gli impegni
18 novembre 2004 - Interrogazione a risposta in Commissione Lavoro su Azienda Embraco di Chieri
17 novembre 2004 - Gestione alloggi Difesa (4ª Commissione)
26 ottobre 2004 - Interpellanza sull'Ospedale Mauriziano di Torino
settembre 2004 - Interrogazione a risposta scritta su Centro Giustizia Minorile del Piemonte e della Valle d’Aosta
22 luglio 2004 - Interrogazione su industria calzaturiera e risposta del Governo
21 luglio 2004 - Interrogazione a risposta scritta su Università di Torino
21 luglio 2004 - Interrogazione a risposta scritta su Orchestra sinfonica di Torino
22 gennaio 2004 - Interrogazione sui contributi agricoli unificati
15 maggio 2003 - Segue l'interrogazione 3-00655 sulla gestione dell'aeroporto di Milano Malpensa.
15 maggio 2003 - Sull'attentato ad una sede della CISL
GIOVEDI' 20 MARZO 2003 -  Interrogazione in commissione Finanze su Cirio-Bond
14 gennaio 2003 - Interrogazione su delibera Regione Campania
26 novembre 2002 - Interrogazione relativa alle deleghe del Vice MInistro Tassone
19 novembre 2002 - Interrogazione presentata in Commissione Finanze relativa ai bond Cirio
23 ottobre 2002 - Interrogazione si aziende fornitrici CRT a seguito fusione con Unicredit
21 ottobre 2002 - Interrogazione a risposta in Commissione Istruzione Pubblica, Beni Culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport
18 giugno 2002 - Interrogazione su dipendenti delle Poste
17 giugno 2002 - Interrogazione a risposta scritta su Acquedotto del Monferrato
10  giugno 2002 - Interrogazione su cartelle pazze INPS
9 maggio 2002 - Risposta del governo all'interrogazione sulla tutela del vino italiano
8 maggio 2002 - Interrogazione per Alpignano
7 maggio 2002 - Interrogazione su caserma CC di Chieri
19 aprile 2002 - Interpellanza sulla Banca Popolare di Novara
19 aprile 2002 - Scadenza clausola di salvaguardia in favore delle aziende concessionarie del servizio riscossione tributi
17 aprile 2002 - Interrogazione su atti vandalici a Torino durante lo sciopero generale
11 aprile 2002 - Interpellanza su Unione Nazionale Cooperative Italiane
16 marzo 2002 - Interpellanza sul "mobbing"
19 febbraio 2002 - Interrogazione a risposta scritta su smaltimento carcasse
15  febbraio 2002 - Interpellanza su fusione tra Banco di Sicilia e Banco di Roma
15 febbraio 2002 - Interpellanza su BSE e bistecca fiorentina
7 febbraio 2002 -Interrogazione su paziente colpita dal morbo della "mucca pazza"
30 gennaio 2002 - Interpellanza sulla Banca Popolare di Novara
26 gennaio 2002 - Interrogazione sulle cartelle pazze e risposta del Governo
14 dicembre 2001 - Interpellanza su personale volontario dei Vigili del Fuoco
3 dicembre 2001 - Interpellanza su campagna pubblicitaria F.S.
27 novembre 2001 - Mozione su Ordini Professionali
22 novembre 2001 - Giudici di Milano
13 novembre 2001 - INTERPELLANZA GIUDICI DI MILANO
23 ottobre 2001 - Interpellanza Borrelli
1 ottobre 2001 - Interrogazione a   risposta scritta su controlli INPS
23 luglio 2001 - Interrogazione a risposta scritta su inquadramento insegnanti
3 luglio 2001 - Interrogazione a risposta scritta su collocazione discarica Settimo T.se

23 gennaio 2007 - Interpellanza su Trenitalia

EUFEMI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. -

Premesso che: la semestrale di Trenitalia si è chiusa con una perdita di 1.022 milioni di euro e a fine anno il buco di bilancio potrebbe arrivare a 1.707 milioni;

Trenitalia S.p.A. risulta main sponsor "privato", pur essendo la stessa società interamente pubblica, per l'anno 2006 della fondazione Romaeuropa, si chiede di sapere:

quale sia l’ammontare della sovvenzione erogata nell'anno 2006 da Trenitalia alla fondazione Romaeuropa;

se il Ministro in indirizzo ritenga tollerabile questo genere di aiuti da parte di una società pubblica in stato di gravissima perdita;

se non ritenga opportuno assumere, per quanto di competenza, iniziative concrete ed urgenti al fine di evitare che società in perdita sovvenzionino surrettiziamente con la fiscalità generale manifestazioni che dovrebbero essere finanziate dai soci o dalle comunità locali;

considerato, altresì, che il comma 1364 della legge 296/2006 (legge finanziaria per il 2007) dispone l'entrata in vigore dei commi 966, 967, 968 e 969 relativi al gruppo Ferrovie dello Stato, dalla data di pubblicazione della stessa legge finanziaria, si chiede di sapere: quando saranno disponibili i dati del bilancio consolidato del gruppo Ferrovie dello Stato; se non si ritenga conforme alla normativa vigente sulle società per azioni che il bilancio 2005 della holding gruppo Ferrovie dello Stato non sia, come risulta all'interrogante, ancora disponibile per gli organismi pubblici e privati istituzionalmente competenti.

25 ottobre 2005 - Interrogazione sui gravi episodi intervenuti a Torino durante una manifestazione dei Centri Sociali

Al Ministro degli Interni per sapere:

premesso che:

gravi episodi sono accaduti nel centro di Torino nella giornata di sabato 22 Ottobre durante la manifestazione organizzata dai Centri sociali a cui hanno partecipato circa 700 giovani che hanno manifestato contro gli sgomberi, contro la linea ferroviaria ad alta velocita' Torino-Lione e contro le forze dell'ordine.

I manifestanti hanno percorso in corteo il centro di Torino, imbrattando numerosi muri lungo il percorso e in particolare quelli della settecentesca Parrocchia del Carmine, su cui hanno scritto frasi oltraggiose nei confronti, oltre che della chiesa cattolica, anche dello stesso ministro dell'Interno, che rieccheggiano vecchi motivi anarchici;

è stato anche fatto esplodere perfino un petardo in chiesa durante la celebrazione vespertina;

quali siano state le misure di sicurezza disposte dalle autorità per contrastare i prevedibili episodi di violenza;

quali siano le sue valutazioni su questi gravissimi fatti di intolleranza che si risolvono in veri e propri oltraggi alla religione cattolica;

se siano stati identificati i responsabili di tali gravissimi atti vandalici;

le sue valutazioni, infine, in ordine al silenzio dei grandi giornali di opinione su episodi che dovrebbero far riflettere in ordine al clima di intolleranza nei confronti della religione cattolica e verso le opinioni dei credenti che sta pericolosamente avanzando nel paese sulla spinta dei settori più antagonisti della società e la connivenza di quelli più laicisti.

Sen. Eufemi Roma, 25 ottobre 2005

21 luglio 2005 - INDAGINE CONOSCITIVA SUI PROBLEMI DELLO SPORT

SENATO DELLA REPUBBLICA XIV LEGISLATURA 7ª COMMISSIONE PERMANENTE (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) Seduta n. 415 INDAGINE CONOSCITIVA SUI PROBLEMI DELLO SPORT 1º Resoconto stenografico SEDUTA DI GIOVEDI` 21 LUGLIO 2005 Presidenza del presidente ASCIUTTI

* EUFEMI (UDC). Signor Presidente, mi ha un po' sorpreso la risposta fornita dal presidente Carraro alle sue domande iniziali, posto che ci ha rappresentato un mondo in cui, francamente, non ci ritroviamo. Condivido inoltre moltissime delle considerazioni svolte dal senatore Castagnetti, sulle quali tornero` tra breve.

Quanto alle mie perplessita`, tengo a precisare che, avendo partecipato all'indagine conoscitiva condotta dalla Commissione finanze sul settore dei giochi e delle scommesse - per altro ho qui con me i resoconti delle sedute - ho avuto modo di esaminare tutta la questione con dovizia di particolari e di rilevare che il grande nodo del calcio e` costituito dal problema del decremento delle entrate dovute al Totocalcio che, dopo un picco positivo registrato nel 1992, hanno avuto un inarrestabile andamento negativo.

Cio` ha comportato una serie di provvedimenti che il Parlamento Senato della Repubblica XIV Legislatura - 17 - 7ª Commissione 1º Resoconto Sten. (21 luglio 2005) ha licenziato in favore del comparto e che hanno causato problemi e qualche brutta figura in sede comunitaria, non ultimo, quello che abbiamo votato ieri pomeriggio e che fa riferimento al famoso «decreto spalmadebiti ». La ragione di cio` va cercata - e` stato gia` segnalato - nell'assenza di una adeguata strategia di abbattimento dei costi, senza la quale non si possono inseguire i ricavi attraverso le varie fonti di entrata ed in tal senso credo che la Federazione potrebbe fare molto.

Va detto inoltre che le partite, come dichiarato dal senatore Castagnetti, sono anche un «po'truccate»; e se e` vero che gli sportivi nei bar affermano di conoscere il risultato delle partite prima che vengano giocate - la questione degli arbitraggi e` scoppiata in maniera virulenta in Germania, ma non nel nostro Paese, e non si capisce come cio` sia potuto avvenire - qualche dubbio effettivamente insorge di fronte a goal fatti che non risultano entrati nella rete o a palle irregolarmente prese con le mani dai calciatori e per di piu` davanti agli occhi di tutto il mondo. La partita, e` quindi gia` truccata, anche tenuto conto che gli interessi in gioco in questa vicenda sono certamente molto piu` forti, al di la` delle opinioni buone o cattive che possiamo esprimere in questa Commissione. Lo riscontreremo in futuro posto che questa alterazione del rapporto riguarda tutto, e quindi il nostro rapporto con il Governo, ma anche con i grandi gruppi editoriali. C'e` insomma questo squilibrio, che naturalmente si riflette sulla posta in gioco. Mi chiedo, allora, se ci si renda davvero conto di quale sia la situazione del calcio italiano e dei risultati negativi che questa produce e non mi riferisco certo solo ai risultati negativi del calcio italiano nei campionati europei o mondiali degli ultimi anni a proposito dei quali il presidente Carraro ha portato una serie di argomentazioni che non sono, tuttavia, sufficienti a giustificarli. Bisogna infatti considerare le ricadute negative sul Totocalcio, e il conseguente decremento di quella che rappresentava l'entrata piu` cospicua dell'intero settore sportivo, tutti elementi questi che inducono a svolgere anche qualche considerazione in ordine alla credibilita` dell'intero sistema. Una credibilita` che dobbiamo in qualche modo riconquistare - che non e` quella cui si riferiva il senatore Castagnetti, il quale ha parlato dell'ipotesi di costruire piu` campionati come nella boxe - cercando di difendere un fenomeno rispetto al quale l'intero Paese manifesta ancora una grande passione.

PRESIDENTE. Senatore Eufemi, per ragioni di tempo, le chiedo di formulare a breve le sue domande.

EUFEMI (UDC). Arrivo subito al punto, signor Presidente, mi scuso ma l'audizione odierna costituisce un'occasione troppo importante per non approfittarne...

PRESIDENTE. La prego di essere conciso.

EUFEMI (UDC). Signor Presidente, seguo le questioni con grande attenzione e non vengo qui a parlare come farebbe uno sprovveduto. In tema di doping ho presentato una interrogazione alla quale ha risposto in Aula lo scorso 17 marzo il sottosegretario Pescante. In tale testo si chiedevano chiarimenti in ordine alla vicenda cui ha accennato anche il senatore Castagnetti, ovverosia quella di un medico che e` stato condannato per aver prescritto sostanze dopanti. Rispetto a tale vicenda che cosa ha fatto la Federazione e perche´ non e` intervenuta rapidamente la giustizia sportiva e si e` dovuto attendere l'intervento della magistratura ordinaria?

Ebbene, mi risulta che la Federazione non abbia posto in essere alcuna iniziativa e questo e` il punto fondamentale. Che messaggio diamo ai giovani a fronte di questo grave fenomeno? Non si puo` scaricare la responsabilita` (come pure ho sentito fare) solo sulle famiglie che hanno il mito del calciatore! E`necessario invece disporre dei controlli seri, a tappeto, estesi anche alle societa` sportive, al fine di rilevare i consumi di certi medicinali, si guardi quindi alle societa` sportive, intervenendo in maniera decisa ed efficace.

Ripeto, quale messaggio diamo ai giovani, rispetto ad un mondo che parla solo di soldi, di miliardi e - quindi - anche di droga? Che cosa stanno facendo e hanno fatto gli organismi federali per reintrodurre regole che valorizzino i giovani? Anche per quanto riguarda i vivai, le indicazioni che oggi ci sono state date sono insufficienti. C'e` bisogno di promuovere questo settore soprattutto sotto il profilo della promozione dei valori sportivi che costituiscono un elemento fondamentale. I giovani devono avere la prospettiva di giocare a calcio, ma il loro futuro non deve essere affidato ai procuratori, ma, piuttosto, ai valori e al talento sportivo. Questo e` il punto fondamentale. Abbiamo visto troppi intrecci conseguenti all'operato dei procuratori, che alterano e non giustificano i risultati o l'affermazione di un giovane nell'ambito di una societa` calcistica.

E `importante affermare una cultura dei valori sportivi proprio a partire dai giovani, garantendo una loro maggiore presenza: queste sono le regole che devono essere fissate. Bisogna ad esempio limitare il numero delle rose che non puo` essere ampliato all'infinito per cui il giocatore che viene squalificato o che subisce un infortunio non determina alcun problema alla societa` che si puo` permettere di disporre di 30-40 giocatori, ma penalizza gravemente chi non ha tale possibilita`, proprio perche´ cio` non favorisce un riequilibrio tra le societa`. Tutto questo riguarda i giovani e la Federazione in proposito puo` fare molto, intervenendo rapidamente perche´ stiamo parlando di regole che appartengono allo sport.

Quanto ai bilanci di alcune societa` calcistiche, va segnalato che essi sono «gonfiati» a causa dall'incremento spropositato dei diritti televisivi, condizione di cui non usufruiscono pero` altre societa`, il che determina una differenziazione e una alterazione della loro capacita` di stare sul mercato.

Signor Presidente, non sono venuto in questa sede per difendere la Salernitana, il Perugia, il Torino o il Genoa, in quanto il mio e` un discorso  di carattere generale, non essendo interessato - ripeto - ad alcuna di queste vicende dell'attualita` politica e parlamentare. Voglio tornare brevemente sulla questione dei procuratori e sull'intreccio tra questi ultimi e le societa` che crea gravissime alterazioni.

Mi chiedo per quale ragione la Federazione non intervenga ad esempio ponendo dei limiti al numero di giocatori che possono essere rappresentati da un procuratore, ai passaggi di societa` e ai contratti che configurano un aggiramento di tipo fiscale attraverso la stipula di contratti onnicomprensivi, che tutelano il calciatore ma da cui consegue una perdita di gettito per lo Stato. E `quindi una questione che va regolamentata e sulla quale la Federazione italiana gioco calcio puo` intervenire. E` in corso di esame la riforma in materia di diritto societario ed e` prevista una norma in base alla quale per quanto riguarda le societa` di revisione se un partner viene giudicato responsabile di determinate azioni non puo` passare ad un'altra societa`, ed inoltre e` opportuno prevedere un intervallo di tempo da interporre tra la libera professione e il rapporto diretto con una societa` calcistica.

Queste, a mio avviso, sono le questioni da affrontare in maniera determinante. Non intendo dilungarmi oltre rispetto a quanto gia` sottolineato, se non per evidenziare la necessita` che presidente Carraro si faccia carico di un problema che considero fondamentale.

Non e` piu` possibile immaginare di poter garantire il prestigio del calcio italiano solo guardando ai Campionati europei del 2012, posto che vi e` la pressante necessita` di agire nell'immediato per restituire credibilita` al sistema, ricorrendo a regole piu` rapide, forti, e severe al fine di ricostituire una etica del calcio in cui prevalga il valore sportivo rispetto al business e ai diritti televisivi. Queste, in conclusione, erano le considerazione che intendevo porre.

23 giugno 2005 - Interpellanza 2-00690 sull'azienda Embraco di Riva presso Chieri (Torino) e risposta del Governo

Ha facoltà di parlare il senatore Eufemi per illustrare tale interpellanza. 

EUFEMI (UDC). Signor Presidente, non utilizzerò tutto il tempo a disposizione per l'illustrazione dell'interpellanza. Ricordo brevemente l'azione che noi, come Gruppo, abbiamo svolto in favore dei lavoratori, non dell'azienda, perché c'è stata una serie di vicissitudini che ha portato al cambiamento della proprietà. 

L'azienda Embraco di Riva presso Chieri sta attuando il piano industriale concordato dopo l'attivazione del tavolo tecnico per la riorganizzazione della linea produttiva restante, perché, rispetto alla capacità produttiva precedente, vi è stata, dopo l'allargamento dell'Unione Europea, una delocalizzazione verso i Paesi entrati recentemente nella Comunità. Questo sta portando ad una riduzione tale dell'attività produttiva da diventare quasi un magazzino. I lavoratori della Embraco sono stati collocati in cassa integrazione, anche per effetto della spinta che abbiamo dato per l'utilizzazione di questo ammortizzatore sociale, rispetto ad una dimenticanza, ad un'assenza da parte degli stessi rappresentanti del lavoratori che sono stati un po' disattenti. 

C'era il problema che i fondi deliberati con l'accordo intervenuto nel tavolo ministeriale non erano stati approvati dal Comitato interministeriale per la programmazione economica e si avvicinava il termine per l'utilizzazione della cassa integrazione. Avevamo chiesto, allora, quali interventi il Governo stesse portando avanti per rimuovere questa situazione di difficoltà nell'erogazione dei fondi, per sbloccare tali risorse, al fine di evitare che la proprietà avviasse le procedure di mobilità per oltre 800 lavoratori. Ciò avrebbe conseguenze gravi in un'area fortemente colpita dalla crisi industriale, anche nel settore tessile, e dal processo di delocalizzazione, che ha causato difficoltà dal punto di vista sociale. Per queste ragioni, avevamo sollecitato il Governo ad attivare tutte le iniziative che consentissero lo sblocco dei fondi e determinassero le condizioni per un'azione di sostegno verso oltre 800 famiglie. Resto pertanto in attesa di conoscere quali azioni siano state poste in atto dal Governo.

CALIGIURI, sottosegretario di Stato per le attività produttive. 

Il Ministero delle attività produttive segue con la massima attenzione la vicenda della società Embraco, relativamente alla quale si rappresenta quanto segue. Il 10 febbraio 2005 è stato firmato, tra la Presidenza del Consiglio dei ministri (Comitato per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione), il Ministero delle attività produttive, la Regione Piemonte, la Provincia di Torino, la Provincia di Asti e gli altri enti locali interessati, le organizzazioni sindacali nazionali e la Embraco Europe s.r.l., un protocollo d'intesa che prevede l'avvio da parte della Embraco di un programma di investimenti di circa 10 milioni di euro, volto alla ristrutturazione e al rilancio del sito industriale di Riva presso Chieri, concentrando la produzione di compressori per frigoriferi di ultima generazione su un'unica linea, nella quale verranno occupati circa 450 addetti. Gli altri 450 lavoratori della società verranno messi in CIGS, in previsione del loro recupero occupazionale. A tal fine verrà avviato un programma di sviluppo industriale dell'area, che si avvantaggerà della disponibilità dei terreni e fabbricati da destinare a nuove iniziative imprenditoriali, che verranno messi in vendita dalla stessa Embraco. Contestualmente all'avvio dell'operazione di compravendita dei cespiti, la finanziaria regionale Finpiemonte avvierà un piano di valorizzazione e di infrastrutturazione dei siti e procederà alle azioni di scouting di nuovi soggetti imprenditoriali. L'insediamento delle nuove iniziative sarà oggetto di specifiche azioni di sostegno finanziario nei limiti consentiti dalle normative comunitarie, tenuto conto che l'area di Riva presso Chieri non beneficia delle deroghe per le aree del Centro-Nord. A tal fine, la Provincia di Torino e il responsabile del Patto territoriale di Torino Sud, d'intesa con il Ministero delle attività produttive, metteranno a disposizione delle nuove iniziative, che si ubicheranno nell'area Embraco e che assumeranno il personale posto in CGIS (cassa integrazione guadagni straordinaria). Gli incentivi in conto capitale ancora disponibili nell'ambito del patto ammontano a circa 3 milioni di euro. Nella successiva riunione tecnica, tenutasi presso il Ministero delle attività produttive il 14 aprile del corrente anno, sono state quindi definite le opzioni che consentiranno, attraverso il ricorso agli strumenti normativi attivabili, il reperimento delle risorse con cui assicurare la copertura finanziaria dell'intero programma. In particolare, è stato stabilito che sarà sottoposta al vaglio del CIPE l'opportunità di procedere all'attuazione di un apposito accordo di programma quadro che, nell'ambito della intesa istituzionale di programma sottoscritta dal Ministero dell'economia e delle finanze e dalla Regione Piemonte, definisca specifiche linee di intervento a sostegno del programma di rilancio industriale dell'area di Riva presso Chieri. Nell'incontro dell'8 giugno ultimo scorso è ripreso presso il MAP il confronto per le verifiche sul programma di riorganizzazione produttiva dell'area dello stabilimento Embraco Europe di Riva presso Chieri e di salvaguardia dei livelli occupazionali, oggetto del protocollo d'intesa sopra illustrato. Nel corso della riunione, alla quale hanno partecipato tutte le parti interessate, sono stati illustrati i seguenti interventi, già realizzati per la risoluzione della vertenza. L'impegno specifico assunto dal sottosegretario Letta per la copertura finanziaria dell'intera operazione nella lettera inviata al Presidente della Regione Piemonte. 

II Ministero delle attività produttive, d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze e con la Regione Piemonte hanno messo a punto un procedimento amministrativo regolato da un accordo che impegna tutti i soggetti pubblici e privati alle rispettive attività, con modalità e tempi definiti. La Regione Piemonte si è resa disponibile, in attesa delle approvazioni da parte degli organi centrali competenti, che avverranno entro il corrente mese, ad anticipare le risorse che verranno assegnate dal Governo, previste in 5 milioni di euro, al fine di favorire l'immediata attivazione del programma di investimenti da parte della società Embraco. Le organizzazioni sindacali, alla luce dei suddetti impegni, hanno ribadito la necessità che anche l'Azienda confermi l'impegno, precedentemente assunto, in relazione alla tipologia di CIGS per ristrutturazione. I rappresentanti della Embraco, alla luce degli impegni confermati dalle amministrazioni e, in particolar modo, dell'impegno della Regione Piemonte, hanno confermato la volontà di richiedere la CIGS per ristrutturazione entro il prossimo 24 giugno. Proseguiranno da subito gli incontri tra il MAP, il MEF e la Regione Piemonte per definire puntualmente gli aspetti operativi riguardanti gli adempimenti conclusivi del procedimento. La riunione si è conclusa con l'impegno a riattivare il tavolo in sede di verifica finale sull'avvenuta definizione delle operazioni finanziarie sopra delineate. 

EUFEMI (UDC). Domando di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

EUFEMI (UDC). Signor Presidente, desidero ringraziare vivamente il Sottosegretario per aver portato questi elementi conoscitivi in risposta ad una interrogazione che ho presentato soltanto il 21 marzo. Ciò dimostra, da parte nostra, lo svolgimento di un'azione di monitoraggio sulla situazione relativa alla società Embraco di Riva presso Chieri e, da parte del Governo, un'attenzione a dare risposte che offrano un quadro di certezze rispetto a quanto si sta facendo. 

Ringrazio il Sottosegretario per aver portato questi elementi conoscitivi, in particolare per quanto attiene il dialogo istituzionale che si è determinato tra la Presidenza del Consiglio, nella persona del sottosegretario Letta, come lei ha ricordato, e l'azione della Regione Piemonte, che ha anticipato risorse finanziarie, nonché la necessità nel prossimo incontro del CIPE di sbloccare il finanziamento complessivo, in modo che i fondi potranno, da un lato, essere restituiti alle Regioni e, dall'altro, essere destinati all'azienda. Infatti, l'azienda sta vivendo ancora una fase di cassa integrazione, come lei ha ricordato, e le rotazioni che intervengono sui dipendenti determinano un clima di incertezza. Ci sono poi pressioni da parte dell'azienda volte a chiedere una cassa integrazione per crisi definitiva, e questo potrebbe determinare il rischio di licenziamento di tutti gli occupati. 

Noi, però, onorevole Sottosegretario, rispetto al quadro fornito abbiamo qualche preoccupazione, che deriva dagli smantellamenti riguardanti appunto le linee di produzione dei compressori BP2 che, dalle notizie in nostro possesso, dovrebbero andare in Cina. Quindi, il rischio è che nello stabilimento di Riva presso Chieri resti soltanto la linea dei compressori di fascia EM, la più bassa, che poi viene costruita in Brasile e trasferita in Italia per correggere gli eventuali errori, per la parte finale della produzione. Altro elemento di preoccupazione è l'allontanamento del direttore dello stabilimento di Riva presso Chieri con la sostituzione di un altro dirigente che proviene dalla Slovenia, dove c'è una filiale della stessa azienda. 

Quindi, persistono una serie di questioni che meritano qualche approfondimento e richiedono un'azione ulteriore di monitoraggio per verificare che le risorse che lo Stato destinerà per investimenti, e quindi per la ripresa della produzione, abbiano un buon fine e soprattutto consentano la sopravvivenza di questa azienda, il che significa una dimensione occupazionale notevole; e dietro questi dipendenti vi sono altrettante famiglie rispetto alle quali non possiamo che esprimere solidarietà. 

Rivolgo un invito affinché permanga l'impegno di tutti i soggetti - Stato, Regioni e amministrazioni locali che si sono fatte partecipi del problema - e soprattutto si dia slancio a questo accordo di programma in grado di determinare le decisioni di investimento della stessa azienda, perché noi possiamo prevedere tutte le azioni che vogliamo dal punto di vista istituzionale, però se non c'è un'adeguata e corrispondente azione da parte della stessa proprietà tutti i nostri sforzi rischiano di rimanere - per così dire - incompiuti.


13 maggio 2005 - Interpellanze sull'Ordine Mauriziano

Svolgimento di interpellanze e di interrogazioni (ore 16,05)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.
Saranno svolte per prime le interpellanze 2-00630 e 2-00697 sull’Ordine Mauriziano.
Ha facoltà di parlare il senatore Eufemi per illustrare entrambe le interpellanze.
EUFEMI (UDC). Signor Presidente, rinuncio all’illustrazione per intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente alle interpellanze.
SAPONARA, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli senatori, nel rispondere congiuntamente alle interpellanze 2-00630 (da considerarsi superata) e 2-00697, la prima dei senatori Eufemi e Zanoletti e la seconda del senatore Eufemi, preciso che, come peraltro già ricordato dagli onorevoli interpellanti, la legge 21 gennaio 2005, n. 4, di conversione del decreto-legge 19 novembre 2004, n. 277, ha profondamente innovato l'assetto giuridico dell'Ordine Mauriziano.
Con tale legge, infatti, l'attività ospedaliera dell'ente è stata trasferita alle strutture della Regione Piemonte ed è stata costituita la "Fondazione Ordine Mauriziano" per la gestione del patrimonio immobiliare e mobiliare dell'ente, con lo scopo di conservare la tradizione storico-culturale e risanare il dissesto finanziario verificatosi durante l'amministrazione dell'Ordine negli anni precedenti.
Sull'attività della Fondazione vigila un Comitato costituito da cinque membri di cui uno nominato dal Presidente del Consiglio dei ministri, uno dal Ministero dell'interno, uno dal Ministero per i beni e le attività culturali e gli altri rispettivamente dalla Regione Piemonte e dall'Ordinario Diocesano di Torino.
Il Comitato ha il compito di presentare una relazione annuale al Presidente del Consiglio dei Ministri che provvede a trasmettere la stessa alle competenti Commissioni parlamentari.
In merito all'utilizzo degli spazi dei complessi dell'Abbazia di Santa Maria di Staffarda e dell'Abbazia di Sant'Antonio di Ranverso, la Fondazione Mauriziana ha riferito che con delibera n. 102 del 25 febbraio 2003 il commissario straordinario ha approvato l'aggiornamento del regolamento per l'utilizzo dei monumenti artistici e delle relative tariffe di locazione.
II regolamento viene applicato sia per il complesso abbaziale di Santa Maria di Staffarda, che per l'Abbazia di Sant'Antonio di Ranverso, ed esclude, all'articolo 1, che possano essere concessi in locazione temporanea gli spazi consacrati. L'uso di tali luoghi è previsto solo per l'esecuzione di concerti il cui svolgimento, in base alla regola già adottata dai disciolti organi ordinari dell'Ordine mauriziano, è subordinato al parere vincolante ed insindacabile, nonché all'autorizzazione preventiva delle autorità religiose competenti, che valutano i testi musicali prescelti e il fine morale dell'associazione o del gruppo richiedente la concessione degli spazi.
Le tariffe previste costituiscono esclusivamente il corrispettivo delle spese vive sostenute dalla Fondazione, come la custodia, la sorveglianza e il consumo di elettricità. L'adeguamento delle regole e delle tariffe per le locazioni degli spazi espositivi presso i siti monumentali e storico-artistici e le numerose richieste di concessione avanzate in occasione dello svolgimento dei Giochi invernali del 2006, hanno reso necessario bandire una gara pubblica per la valutazione delle offerte.
Con delibera n. 88 del 22 marzo 2005, il commissario ha quindi avviato le procedure per l'aggiudicazione, in affitto giornaliero o per brevi periodi, di locali o siti storici mauriziani per esposizioni, congressi, fiere e manifestazioni aperte al pubblico per il periodo 1° luglio 2005-30 aprile 2006.
EUFEMI (UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
EUFEMI (UDC). Ringrazio il sottosegretario Saponara per l'amabilità della risposta e per la sua cortesia e gli rivolgo anche gli auguri di buon lavoro, tuttavia, non posso dichiararmi soddisfatto. Non lo dico per mancanza di rispetto nei suoi confronti, ma mi sarei aspettato che a rispondere fosse il sottosegretario D'Alì che, avendo seguito interamente la vicenda, conosceva lo stato dell'arte e quindi avrebbe potuto fornire gli elementi indispensabili rispetto alle questioni poste nell'interpellanza.
Vede, signor Sottosegretario, le hanno fatto fare una brutta figura: nel suo intervento non ci sono quegli elementi di risposta che avevo richiesto. Questo documento burocratico è addirittura vecchio, mancando di quegli elementi aggiuntivi che sono sopravvenuti rispetto a quanto disposto con la delibera n. 88. Infatti, dopo tale delibera, vi è stata una rideterminazione commissariale, la n. 114 del 19 aprile, quindi, in tempo assolutamente utile per poter venire a riferire qui, a distanza di un mese, portando quegli elementi che avevo posto nell'interpellanza.
Faccio riferimento al sottosegretario D'Alì, perché nel corso di quell'iter parlamentare mi ero battuto per la difesa dell'uso sacro, tant'è che nella legge di conversione era stato introdotto l'articolo 6-bis, il quale prevedeva una disciplina organica, rispetto all'uso sacro, dei beni, che sono convenzionati attraverso l'Intesa Stato italiano-Santa Sede, l'articolo 831 del codice civile e quant'altro. Quindi, questo presupponeva un atteggiamento di tipo diverso.
Aggiungo ancora, signor Sottosegretario, che quella norma che avevamo inserito in maniera così precisa è stata disattesa, tant'è che è stato inserito nel sito Internet dell'Ordine Mauriziano il bando di gara che prevedeva l'affitto di tutto questo complesso di beni, senza che si tenesse conto della norma, da noi espressa in maniera esplicita, da parte dello stesso commissario straordinario, che faceva azione di lobbying nelle anticamere delle Commissioni e quindi conosceva esattamente tutto quello che la volontà del Parlamento aveva inserito in quel decreto-legge.
Se c'è stata una così grave leggerezza da parte di chi avrebbe dovuto seguire le questioni con grande attenzione, mi domando quale apprensione dobbiamo avere rispetto all'andamento della gestione commissariale per quanto attiene al futuro dell'Ordine Mauriziano, rispetto al quale già nutrivano numerose preoccupazioni.
E ancora: che cosa emerge da questa vicenda? Che la correzione c’è stata, tant’è che questa rideterminazione commissariale ci lascia soddisfatti; inoltre, viene precisato che sarà ascoltato il parere dell’ordinario diocesano, così come noi avevamo ripetutamente richiesto. Ma mi domando anche se le nomine che sono state operate relativamente al comitato di sorveglianza sono state all’altezza della situazione. Tale comitato, infatti, avrebbe dovuto vedere bene un bando di gara pubblicato su Internet, che è quindi accessibile alla generalità dei cittadini. Se non fanno neppure questo, cosa ci dobbiamo aspettare? Che leggano le carte, i bilanci, che facciano un’analisi puntuale? Questo ci lascia profondamente perplessi.
Ci auguriamo, quindi, che nella gestione commissariale non si proceda così come si è proceduto su questa vicenda, perché sarebbe certamente desolante e preoccupante.
C’è dunque, onorevole Sottosegretario, un’ambiguità nella risposta che lei ha fornito. Non hanno scritto le cose come andavano scritte ovvero in maniera esplicita, richiamando la rideterminazione commissariale che sarebbe stato opportuno, appunto, quanto meno citare.
Onorevole Sottosegretario, nell’ultimo punto dell’interpellanza 2-00697 chiedevo "quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo sull’operato del Commissario straordinario D’Ascenzo", su cui non ho mancato di esprimere profonde riserve.
Pertanto, mi auguro che lei, quando tornerà al Ministero, faccia presente le cose che ho richiamato e che ciò porti ad un atteggiamento di tipo diverso, cioè soprattutto al rispetto della volontà del legislatore.

 

28 aprile 2005 - Interrogazione su Villa Romana 

Interrogazione a risposta orale

Al Ministro per i Beni e le Attività Culturali

Premesso che:

se risulta al vero che, nella città di Torino, sia stata abbattuta una casa romana di 600 metri quadrati;

le sue valutazioni su una così grave devastazione storico-archeologica;

se abbia provveduto ad ordinare una urgente ispezione ministeriale per accertare ogni genere di responsabilità sia diretta che indiretta;

quali siano i risultati della stessa indagine.

12 aprile 2005 - Sollecito interpellanza su bando Fondazione Ordine Mauriziano

EUFEMI (UDC). Domando di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

EUFEMI (UDC). Signor Presidente, intervengo per una sollecitazione. Giovedì scorso, 7 aprile, ho presentato un’interpellanza (la 2-00697), rivolta ai Ministri dell’interno e per i beni e le attività culturali, in merito ad un bando di gara pubblica, apparso sul sito della Fondazione Ordine Mauriziano a firma del commissario straordinario, prefetto D’Ascenzo, relativamente all’affitto dell’Abbazia-Chiesa di Staffarda e della Chiesa di Sant’Antonio di Ranverso; tutto ciò, signor Presidente, in contrasto con il dispositivo della legge 21 gennaio 2005, n. 4, e, soprattutto, con le norme dell’articolo 831 del codice civile e con l’intesa Stato italiano-Santa Sede, trattandosi di res sacra. Chiedo, pertanto, una sollecita presenza dei Ministri competenti affinché possano essere affrontate le disinvolte iniziative del commissario straordinario per uno sfruttamento commerciale di beni sacri, in contrasto con la volontà del legislatore. 

Signor Presidente, rinnovo la mia ferma richiesta che i Ministri competenti vengano in Aula a rispondere con urgenza a questa interpellanza. 

PRESIDENTE. Senatore Eufemi, la Presidenza si farà carico di sollecitare la risposta da lei richiesta.

7 aprile 2005 - Interpellanza su bando di gara Fondazione Ordine Mauriziano

Al Ministro degli Interni Al Ministro dei Beni Culturali

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro degli Interni e il Ministro dei Beni Culturali, per sapere premesso che:

dopo la determina commissariale n. 88 del 22 marzo 2005, sul sito della Fondazione Ordine Mauriziano è apparso un bando di gara d'asta pubblica a firma del Commissario straordinario Prefetto Anna Maria D'Ascenzo, ai fini dell'aggiudicazione della affittanze giornaliere, un vero e proprio piano tariffario, limitatamente al periodo che va 1.07.2005 - 30.04.2006 per lo svolgimento di manifestazione espositive di pubblica frequentazione in generale, locations, esposizioni, congressi, fiere, per quanto riguarda l'affitto di locali e/o aree espositive interne/esterne presso i siti storici mauriziani;

al punto 5) dello stesso bando di gara sono ricomprese l'Abbazia-Chiesa di Staffarda e la Chiesa di Sant'Antonio di Ranverso;

la legge 21 gennaio 2005, n. 4 di conversione del decreto legge 267/2004 all'articolo 6 bis disciplinava, dopo le modifiche intervenute in sede parlamentare, l'esplicito riferimento all'articolo 831 del codice civile prevedendo per l'Abbazia di Staffarda l'uso sacro della stessa senza incompatibilità con la destinazione culturale del bene medesimo nel rispetto delle Intese Stato italiano Santa Sede;

la scelta del Commissario straordinario rappresenta una grave violazione della disposizione legislativa e dell'orientamento del legislatore considerato che l'Abbazia di Staffarda è un luogo di culto che la stessa è una "res Sacra", una Parrocchia consacrata fin dal 1804;

il bene immobile è sacro indipendentemente dal fatto di chi ne detiene la proprietà; è sacro in forza della destinazione;

se rispetto a tale scelta commerciale vi è stata la preventiva autorizzazione dell'ordinario diocesano dopo avere sentito il parroco sull'uso cui spetta la vigilanza sulla res sacra;

se non ritenga che questa sorta di affitto, che implica un deprecabile sfruttamento commerciale, non vada contro le esigenze imprescindibili e inalterabili della parrocchia;

se, tale scelta del Commissario straordinario abbia tenuto conto della disciplina dei beni culturali di interesse religioso e in particolare dell'articolo 5 della legge 25 marzo 1985 n. 121, del protocollo addizionale ai patti Lateranensi e dell'articolo 12 che disciplina un regime di collaborazione per la tutela del patrimonio storico artistico tenendo conto del principio di bilateralità e dunque "previa intesa" riguardanti beni destinati all'esercizio del culto;

quali iniziative intendano urgentemente assumere per bloccare le iniziative relative all'uso commerciale dell'Abbazia di Staffarda e di Sant'Antonio di Ranverso in aperta violazione della legge 21 gennaio 2005, n. 4;

le valutazioni sull'operato del Commissario straordinario D'Ascenzo su cui l'interrogante non aveva mancato di esprimere profonde riserve.

21 marzo 2005 - INTERPELLANZA 2/00690 su fondi CIPE per lavoratori EMBRACO 

EUFEMI. – Ai Ministri dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali e delle attività produttive. Premesso che:

l'azienda Embraco di Riva presso Chieri (Torino) sta attuando il piano industriale concordato dopo l'attivazione del tavolo tecnico per la riorganizzazione della restante linea produttiva; i lavoratori della Embraco sono in cassa integrazione ordinaria fino al 2 aprile 2005; i fondi deliberati con l'accordo intervenuto nel tavolo ministeriale non sono stati ancora approvati dal CIPE mentre si avvicina la scadenza prevista per la cassa integrazione ordinaria, si chiede di sapere se rientri tra gli intendimenti del Governo promuovere ogni iniziativa che consenta di sbloccare urgentemente tali fondi al fine di evitare che la proprietà dell'Embraco avvii le procedure di mobilità per gli 864 lavoratori con conseguenze sociali gravi in un'area colpita da una grave crisi industriale.

17 marzo 2005 - Interpellanza sul corretto svolgimento del campionato di calcio

PRESIDENTE. 

L’ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni. 

Sarà svolta per prima l’interpellanza 2-00673 sul corretto svolgimento del campionato di calcio e sulle connesse attività economico-finanziarie. Ha facoltà di parlare il senatore Eufemi per illustrare l’interpellanza. 

EUFEMI (UDC). Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario Pescante, rappresentante del Governo, per avere tempestivamente dato risposta con la sua presenza alla nostra interpellanza, presentata appena un mese fa, quindi l’8 febbraio. 

Prendevamo spunto da una intervista all’ex presidente dell’Ancona Calcio, Ermanno Pieroni, i cui contenuti destano ed hanno destato particolare allarme per la gravità dei profili investiti, particolarmente quelli sportivi e quelli economico-sociali, tali da prefigurare un’alterazione del normale svolgersi delle attività attinenti al mondo del calcio. Stranamente su questa intervista è calata una cappa di silenzio. Non abbiamo sentito più nulla, nessuna iniziativa da parte della Federazione e dei competenti organi federali. Viene fatto riferimento, infatti, a questa stessa intervista ad un clima di condizionamento esercitato da intrecci tra varie società che verrebbero controllate e condizionate nei settori chiave delle stesse, da medesimi soggetti determinando conseguentemente una grave alterazione delle regole del mercato e della libera concorrenza. Ma su questo punto tornerò più avanti. Aggiungo che si è appena conclusa la triste vicenda legata all'uso di sostanze dopanti e abuso di farmaci al termine della quale la magistratura ordinaria - non quella sportiva, dalla quale attendiamo ancora qualsiasi iniziativa - ha emesso pesanti sentenze di condanna, in particolare, nei confronti del medico sportivo della Juventus, senza che ciò abbia prodotto - non senza stupore per noi ma soprattutto per l'opinione pubblica - alcuna iniziativa da parte degli organi competenti della Federazione italiana giuoco calcio a carico dei tesserati o della stessa società. 

Questa era la premessa, però numerosi fatti nuovi sono accaduti in questo mese e li vogliamo rappresentare. Apprezziamo in modo particolare la posizione e il coraggio espressi ieri dal presidente del CONI Petrucci con la richiesta di un parere sui criteri e le modalità delle regole sportive con riferimento proprio alla sentenza del tribunale di Torino, che ha condannato pesantemente il dottor Riccardo Agricola, medico sociale della Juventus. Riteniamo occorra rispettare le leggi, le regole e la morale soprattutto in campo sportivo, recuperando una eticità che nel mondo del calcio vediamo smarrita, onorevole Sottosegretario, per il prevalere del business e di interessi che marginalizzano l'etica sportiva e lo stesso valore sportivo. Nell'interpellanza abbiamo posto anche l'altra questione, non meno importante, dell'alterazione delle regole del mercato e della libera concorrenza da parte dei procuratori sportivi, che hanno assunto un potere abnorme. Occorre intervenire con regole nuove, evitando che vi possano essere situazioni monopolistiche, intrecci tra società, abusi di posizione dominante, rapporti interparentali e parentali. Occorre stabilire severi limiti all'esercizio di questa attività, non solo quantitativi, cioè sul numero dei tesserati gestiti da ciascun procuratore, evitando che forme societarie siano utilizzate per gestire la professione dei calciatori. 

Noi sapevamo che occorreva partecipare al supercorso di Coverciano per avere un patentino e non credo che le società possano avere questo tipo di abilitazione. Queste sono le regole da introdurre per evitare conflitti di interesse! Questa materia va disciplinata in modo serio e rigoroso per non alimentari sospetti sui risultati sportivi. Basta guardare cosa è successo in Germania in questi giorni (lo scandalo degli arbitri), oppure cosa è successo in Francia (lo scandalo dei procuratori). Tutto questo ha un riflesso sugli scommettitori e sul concorso pronostici. In Commissione finanze e tesoro abbiamo condotto una indagine conoscitiva sui giochi proprio su questa tematica e non vorremmo aver perso tempo inutilmente, signor Sottosegretario. 

Altra questione che abbiamo posto è relativa alle compravendite e ai compensi delle prestazioni sportive. Vogliamo sapere cosa è accaduto, se sono stati operati i controlli da parte della Guardia di finanza; vogliamo soprattutto, onorevole Pescante che i giovani che si dedicano al calcio non debbano avere successo se appartengono a questo o a quel procuratore, a questa o a quella agenzia di collocamento, ma perché sono bravi, perché hanno talento, perché hanno capacità e, soprattutto, vedono in questo mondo un'etica di comportamento e di valori. Ci auguriamo che la sua risposta non sia burocratica, ma assuma il coraggio delle responsabilità che competono al Ministero dei beni culturali, di cui lei è rappresentante, che può fare certamente molto. Non si può immaginare che la Federazione italiano giuoco calcio, in nome di una presunta, falsa autonomia, resti silente e non assuma le iniziative che le competono. Ringraziamo il presidente Petrucci per aver assunto l'iniziativa nei giorni scorsi di coinvolgere e chiedere un parere al TAS, alla massima autorità sportiva internazionale: è importante avere quel parere, non è una tattica dilatoria come può immaginare qualcuno. Riteniamo che la risposta data dai legali della Juventus sia un clamoroso autogol, una ammissione di colpa, signor Sottosegretario. Proprio per questo è necessario intervenire con la massima urgenza e, se non lo fanno le autorità sportive competenti, che se ne assuma la responsabilità il Dicastero competente. 

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere all'interpellanza testé svolta. 

PESCANTE, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, onorevoli senatori, l'interpellanza, così come formulata, è un po’ meno articolata dell'illustrazione che il senatore Eufemi ne ha fatto in questa sede, anche perché si è giustamente riferito ad alcune vicende molto recenti, oserei dire quasi dell'ultima ora, per cui, nel momento in cui è stata preparata la risposta a tale atto di sindacato ispettivo, non si è tenuto conto dei fatti che sono stati oggi esposti. Devo anche dire che molte delle osservazioni fatte nell’interpellanza sono assolutamente condivisibili, sul piano personale e non solo. Tuttavia, devo attenermi alle attribuzioni che la legge stabilisce nei confronti del Ministero vigilante, che qui rappresento; voglio ricordare come la nostra sia una vigilanza di legittimità e non di merito: questo è il compito che ci attribuisce la legge e quindi non escludo che la risposta possa essere in un certo senso considerata burocratica, mentre rilevo che il riferimento che lei, senatore Eufemi, ha fatto al lavoro importante della Commissione, che ha svolto non un’inchiesta, non un’indagine, ma un accertamento, attende delle risposte. Credo pertanto, sotto questo aspetto, che un richiamo fatto allo stesso Ministero vigilante potrebbe, se non altro, sollecitare la nostra attenzione nei confronti degli organi competenti perché venga dato seguito agli impegni che la stessa presidenza federale e il presidente del CONI hanno assunto nel momento in cui furono auditi. Per quanto riguarda, senatore Eufemi, gli argomenti da lei esposti insieme al senatore Salerno nell’interpellanza, si rappresenta quanto segue. A proposito dell'intervista e delle dichiarazioni rilasciate dal signor Pieroni al quotidiano "la Repubblica", occorre preliminarmente evidenziare che lo stesso è stato oggetto di provvedimenti restrittivi, emessi dal Gip del tribunale penale di Ancona. Egli è stato imputato per i reati di truffa aggravata in concorso con altri soggetti, per aver conseguito ingiusti profitti erogati sotto forma di contributi federali, nonché per il reato di bancarotta fraudolenta in relazione al fallimento della società Ancona Calcio spa, dichiarato con sentenza del tribunale di Ancona dell'11 agosto 2004. Nel predetto procedimento penale, Federcalcio e CONI risultano parti offese. La Federcalcio è intervenuta nel processo quale persona offesa, nominando il proprio difensore. Il pubblico ministero presso il tribunale di Ancona, con provvedimento del 15 gennaio 2005, ha richiesto il rinvio a giudizio del signor Pieroni per i reati contestati. All'udienza preliminare, già fissata innanzi al GUP presso il tribunale dì Ancona, la Federazione si costituirà parte civile, chiedendo il risarcimento dei danni, materiali e non, subiti in conseguenza dei fatti contestati all'imputato. Il signor Pieroni è accusato, infatti, di aver distratto ingenti somme dalla casse sociali, ivi compresi i contributi federali, fino a provocare il fallimento della società. Lei, senatore Eufemi, potrebbe obiettare che questo tipo di premessa è poco attinente al tema che lei ha trattato; devo però farle anche rilevare che, poiché si parte da un’intervista rilasciata dallo stesso signor Pieroni al giornale "la Repubblica", si è ritenuto di dare un quadro complessivo della personalità dell’intervistato. Per quanto attiene, invece, alla nota sentenza del tribunale dì Torino del 26 novembre 2004, con motivazione depositata nel febbraio 2005, che ha comportato la condanna del medico sociale della Juventus, il CONI, d'intesa con la Federcalcio, ha inviato al TAS (il Tribunale di arbitrato per lo sport, con sede a Losanna, un organismo che è stato costituito dal CIO) tutta la documentazione, al fine di conoscere se e in quali circostanze (questo passaggio è molto importante) trattamenti medici e farmacologici che non siano proibiti dalle norme sportive nazionali ed internazionali e che, quindi, ai fini sportivi costituiscono doping, possano influenzare la regolarità di una competizione. A questo punto la risposta è carente di quello che lei, senatore Eufemi, invece ha precisato, cioè che ieri il presidente del CONI, Petrucci, al di là di quelle che saranno le risposte del TAS, ha chiesto al dottor Agricola di autosospendersi; e mi pare che lei abbia apprezzato questo tipo di intervento del presidente del CONI. Quanto ai controlli sulle operazioni di compravendita dei giocatori, si osserva che le stesse vengono effettuate in condizioni di libero mercato e che la Federcalcio ha l'onere di stabilire regole attinenti al solo tesseramento e ai periodi in cui le operazioni possono svolgersi. In particolare, si rammenta che la regolazione dei rapporti economici tra le società per il trasferimento dei calciatori è demandata alle leghe professionistiche che, attraverso il cosiddetto sistema della stanza di compensazione, verificano che le pretese economiche vengano soddisfatte. In relazioni ai controlli sulle società professionistiche si rammenta che queste ultime sono strutturate in società di capitali (addirittura alcune quotate in borsa) e quindi soggette alle norme del codice civile. Alla Federazione italiana giuoco calcio competono invece, ai sensi dell’articolo 12 della legge n. 91 del 1981, solo controlli finalizzati a garantire il regolare svolgimento dei campionati. Per completezza di informazione si segnala che dagli elementi pervenuti dal Ministero dell’economia e delle finanze, Comando generale della Guardia di finanza, in merito ai controlli esercitati dai comandi regionali del Corpo, risulta quanto segue. L’attività eseguita nei confronti delle società di calcio dal 1985 al 2004, ha consentito, tra l’altro, di segnalare complessivamente ai competenti uffici finanziari per il recupero a tassazione, a fronte di quarantacinque interventi ispettivi svolti, tra verifiche generali, parziali e specifiche i seguenti dati: IRAP, base imponibile euro 594.996.213,00; IVA, tributo evaso, euro 14.469.033,00; ritenute alla fonte, euro 8.694.437,00. Lo stesso Comando ha anche segnalato che sono state effettuate venticinque indagini, delegate dalla magistratura su alcune società di calcio professionistiche e che, in alcune Regioni, sono tuttora in corso indagini delegate dall’autorità giudiziaria. Vorrei completare questa lettura, che avevo anticipato all’interpellante come burocratica, con una considerazione. Giustamente il senatore ha fatto riferimento alla necessità di vigilare sulla regolarità dei campionati invocando questa urgenza ai fini delle scommesse sportive dei giocatori. Aggiungerei che esiste anche un problema di etica sportiva, che vale la pena di tenere in considerazione. Non dimentichiamo, infatti, che il campionato di calcio oltre ad essere oggetto di scommesse sportive consentiva allo sport italiano prima e all’Erario oggi, essendo cambiato con l’ultima legge il meccanismo di erogazione dei contributi al CONI, di incassare cifre cospicue. Pertanto, al di là delle questioni legate all’Erario, credo sia molto importante quanto evidenziato dall’interpellante in nome di un’etica sportiva che deve essere alla base di tutte le attività sportive, anche di quelle svolte a livello professionistico. 

PRESIDENTE. Sono certo che il Sottosegretario di Stato abbia preso buona nota delle osservazioni svolte dal senatore Eufemi e, in replica, dal senatore Salerno.

8 febbraio 2005 - Interpellanza sul mondo del Calcio

 Sen. Maurizio Eufemi (UDC) e Sen. Roberto Salerno (AN)
Capi Gruppo in Commissione Finanze

 I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dei Beni e Attività Culturali, il Ministro delle Attività Produttive, il Ministro dell’Economia

Per sapere - premesso che:

sul quotidiano nazionale la Repubblica è apparsa in data 8 febbraio c.m. una intervista all’ex Presidente della società Ancona Calcio, Ermanno Pieroni, i cui contenuti destano particolare allarme per la gravità dei profili investiti in particolare quelli sportivi e quelli economico sociali, tali da prefigurare un’alterazione del normale svolgersi delle attività attinenti il mondo del Calcio;

viene fatto anche riferimento nella stessa intervista a un clima di condizionamento esercitato da intrecci fra varie società che verrebbero controllate e condizionate nei settori chiave delle stesse, da un medesimo soggetto determinando conseguentemente un alterazione delle regole del mercato e della libera concorrenza;

si è appena conclusa una triste vicenda legata all’uso di sostanze dopanti ed abuso di farmaci al termine della quale la Magistratura ordinaria ha emesso pesanti sentenze di condanna in particolare nei confronti del medico sportivo della Juventus, senza che ciò abbia prodotto, non senza stupore, alcuna iniziativa parte degli organi competenti della  FIGC, Federazione Italiana Gioco Calcio, a carico dei tesserati o a carico della società stessa.

Si chiede:

quali iniziative intendano assumere per garantire il corretto svolgimento del Campionato di Calcio e delle attività economico sociali connesse a tutela della veridicità dei risultati sportivi, garantendo gli scommettitori quindi il concorso pronostico Totocalcio;

quali iniziative si intendano assumere in ordine ad eventuali posizioni dominanti che violino i pregiudizi della libera concorrenza e del mercato;

se negli ultimi dieci anni siano stati esercitati controlli o ispezioni da parte della Guardia di Finanza in merito alla compravendita di giocatori e ai compensi delle prestazioni sportive, e ogni aspetto relativo alle condizioni contrattuali e, in caso negativo, se non si intenda svolgere tale attività di verifica urgentemente al fine di fare piena luce su queste inquietanti vicende così come sono state esposte.
3 febbraio 2005 - Interrogazione a risposta orale: Precari, mantenere gli impegni

Al Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca

Per sapere - premesso che:

- La normativa, espressamente introdotta dal Senato, di cui alla legge 143/2004, art. 2, comma 1, lettera c-bis, riguardante i corsi riservati per l'acquisizione dell'idoneità all'insegnamento, si riserva di offrire un corso riservato per l'acquisizione dell'idoneità all'unica categoria di insegnanti che non ha mai avuto possibilità alcuna, in quanto gli interessati hanno acquisito il titolo abilitante nel quadriennio successivo all'ultimo concorso, pur avendone pieno diritto in virtù della Legge n. 53 del 2003; 

- la volontà del Senato è sempre stata quella di sostenere il provvedimento in oggetto senza il rinvio alle modalità di formazione definite nella fase transitoria di attuazione del decreto legislativo attuativo dell'art. 5, citato nella parte finale della norma; infatti il provvedimento Cbis, senza questo vincolo finale, è frutto di un preciso accordo politico, la norma è stata approvata dal Consiglio dei Ministri e sostenuta dai senatori di tutte le forze politiche; nel corso dell'esame in Senato si era convenuto che la sostanza della norma non sarebbe stata stravolta, garantendo quindi la durata annuale e l'attivazione del corso Cbis per l'a.a. 2003/2004; 

- nelle scorse settimane sia il Senato che le forze politiche che hanno sostenuto il provvedimento sono state rassicurate dal MIUR sul fatto che il corso in oggetto sarebbe stato incluso tra i corsi che sarebbero partiti con priorità a febbraio data l'ultimazione del censimento (si tratta di circa 500 persone a livello nazionale) e il fatto che il corso a livello universitario è già pronto e prevede un percorso associato al corso b) degli insegnanti magistrali con specializzazione per il sostegno; 

- dopo l'ultimo incontro con le organizzazioni sindacali è stata presa visione del DM presentato e con grande delusione si è appreso che, contrariamente a quanto previsto dal comma 1 e da quanto garantito dal MIUR, il corso sarebbe stato rinviato insieme ai corsi previsti dal comma 1ter, che solo genericamente fa riferimento a tutti gli insegnanti di ogni ordine e grado che abbiano 360 giorni di servizio per i quali, in ragione del numero (30.000) e delle diverse categorie coinvolte, il MIUR non ha potuto ultimare la fase propedeutica; 

- Alla richiesta di spiegazioni è stato risposto che il rinvio del corso sarebbe dovuto al vincolo dell'art. 5, ma sembra una motivazione incoerente se si considera che è stato ultimato un censimento al quale diversi funzionari hanno collaborato, è stato ultimato il corso a livello universitario, sono state date garanzie certe dell'attivazione del corso per febbraio e il vincolo dell'art. 5 esiste da maggio; 

- è nella piena volontà del Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca attivare tutti i corsi previsti dalla Legge 143/2004, impegno rinnovato nelle norme transitorie della bozza del D.lsg. attuativo dell'art. 5 L. 53/2003; 

- è stato possibile ultimare la fase preparatoria(censimento dei candidati e organizzazione del corso) del corso previsto per la lettera Cbis, comma1, art.2, L143/2004, in ragione del numero ridotto delle interessate(500) e della categoria di insegnanti ben circoscritta dalla norma stessa, che si rivolge espressamente agli insegnanti che hanno percepito il titolo conclusivo dell'Istituto Magistrale in uno degli anni 1999,2000,2001,2002, gli unici a non aver avuto possibilità alcuna di acquisire la legittima idoneità, verranno attivati i corsi a), b), c), c)bis…

 - le conseguenze del rinvio sarebbero gravi in quanto a causa della biennalizzazione della immissione in graduatoria permanente, la categoria del corso Cbis sarebbe ulteriormente penalizzata e dovrebbe attendere 3 anni, l'organizzazione di un corso per questi 500 interessati, disgiunti dal corso b) che invece parte, sarà più complicata in quanto si rischierà di non raggiungere il numero minimo. 

- quando il Ministero competente intenda emanare il DM in coerenza con la volontà inequivocabilmente espressa dal legislatore, tenendo conto della parte introduttiva del comma 1 che include anche il corso Cbis, e dunque riconosce un corso annuale per l'anno 2004/2005; 

- se si intenda, nel rispetto degli impegni assunti sia in ambito legislativo che con le persone direttamente coinvolte cui era già stato garantito il corso di cui alla lettera c-bis, comma 1, art. 2, legge 143/2004 secondo la linea ultimata dalle Università, mantenere gli impegni presi almeno per una volta, fermo restando l'impegno ad attuare tutta la fase preparatoria dei corsi prevista dal comma 1 ter.

18 novembre 2004 - Interrogazione a risposta in Commissione Lavoro su Azienda Embraco di Chieri

Al Ministro del Lavoro e Politiche Sociali

Premesso che:

l’Azienda Embraco di Riva presso Chieri, azienda produttrice di compressori per frigoriferi, storica fabbrica torinese, oggi multinazionale brasiliana, sta vivendo una fase di crisi occupazionale;

lo stabilimento di Riva presso Chieri negli ultimi tre anni è stato dimezzato, passando da oltre 2000 lavoratori a 1037;

la situazione si è oggi ulteriormente aggravata con la improvvisa messa in mobilità di 812 lavoratori su 900 dipendenti, rispetto ad una previsione di assestamento che si aggirava intorno alle 800 unità nel 2007;

nella giornata di mercoledì 17 novembre si sono registrati momenti di fortissima tensione con la occupazione da parte dei lavoratori della stazione ferroviaria di Pessione, nonché lo svincolo della A21 nei pressi del casello autostradale di Villanova d’Asti, paralizzando l’area di Chieri, con conseguenze sulla circolazione delle tratte nazionali ed interregionali e notevoli ritardi e disagi all’utenza;

per sapere

se il ricorso alla mobilità per un numero così ingente di lavoratori derivi da processi di delocalizzazione, con il trasferimento delle produzioni all’estero e in particolare in Slovacchia dei prodotti a più alto valore aggiunto riducendo lo stabilimento ad un enorme magazzino senza più alcuna linea produttiva anche per i prodotti di più bassa gamma;

quali iniziative intenda assumere il Governo per favorire un ritorno alla normalità dell’azienda, anche con il ricorso a strumenti quali gli ammortizzatori sociali e in particolare la cassa integrazione, tali da favorire, a tutela e garanzia dei lavoratori, il superamento della difficile situazione per un numero così ingente di famiglie;

se non ritenga opportuno costituire urgentemente un Tavolo tecnico tra Ministero del Lavoro, Regione, Enti Locali e la proprietà della azienda Embraco per individuare le soluzioni più idonee al superamento del difficile momento, favorendo il coinvolgimento dei principali committenti della Embraco torinese o altre importanti aziende multinazionale del settore.

17 novembre 2004 - Gestione alloggi Difesa (4ª Commissione)

Presidenza del Presidente CONTESTABILE indi del Vice Presidente PALOMBO

Intervengono il sottosegretario di Stato per la difesa Bosi e, ai sensi dell'articolo 47 del Regolamento, il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, generale di Corpo d'armata Luciano Gottardo, accompagnato dal sottocapo di Stato maggiore dell'Arma dei Carabinieri, generale Corrado Borruso e dal Capo ufficio legislazione dell'Arma dei Carabinieri, colonnello Enzo Bernardini.

La seduta inizia alle ore 14.

SULLE MISSIONI DELLA COMMISSIONE

IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO Schema di decreto ministeriale concernente il piano annuale di gestione del patrimonio abitativo della Difesa per l'anno 2004 (n. 426) (Parere al Ministro della difesa, ai sensi dell'articolo 9, comma 7, della legge 24 dicembre 1993, n. 357. Esame. Parere favorevole)

Il senatore EUFEMI (UDC) osserva preliminarmente che la bozza di decreto prevede, per la prima volta, l'applicazione dell'articolo 9, comma 7, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, ossia la definizione di un piano annuale di gestione del patrimonio abitativo della Difesa, con l'indicazione dell'entità, dell'utilizzo e della futura destinazione degli alloggi di servizio non più ritenuti utili nel quadro delle esigenze dell'amministrazione, quindi transitabili in regime di locazione ovvero alienabili, anche mediante riscatto. 

L'articolo 26, comma 11-quater del decreto 30 settembre 2003, n. 269, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, prevede poi che con le modalità ed alle condizioni previste dal Capo I del decreto-legge 25 settembre 2001 n. 251 convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, sono alienati gli alloggi di cui alla legge 18 agosto 1978 n. 497, non ubicati nelle infrastrutture militari o, se ubicati, non operativamente posti al loro diretto e funzionale servizio secondo quanto previsto con decreto del Ministero della Difesa, né classificati quali alloggi di servizio connessi all'incarico occupati dai titolari dell'incarico in servizio. Infine, il comma 2 dell'articolo 1 dello schema di decreto in titolo prevede che gli alloggi di servizio non più utili, individuati ai sensi dell'articolo 26, comma 11-quater del decreto legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 232, sono indicati nell'allegato 2, che con l'allegato 1 fa parte del presente decreto. 

Conseguentemente, sulla base del prospetti riepilogativi degli alloggi di servizio per status, delle 18.084 abitazioni, costituenti il patrimonio abitativo del ministero della Difesa, ne risultano alienabili appena 3.811, pari a circa il 21 per cento. L'alienazione porterà ad un ricavo complessivo di solo 571.650.000 euro. Allo stesso tempo, gli alloggi in attesa di lavori risultano, per l'Esercito, 1.266, pari al 13,47 per cento; valutando mediamente un costo di 50.000 euro per alloggio, si avrà un onere complessivo di 63.300.000 euro. 

Gli alloggi occupati senza titolo risultano poi 1149, metà dei quali non sono stati inseriti nell'elenco da alienare, sebbene gli occupanti hanno da tempo dichiarato al Ministero della Difesa la disponibilità all'acquisto. Per contro il provvedimento in titolo prevede di recuperare gli alloggi occupati dai senza titolo che versano un regolare canone. 

Questo provvedimento, qualora attuato, oltre a comportare il mancato introito dei canoni farebbe aumentare il numero di alloggi "in attesa di lavori", senza contare il fatto che il provvedimento sarà certamente oggetto di impugnativa presso gli organi della giustizia amministrativa da parte degli interessati, tutti ultra sessantacinquenni, ai quali, peraltro, la Difesa ha consentito l'utilizzo dell'alloggio per molti anni dal collocamento in quiescenza. 

Ribadisce al riguardo che la chiara formulazione del citato articolo 26, comma 11 quater non comporta interpretazioni della norma che consenta al Ministero della Difesa di non alienare gli immobili non ubicati nelle infrastrutture militari occupati dai senza titolo. 

A suo avviso sarebbe invece più conveniente, per lo Stato, prevedere l'alienazione di tutti gli alloggi occupati dai senza titolo al fine di eliminare ogni possibile contenzioso e regolarizzare una volta per sempre una situazione assai difficile. In ogni caso, il provvedimento, così come predisposto, non sarebbe idoneo a conseguire le entrate previste. Infine, per quei pochi alloggi che l'amministrazione della Difesa dovesse ritenere assolutamente necessari per inderogabili esigenze funzionali, il Ministro della Difesa potrebbe impegnarsi nella predisposizione di un preventivo "accordo bonario" con gli occupanti, offrendo loro altro alloggio idoneo e da alienare, applicando l'articolo 20 del decreto ministeriale 16 gennaio 1997, n. 253, che consente la possibilità degli Stati Maggiori di assegnare all'utente altro idoneo alloggio. In questo caso, inoltre, il concessionario si accollerebbe le spese di trasferimento.

Il relatore ZORZOLI(FI), osserva che, pur essendo necessaria una sollecita approvazione del provvedimento iscritto all'ordine del giorno, il mancato recepimento da parte dell'Esecutivo dei contenuti della risoluzione approvata dalla Commissione lo scorso 29 settembre può destare qualche perplessità. Conclude quindi invitando il Governo valutare attentamente il contenuto dei numerosi spunti propositivi emersi nel corso dell'odierno dibattito, ed in particolare delle problematiche evocate dai senatori Eufemi e Gubert.

Interviene anche il sottosegretario BOSI, rilevando che le disposizioni dello schema di decreto iscritto all'ordine del giorno vanno considerate alla luce dell'ampia e complessa legislazione sulla materia, alla quale non possono in ogni caso derogare. Conseguentemente, al fine di regolare organicamente la complessa questione relativa agli alloggi di servizio della Difesa si renderebbe opportuno un intervento di natura legislativa.

Poiché nessun altro chiede di intervenire in sede di dichiarazione di voto, il presidente PALOMBO, previa verifica del numero legale, pone ai voti la proposta di parere favorevole formulata dal relatore, che invita il Governo a tener conto delle valutazioni emerse nel corso del dibattito. Tale proposta risulta approvata a maggioranza.

26 ottobre 2004 - Interpellanza sull'Ospedale Mauriziano di Torino

Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri per sapere – premesso che:

- l'Ordine Mauriziano, posto sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ente di diritto pubblico previsto dalla XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione, svolge la propria attività ed attua i propri fini istituzionali ai sensi della legge speciale 15 novembre 1962, n. 1596, approvata in attuazione della citata disposizione costituzionale;

- le successive leggi di riforma sanitaria, a partire dalla legge n. 833 del 1978, hanno sempre ribadito la natura pubblica dell'Ente, la collocazione nell'ambito della sanità pubblica delle prestazioni erogate dagli ospedali mauriziani, la natura obbligatoria del rapporto convenzionale da parte della Regione Piemonte;

- le stesse leggi di riforma sanitaria hanno sempre fatto salvo l'ordinamento giuridico che regola il funzionamento dell'Ordine, imponendo a quest'ultimo l'applicazione nella normativa riguardante le Aziende sanitarie locali ed ospedaliere, solo «in quanto compatibile», proprio per la dovuta salvaguardia della legge speciale regolante l'attività dell'Ordine;

- la rilevanza pubblica dell'Ente è oltremodo sottolineata dalla disposizione della citata legge speciale che attribuisce al Ministero dell'interno e al Ministero del Tesoro il controllo su alcuni atti assunti dal Consiglio di Amministrazione dell'Ente;

- numerose sentenze del Consiglio di Stato hanno riaffermato, nel corso degli ultimi anni, l'unitarietà dell'Ente, pur nella pluralità dei compiti affidati, garantendo al Mauriziano una tutela derivante dalla configurazione costituzionale e dal ruolo del Patronato esercitato dalla Presidenza della Repubblica;

- in considerazione del grave stato di disavanzo manifestatosi nei bilanci dell'Ente, a partire dal 1998, con decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 2002, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 12 ottobre 2002, n. 240, si è provveduto allo scioglimento degli organi ordinari dell'Ordine Mauriziano ed è stato nominato, per una durata di sei mesi, commissariato straordinario il prefetto dott.ssa Anna D'Ascenzo;

successivamente, con il decreto del Presidente della Repubblica 8 aprile 2003, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 15 maggio 2003, n. 111, si è provveduto alla proroga del suddetto incarico commissariale, sino al 30 aprile 2004;

- in data 27 aprile 2004, risulta essere stato adottato un decreto del Presidente del Consiglio con il quale si dispone la nomina ex novo del succitato prefetto D'Ascenzo a commissario straordinario dell'Ente Ordine Mauriziano;

- la convenzione stipulata tra il commissario dell’ente Mauriziano e la regione per la disciplina dello svolgimento dell’attività sanitaria da parte dei presidi sanitari mauriziani, ai sensi dell’articolo 8-quinques del decreto legislativo n.. 502 del 1992, ha riconosciuto l’ente ordine Mauriziano quale soggetto accreditato a svolgere prestazioni di assistenza e cura di natura pubblica, ai sensi dell’articolo 8-quater dello stesso provvedimento legislativo, e tale riconoscimento era stato effettuato precedentemente al commissariamento dell’ente sin dalla data di prima applicazione della suddetta legge sul territorio regionale;

- se non si ritenga che il ricavato dall’alienazione del consistente patrimonio urbano e terriero dovrebbe essere impiegato per il totale pagamento dei debiti accumulati dell’ente ed il patrimonio storico artistico dovrebbe restare di proprietà dell’Ordine Mauriziano medesimo il quale, secondo la legge che lo presiede, dovrebbe essere titolato a gestirlo con tutte le sue attività;

- se non si ritenga che l’Ordine Mauriziano debba, in ogni caso, farsi garante e tutelare i lavoratori dell’Ordine stesso;

- se non si ritenga di cancellare l’ipotesi dello smembramento dell’ente che ne comprometterebbe definitivamente la mission, anche alla luce del ruolo che ha svolto negli anni per i cittadini piemontesi e non, con chiara finalità pubblica;

- se non ritenga che vi sia la necessità di mantenere l’autonomia di questo storico istituto prevedendo soluzioni che, attraverso un regime di convenzione con la Regione Piemonte, consenta di salvaguardarne la piena autonomia finanziaria e gestionale;

- quali concrete azioni si intendano avviare per garantire la unitarietà dell’ordine Mauriziano, condizione essenziale per mantenere e salvaguardare la missione istituzionale dell’ente.

Sen. Eufemi

Sen. Zanoletti

settembre 2004 - Interrogazione a risposta scritta su Centro Giustizia Minorile del Piemonte e della Valle d’Aosta

Al Ministro della Giustizia

Per sapere – Premesso che:

- sono segnalate da tempo, senza che risultino azioni di verifica o correttivi in sede del Centro Giustizia Minorile del Piemonte e della Valle d’Aosta, gravi situazioni esistenti presso l’Istituto e i servizi della Giustizia Minorile quali: - il diramare disposizioni poco chiare e parziali ed un assoluta iniquità di trattamento (aliquote previste dall’A.Q.N. per i turni pomeridiani e notturni assolutamente non rispettate, con conseguenti turni massacranti) tra il personale, nonché straordinario sbilanciato anziché un’equa rotazione; - notevole ritardo nel pagamento delle missioni espletate dal personale; - rifiuto delle ferie all’atto della richiesta da parte del personale, in quanto eventuali periodi di distacco o di malattia ottenuti in analoghi periodi sono stati considerati quali periodi di ferie già fruiti negli anni precedenti; - mancata trasmissione della programmazione mensile alle OO.SS.: indice di scarse relazioni sindacali; - il sistematico susseguirsi di cambi di turni di servizio al personale senza il più elementare preavviso; - inosservanza, da parte di alcuni componenti del personale, degli ordini di servizio circa le mansioni da espletare, lasciandone l’espletamento agli altri colleghi; - la possibilità che le prestazioni di straordinario relative ai mesi di luglio agosto e settembre, richieste al personale sul mod. 14/A, non vengano retribuite, con ciò configurando una serie di prestazioni gratuite; - a causa dello stato delle strutture, inoltre, viene precluso l’agevole accesso del personale al C.G.M. per il ritiro della busta paga, al punto tale che ad alcuni dipendenti è stato richiesto di dover formalizzare un permesso mentre altri sono liberi di muoversi nella più piena libertà senza necessità alcuna di dover formalizzare i loro spostamenti; - una grave carenza di organico di polizia Penitenziaria Maschile e Femminile sia dell’I.P.M. che del C.P.A. che spesso preclude i più elementari diritti del personale; - una condizione lavorativa che risulta aggravata dalle pessime condizioni igienico sanitarie e dal sovraffollamento;

 - quali azioni si intendano intraprendere il Ministro al fine di superare una tale situazione ed evitare al personale una sempre più accentuata conflittualità tra i diversi ruoli ed un’immancabile apatia verso il lavoro e le istituzioni, nonché un ulteriore aumento dello stress psicofisico testimoniato da punte altissime di malattie; - se si intende svolgere una attenta verifica sulla reale situazione lavorativa all’interno dell’Istituto Penale per Minorenni Ferrante Aporti di Torino che vede da tempo sofferente la Polizia Penitenziaria Maschile e Femminile.

22 luglio 2004 - Interrogazione su industria calzaturiera e risposta del Governo

Atto n. 3-01649

Pubblicato il 16 giugno 2004 Seduta n. 616

EUFEMI. - Al Ministro delle attività produttive. -

Premesso che:

l’industria degli accessori e componenti, con 34.000 addetti e 2.300 imprese attive, ha sempre rappresentato una componente essenziale dell’industria manifatturiera italiana della calzatura e pelletteria, in quanto fornitrice di semilavorati e servizi, tali da assicurare livelli qualitativi di assoluta competitività ed è radicata in alcune aree del Paese. L’attività è altresì espressione di vivacità imprenditoriale e si inserisce in un contesto di “filiera” vincente nel mondo: la cosiddetta area pelle italiana, tuttora leader. La concentrazione territoriale è evidente nelle Marche, in Toscana, in Veneto, in Lombardia, in Campania, in Puglia ed in Emilia Romagna;

particolarmente nelle Marche tali imprese, circa 900 con 13.000 addetti, costituiscono una parte importante dell’economia locale, incentrata essenzialmente su piccole/medie aziende, ed il loro contributo è stato sempre notevole nelle esportazioni: nel 2003 l’ammontare degli scambi commerciali effettuati con l’estero è stato di 380 milioni di euro, pari a circa il 40% del totale nazionale;

a partire dal 2001, anno in cui ebbe inizio la nota contrazione dei consumi a livello internazionale e nazionale, la categoria è entrata in crisi, subendo le difficoltà dell’industria calzaturiera nazionale e la spietata concorrenza di Paesi emergenti, come ad esempio la Cina, basata su varie forme di dumping; la crisi è andata progressivamente aggravandosi, anche per gli sfavorevoli effetti del cambio euro-dollaro, causando forti riduzioni nell’occupazione;

negli ultimi mesi sono stati licenziati circa 3.000 lavoratori e il fatturato ha subito una perdita del 35% del totale, con gravi ripercussioni sugli investimenti e quindi sul futuro,

si chiede di sapere:

quali interventi il Governo intenda mettere in atto per sostenere l’industria degli accessori e componenti marchigiana, onde garantirne la competitività ed il rilancio nazionale e internazionale;

se il Governo ritenga di approntare specifici ammortizzatori sociali, destinati in particolare alle piccole imprese;

se il Governo intenda adeguare gli strumenti normativi per garantire un migliore accesso al credito bancario delle imprese della filiera produttiva della componentistica/accessoristica;

quali azioni si intenda compiere per rafforzare l’attività di ricerca e di innovazione dei prodotti e dei processi di lavorazione, compresi quelli a protezione dell’ambiente, e per sostenere direttamente o indirettamente le attività di esportazione di tali imprese;

come il Governo ritenga di intervenire con agevolazioni tariffarie o fiscali per le imprese dei distretti produttivi nel settore;

se si intenda modificare il decreto ministeriale del 30 gennaio 2001 che impedisce alle aziende produttrici di suole di marchiare con “Suola made in Italy” il loro prodotto, creando grossi limiti all’esportazione e alla trasparenza del manufatto e conseguente disaffezione dei consumatori. Trattasi di un’anomalia tutta italiana, che non ha riscontri in nessun altro Paese d’Europa e del mondo e che pone in seria difficoltà i produttori di suole nazionali, cui viene di fatto impedito di valorizzare il bene prodotto.

risposta

Presidenza del vice presidente FISICHELLA

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-01649 sull’industria degli accessori e componenti nel settore calzaturiero. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

VALDUCCI, sottosegretario di Stato per le attività produttive. Signor Presidente, le preoccupazioni esposte dall'interrogante sono condivise dal Governo, avuto riguardo alla situazione di sofferenza dell'intero settore del TAC (tessile, abbigliamento, calzaturiero), parte importante del sistema moda Italia.

La particolare caratterizzazione dell'apparato produttivo in settori con tasso di crescita molto basso ha in molti casi favorito i prodotti provenienti da Paesi in via di sviluppo.

Sul piano specifico l'Amministrazione ha fatto il possibile, nell'ambito dei singoli casi vertenziali, per sviluppare tutte le iniziative più adeguate tendenti a limitare i danni.

Sul piano della politica settoriale, anche con l'ausilio della Presidenza italiana del Consiglio della Unione Europea, si può affermare che il Governo ha operato uno sforzo considerevole nell'affrontare i principali problemi che affliggono il comparto. Sinteticamente possiamo considerare le seguenti misure: per quelle nazionali, la rigenerazione delle misure di sostegno e di incentivazione al settore sulla base della normativa esistente.

Ci si riferisce, in particolare, all'introduzione nell'ambito della legge n. 46 del 1982 sull'innovazione tecnologica dell'importante previsione dell'attività di campionatura come fatto innovativo; alla previsione di bandi per la formazione e la valorizzazione di giovani stilisti e alla riproposizione di bandi tematici.

Si è radicata, inoltre, la convinzione che occorra anche stimolare la diversificazione dei prodotti in settori in cui altri partner non sono presenti e comunque devolvere il massimo delle risorse per favorire la ricerca e il suo conseguente trasferimento al mondo della piccola e media impresa.

Il Governo è convinto che vada monitorata la situazione del mercato, il tutto non certamente pensando a barriere doganali che automaticamente ci porrebbero fuori del contesto internazionale ed europeo, ma ad un’attenta vigilanza dell'uso dei prodotti conforme alle loro caratteristiche strutturali. Tale monitoraggio rappresenta un'azione di politica industriale alla quale non si può rinunciare e che potrà formare la base di un programma di una ordinata ed equilibrata lotta alla contraffazione.

L'attività normativa, di cui alla legge finanziaria 2004, articolo 4 (commi da 49 a 84), ha individuato tutta una strategia di politica industriale, consistente nella qualificazione, tutela e valorizzazione del prodotto italiano, segnatamente quello appartenente al settore del TAC (tessile, abbigliamento, calzature). In particolare, è in via di costituzione il Comitato nazionale anticontraffazione che dovrebbe far fronte, tra l'altro, alle doglianze specifiche riportate dall'onorevole interrogante.

Passo ora alle misure europee ed internazionali. Anche utilizzando l'occasione della Presidenza italiana, per la prima volta in sede comunitaria il Governo è riuscito a richiamare l'attenzione dei partner sul problema del settore. Tanto è vero che il Consiglio sulla competitività del 27 novembre 2003 ha approvato un'apposita comunicazione sul settore, cui ha fatto immediatamente seguito la costituzione di un gruppo di lavoro che nella composizione ha riconosciuto la leadership del settore nazionale in campo comunitario.

A conclusione di tutte le iniziative predette, l'Amministrazione ha tra i suoi obiettivi strategici quello di elaborare un documento ricognitivo dei problemi del settore unitamente alle misure di policy che potrebbero essere adottate per la razionalizzazione del comparto.

Il risultato di tale elaborazione verrà posto all'attenzione dell'intero Governo per la proposizione di misure adeguate di sostegno e di rilancio. In questa fase non sarà sottovalutato il rapporto con le istituzioni regionali per meglio definire le tematiche specifiche delle realtà marchigiane. Quanto agli strumenti del credito, nonché agli ammortizzatoli sociali, si è dell'avviso che, valutando che questo è un settore portante del PIL nazionale, si debba porre mano ad un piano di razionalizzazione del settore stesso.

Relativamente alla "suola made in Italy", si evidenzia che con decreto ministeriale dell’11 aprile 1996 è stata recepita la direttiva 94/11/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 marzo 1994 sul riavvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri concernenti l'etichettatura dei materiali usati nelle principali componenti delle calzature destinati alla vendita al consumatore. L'articolo 5, comma 2, del predetto decreto ministeriale 11 aprile 1996, è stato sostituito con il decreto ministeriale 30 gennaio 2001.

Con il predetto decreto ministeriale 11 aprile 1996 si è voluto salvaguardare il consumatore finale per non indurre lo stesso a ritenere di origine italiana non solo la suola ma l'intero prodotto "calzatura". Al fabbricante di suole viene comunque concessa la facoltà di specificare l'origine italiana del prodotto apponendo la dicitura "suola prodotta in Italia" nella parte interna della suola stessa.

EUFEMI (UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EUFEMI (UDC). Signor Presidente, ringrazio innanzitutto il sottosegretario Valducci per la risposta puntuale e soprattutto tempestiva in relazione al documento di sindacato ispettivo presentato soltanto un mese fa. È un gesto di attenzione verso il Parlamento che apprezziamo.

Tuttavia, di fronte ad una crisi che colpisce un comparto importante delle attività produttive italiane, si ritiene che non si debbano soltanto limitare i danni, ma che sia necessario affrontare con maggiore risolutezza una serie di questioni che il Sottosegretario ha in qualche misura sfumato.

In particolare, si ritiene necessaria una riforma degli ammortizzatori sociali con un'estensione della cassa integrazione a tutte le imprese artigiane e industriali sotto i 15 dipendenti, rendendo omogenei ed allineando i meccanismi che ne regolano l'impiego. Va poi ridotta l'incidenza del cosiddetto cumulo fiscale sia degli oneri fiscali che di quelli sociali, sul costo del lavoro, come ad esempio la deducibilità del costo del lavoro dalla base imponibile IRAP.

Bisogna tener presente l’esigenza della riorganizzazione del mercato finanziario dopo Basilea 2, nell’ottica di riconoscere le esigenze delle piccole imprese, in genere sottocapitalizzate e con scarso autofinanziamento, evitando i rating "ciechi", cioè sterilmente basati sulle poche informazioni quantitative messe a disposizione e quindi prudenzialmente peggiorativi soprattutto per le microimprese. Vanno poi forniti strumenti consulenziali finalizzati ad eliminare le asimmetrie informative.

Credo che il Governo debba razionalizzare e semplificare la complessa legislazione a sostegno degli investimenti d'innovazione tecnologica per le piccole imprese, anche con la creazione di sportelli di consulenza e informativi, considerato che tali imprese non hanno la capacità di avere a disposizione la totalità delle informazioni disponibili.

Vanno poi attuate azioni di sostegno ai consumi di calzature. L'intervento pubblico dovrebbe quindi prevedere sia opportune azioni di tipo orizzontale, sia azioni di sostegno mirato a favore di uno sviluppo della presenza di queste industrie nei Paesi dove è prevista una maggiore crescita dei consumi calzaturieri.

Voglio poi ricordare il problema, appena citato dal Sottosegretario, della "suola made in Italy" che ha penalizzato soprattutto il nostro export, già gravato dalla supervalutazione dell'euro rispetto al dollaro, mentre troppo poco viene fatto per le importazioni illegali e le contraffazioni. Va, quindi, potenziato e migliorato - e mi aspettavo una risposta in questo senso, signor Sottosegretario - il servizio doganale per controlli più capillari ed efficaci, anche attraverso una formazione specifica del personale addetto.

Occorre poi portare avanti azioni anti-dumping ed anti-sovvenzione, nonché quelle contro la contraffazione e la frode, e fare in modo che siano rigorosamente attuate. Per quanto riguarda le frodi, dovrebbero essere combattute con verifiche a posteriori dei dati dichiarati allo sdoganamento delle merci, quindi con un controllo sostitutivo dell'attestazione tecnica richiesta in passato, e con interventi risolutivi delle dogane.

Occorre promuovere forti azioni di controllo delle merci importate, al fine di accertare se esse rispondano ai requisiti fissati dalle leggi comunitarie sul contenuto di sostanze considerate pericolose per la salute.

C'è, infine, signor Presidente, un aspetto importante, che riguarda la tutela della concorrenza. Si dovrebbe operare a favore del rispetto della cosiddetta clausola sociale in tutti i Paesi che commerciano con l'Europa. Noi verifichiamo costantemente quest'azione di dumping sociale, operato soprattutto dalle cosiddette tigri asiatiche.

E allora, sul piano delle relazioni, l'Unione Europea deve proseguire ed intensificare la propria azione affinché, sviluppando la Dichiarazione di Singapore, venga inserita una clausola sociale nelle regole del commercio internazionale, volta ad assicurare il rispetto dei diritti sociali minimi (come il divieto di adibire al lavoro bambini, il divieto dei lavori forzati, nonché delle discriminazioni religiose, sessuali, politiche e razziali) e a garantire la libertà di organizzazione e negoziazione sindacale. Per favorire tale pratica dovranno essere previsti incentivi ad hoc (non solo di tipo finanziario) e la costituzione di organi di controllo.

Con queste considerazioni mi rivolgo al Sottosegretario affinché un settore sottoposto a forte concorrenza internazionale, e su cui grava una pesantissima crisi, possa trovare risposte risolutive da mettere in campo per affrontare una crisi che non può essere soltanto subita, o a cui contrapporre un'azione difensiva, ma che richiede un'azione più forte d'attacco.

 

21 luglio 2004 - Interrogazione a risposta scritta su Università di Torino

Al Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca

Per sapere - Premesso che:

- in data 14 luglio 2004 è stato pubblicato sul sito internet della Facoltà di Lingue e Letterature Stranieri dell'Università di Torino un bando per mettere a concorso 16 insegnamenti. Il bando è datato 12 luglio ed i termini per presentare le domande scadono giorno 27 dello stesso mese;

- scorrendo le pagine del sito della stessa Facoltà risultavano però già assegnati, sin dal 13 luglio, alcuni insegnamenti. I nominativi dei docenti ed i programmi per il prossimo Anno Accademico (2004/2005) erano disponibili sul web prima della scadenza (e addirittura della stessa pubblicazione) del bando;

- il quotidiano "La Repubblica", in "Torino cronaca", prima pagina, del 15 luglio 2004 dedicava un articolo all'argomento, sottolineando anche la nuova ripartizione di alcune materie i cui insegnamenti sarebbero stati accorpati;

si chiede di conoscere:

- quali valutazioni e quali iniziative intenda assumere il Ministro al fine di fornire spiegazioni e garanzia di massima obiettività, nell'assegnazione degli insegnamenti a pari condizioni di partenza, per evitare che il risultato sia quello già deciso, pubblicato per errore su internet.

Sen. Eufemi

Sen. Zanoletti

21 luglio 2004 - Interrogazione a risposta scritta su Orchestra sinfonica di Torino

Al Ministro delle Comunicazioni

Per sapere - premesso che:

- la RAI è un'azienda che tra i suoi compiti promuove e declina il servizio pubblico radiotelevisivo nel nostro Paese;

- la diffusione della musica classica, da camera e colta, rientra tra i suoi principali compiti strategici e culturali ascrivibili a tale funzione;

- la RAI ha, all'interno della propria struttura, una tra le principali realtà italiane di esecuzione musicale: l'Orchestra Sinfonica Nazionale di Torino. I suoi concerti sono apprezzati a livello internazionale; a conferma di ciò le recenti trasferte in Giappone e in Germania;

- nel piano aziendale, recentemente adottato dalla Direzione Generale, si ridimensiona l'autonomia dell'orchestra, cancellando la divisione e la Direzione della stessa subordinandola alla Direzione del centro di produzione di Torino. Tutto ciò comporta una riduzione della possibilità di assumere decisioni in grado di favorire un adeguato svolgimento dell'attività concertistica;

- pur tuttavia, nel palinsesto radiofonico e televisivo della RAI, non è prevista la programmazione di concerti e, raramente, essi trovano spazi parziali e marginali nelle reti;

- al contrario, le reti Mediaset ogni domenica dedicano meritoriamente uno spazio ai concerti della Filarmonica del Teatro alla Scala di Milano;

si chiede di conoscere:

- le valutazioni del Ministro in proposito e quali iniziative intenda assumere affinché venga promossa l'attività concertistica.

Sen. Eufemi

Sen. Iervolino

Sen. Zanoletti

22 gennaio 2004 - Interrogazione sui contributi agricoli unificati

Presidenza del vice presidente SALVI

PRESIDENTE. Seguono le interrogazioni 3-01224 e 3-01249 sulla notifica di cartelle di pagamento per contributi agricoli unificati. Interrogazioni sulla notifica di cartelle di pagamento per contributi agricoli unificati

(3-01224) (18 settembre 2003)

EUFEMI. - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. – Premesso che:

negli anni 2001 e 2002 sono state notificate a numerosi imprenditori agricoli cartelle di pagamento emesse per gli anni 1996, 1997, 1998 e 1999 per contributi agricoli unificati a suo tempo amministrati dallo SCAU e poi, a seguito della soppressione del detto servizio, passati all’INPS;

le cartelle di pagamento contengono innumerevoli errori relativi a pagamenti già effettuati dagli interessati e non registrati o dallo SCAU o dall’INPS al quale sono stati trasmessi i tabulati. Altri errori riguardano le identificazioni delle ditte, il numero degli addetti e le estensioni dei terreni;

gli imprenditori e i loro rappresentanti si sono rivolti ai concessionari della riscossione ai fini di una definizione dei pagamenti, ma si sono visti opporre un netto rifiuto in quanto, a giudizio dei responsabili delle esattorie, le contribuzioni sociali, come sono quelle in questione, non rientrerebbero nel condono di cui alla legge n. 289 del 2002,

si chiede di sapere:

quali urgenti provvedimenti si intenda adottare intanto per sospendere gli atti esecutivi conseguenti ai mancati pagamenti di quanto richiesto con le cartelle esattoriali;

se non si ritenga opportuno dare disposizioni all’INPS per un riesame degli importi notificati, per verificare eventuali errori in cui siano incorsi o gli uffici dello SCAU o quelli dell’INPS in sede di emanazione di dette cartelle.

(3-01249) (02 ottobre 2003)

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere all'interrogazione 3-01224.

VIESPOLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, onorevole interrogante, con riferimento all'interrogazione parlamentare presentata dal senatore Eufemi, passo ad illustrare le notizie fornite dall'INPS.

L'Istituto ha reso noto, per quanto attiene ad eventuali errori o difetti di legittimazione passiva nell'ambito delle procedure di riscossione, delle quali si fa appunto cenno nell'atto ispettivo, che la notifica delle cartelle esattoriali è sempre preceduta dall'invio alle aziende debitrici dell'estratto conto, attraverso il quale le stesse possono procedere a controllare l'esattezza della loro posizione debitoria e, dunque, con la possibilità di effettuare un riesame sulla base degli importi notificati.

In ogni caso, prima di procedere all'emissione delle cartelle esattoriali, l'Istituto trasmette avvisi bonari con i quali i contribuenti morosi vengono invitati a regolarizzare nuovamente la propria posizione. È solo a seguito del mancato riscontro di inesattezze all'interno di entrambe le procedure (avviso bonario ed estratto conto) che vengono emesse le cartelle esattoriali per i crediti dovuti.

Inoltre, per venire incontro alle esigenze degli utenti, l'Istituto ha da tempo attivato la linea del call center per ogni intervento, in tempi brevi, di correzione o sospensione di cartelle ritenute inesatte, sulla base dell'indicazione degli estremi del pagamento effettuato in via ordinaria, ovvero del tipo di provvedimento agevolativo di cui il contribuente ha fruito. Il contribuente può, quindi, richiedere l'annullamento totale o parziale dell'imposizione contributiva alle competenti sedi dell'Istituto che, se ritengono vi siano fondati dubbi sull'iscrizione al ruolo, inviano un provvedimento telematico di sospensione, senza indicarne la data di scadenza. Di tutti i provvedimenti di sospensione adottati, viene data comunicazione al contribuente e, durante il relativo periodo, non maturano ulteriori interessi o somme aggiuntive.

In ordine al riferimento, contenuto nell'atto parlamentare, alla sanatoria fiscale e previdenziale, prevista dalla legge n. 289 del 2002 (finanziaria 2003), si precisa che la stessa, sotto il profilo contributivo, non si riferisce a pagamenti già effettuati e inesattamente o erroneamente addebitati, bensì a posizioni contributive previdenziali o assistenziali non dichiarate e regolarizzabili utilizzando gli appositi modelli predisposti dall'Agenzia delle entrate che ha anche diramato sul punto la circolare n. 12/E del 21 febbraio 2003.

EUFEMI (UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EUFEMI (UDC). Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario Viespoli per la cortesia della risposta, che tuttavia non muta la sostanza del quesito che avevo posto. Mi è sembrata una risposta prettamente burocratica.

Comunque, lo ringrazio per la tempestività, anche se occorre tenere presente che è intervenuto un fatto nuovo, di cui mi auguravo che i suoi uffici, sottosegretario Viespoli, potessero in qualche modo tener conto: l’introduzione, rispetto al momento della presentazione dell’interrogazione, che è del settembre scorso, di emendamenti alla legge finanziaria che hanno modificato il quadro d’insieme.

Rispetto a questo fatto nuovo, onorevole Sottosegretario, appare opportuno che il Ministero del lavoro emani un decreto che individui e consideri colpite da tali eventi le aziende situate, o prevalentemente situate, nei comuni dichiarati e riconosciuti come colpiti da calamità naturali. Bisogna inoltre tener conto delle emergenze sanitarie. L'individuazione dei soggetti ammessi alle agevolazioni potrebbe dunque far riferimento agli stessi criteri indicati in occasione della sospensione della riscossione dei contributi previdenziali per i soggetti interessati dal fenomeno della cosiddetta mucca pazza.

Occorre altresì tener conto del riferimento al codice attività ISTAT o IVA, che non è comprensivo di tutte le reali casistiche aziendali: molto meglio sarebbe, ad esempio, il riferimento agli animali allevati, in quanto tutte le aziende dedite all’allevamento hanno un registro di stalla controllato dalle autorità sanitarie.

Va poi posto in evidenza come il soggetto debitore ai fini previdenziali non corrisponda al titolare di partita IVA ovvero al titolare d’impresa, in quanto il settore agricolo non ha mai contemplato ai fini previdenziali la coincidenza del titolare dell’azienda con il titolare della partita IVA.

Ne consegue che il provvedimento dovrebbe precisare il diritto alle agevolazioni per tutti i soggetti, a qualunque titolo interessati e riconducibili all'impresa agricola rientrante tra quelle aventi diritto, indipendentemente dal coincidere del nominativo del debitore con il nominativo dell'impresa agricola ammessa all'agevolazione.

Si evidenzia ancora che il riferimento del comma 24 dell'articolo 4 della finanziaria 2004 agli eventi eccezionali verificatisi al 30 settembre 2003 lascia intendere che non vi siano limiti temporali come termine iniziale e quindi siano compresi anche eventi eccezionali avvenuti quattro, cinque o dieci anni addietro. In ogni caso, bisogna tener conto dei pagamenti già effettuati da molti soggetti rispetto alle ipotesi di rateizzazioni concordate e si deve chiedere l'applicazione degli stessi criteri applicati ai condoni fiscali.

Riassumendo, credo sia necessario un intervento urgente che vada nella direzione di accelerare al massimo tutte le procedure previste dall’articolo 4 della legge finanziaria 2004, commi 20-22 e seguenti, rendendo pienamente valido questo provvedimento entro un mese, affinché si individuino i casi eccezionali entro i quali può essere consentita la rateizzazione dei contributi fino a venti rate e determinando anche la misura del tasso di interesse, che non può essere superiore a quello legale. Gli arretrati devono essere ammessi in sanatoria scomputando le somme già pagate e questa identificazione deve tenere conto in misura sostanziale, la più larga possibile, delle situazioni di crisi in cui versa l’agricoltura italiana. È un’emergenza dovuta non a fatti di mercato, ma ad eventi eccezionali come, il fenomeno della lingua blu, la siccità ed altre calamità.

Con queste raccomandazioni, mi affido al Sottosegretario affinché il Ministero del lavoro predisponga subito, entro un mese, un provvedimento che elimini questa situazione, con una risposta che non può essere soltanto quella di tipo burocratico che ci è stata data, ma che vada incontro alle esigenze dell’agricoltura.

PRESIDENTE. Il Governo ha ora facoltà di rispondere separatamente all'interrogazione 3-01249 sullo stesso argomento.

VIESPOLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, questa seconda risposta mi consente anche di evidenziare, in relazione alla replica del senatore Eufemi, che vi è, appunto nella risposta all’interrogazione del senatore Specchia, un riferimento all’articolo 4 della finanziaria del 2004, sicché, in linea di coerenza rispetto alle riflessioni che sono state appena fatte, ribadisco fin da ora che l’impegno del Governo è quello di un’accelerazione delle procedure, delle iniziative e degli interventi consequenziali all’approvazione dell’articolo 4 della finanziaria 2004.

Ciò premesso, in merito all’interrogazione presentata dal senatore Specchia ricordo che l’INPS ha ceduto, sulla base dell'articolo 13 della legge n.448 del 1998 gran parte dei propri crediti contributivi a società di cartolarizzazione ed ha iscritto a ruolo i crediti dovuti da contribuenti, quali datori di lavoro, lavoratori autonomi, datori di lavoro agricolo e lavoratori autonomi agricoli, elettrici e telefonici, che non hanno provveduto a pagare, alle scadenze previste, secondo quanto disposto dal decreto legislativo n. 46 del 1999. Per i crediti di competenza degli anni 2000, 2001 e 2002 l'Istituto ha proceduto all'invio preventivo di un avviso bonario.

In particolare, il concessionario attiva le procedure esecutive per il recupero del credito trascorsi sessanta giorni dalla notifica della cartella ed ha tre anni di tempo, dall'iscrizione a ruolo, per recuperare il credito e chiedere il discarico delle somme non recuperate. In caso contrario, qualora cioè richiedesse il discarico senza aver attivato le procedure di recupero, l'INPS, istituto al quale spetta la verifica dell'attività dei concessionari, non potrà accogliere la richiesta e il concessionario dovrà versare un quarto delle somme iscritte a ruolo.

Numerosi contribuenti, per evitare le procedure esecutive, chiedono la dilazione di pagamento, che può essere concessa solo qualora il datore di lavoro abbia già versato le quote a carico del lavoratore. Altrimenti, la domanda di dilazione non può essere valutata. In particolare, con riferimento alla questione dei crediti agricoli, oggetto dell'interrogazione in argomento, si precisa che anche nel settore delle aziende agricole assuntrici di operai, a tempo determinato o indeterminato, non vige il principio dell'autoliquidazione, ma i contributi sono calcolati dall'ente impositore (ex SCAU, ora INPS) che, nel quantificare il prelievo contributivo, utilizza le aliquote comprensive della "quota a carico del lavoratore" come confermato dalle aliquote allegate alle circolari dei vari anni e dalle disposizioni in materia emanate dall'Istituto.

Infine, si ricorda che la finanziaria per il 2004, all'articolo 4, commi da 20 a 24, dispone, in materia di dilazione, più favorevolmente per le imprese agricole colpite da eventi eccezionali, comprese le calamità naturali e le emergenze di carattere sanitario, prevedendo in particolare la rateizzazione dei debiti per contributi, premi e accessori di legge fino a venti rate trimestrali, con l'applicazione di un tasso di interesse legale di differimento da applicare sulle singole rate fissato nella misura del tasso legale vigente all'atto della rateizzazione. Pertanto, il Governo recepisce l’esigenza di un’accelerazione dei provvedimenti e delle iniziative conseguenti per dare piena applicazione al citato articolo 4.

 

15 maggio 2003 - Segue l'interrogazione 3-00655 sulla gestione dell'aeroporto di Milano Malpensa.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

TASSONE, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, rispondo all'interrogazione del senatore Eufemi, naturalmente sottolineando come lo strumento del sindacato ispettivo costituisca uno dei momenti più alti e significativi del controllo democratico da parte del Parlamento sull'attività dell'Esecutivo, nelle varie Amministrazioni che da esso dipendono. Quindi, in questo momento stride l'esaltazione che noi facciamo del momento democratico con episodi di intolleranza, antidemocratici, antilibertari, che si manifestano attraverso gli attentati alle sedi della CISL, oggetto da qualche tempo di atti di intimidazione e di violenza.

Pertanto, non posso che raccogliere la sollecitazione del senatore Eufemi; il Governo si sta già attivando in questa direzione e ha già espresso in tutte le sedi la propria solidarietà, ma soprattutto grande rammarico e amarezza per questo imbarbarimento della vita sociale nel nostro Paese, almeno in alcuni settori. In merito alle problematiche evidenziate dal senatore Eufemi con il suo atto ispettivo, sono state richieste notizie all'Ente nazionale per l'aviazione civile, il quale fa conoscere che, non appena venuto a conoscenza di un'indagine in corso istruita presso la procura di Busto Arsizio, riguardante 33 dipendenti aeroportuali della SEA, Società esercizi aeroportuali, ha immediatamente provveduto ad emanare ordinanze di sospensione dei tesserini aeroportuali per l'accesso alle zone doganali dell'aeroporto di Milano Malpensa, per il personale di cui alle segnalazioni dell'Ufficio di polizia. In attesa, pertanto, che la magistratura si pronunci sulle eventuali responsabilità dei dipendenti coinvolti nell'indagine in questione, l'Ente medesimo ha ritenuto di non intervenire nei confronti dei vertici della Società di gestione aeroportuale. L'Ente, comunque, assicura di aver attivato processi per l'implementazione di tutte le misure volte al controllo del personale che ha accesso alle aree sensibili, come, ad esempio, quella dello smistamento bagagli. Si deve tuttavia ricordare che lo Statuto dei lavoratori vieta al datore di lavoro il controllo dei dipendenti attraverso dispositivi audiovisivi a distanza, che è invece consentito, ai fini dello svolgimento delle indagini, alle autorità competenti quali, come nel caso in questione, la procura di Busto Arsizio. La società SEA, pertanto, non avrebbe potuto controllare preventivamente i lavoratori con telecamere. Per quanto concerne la regolamentazione attualmente vigente nel settore privato in materia di riscossione dei contributi sindacali mediante trattenute sul salario, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da parte sua, riferisce che ai sensi della legge n. 300 del 1970, i lavoratori hanno diritto a raccogliere contributi per le loro organizzazioni sindacali all'interno dei luoghi di lavoro. Come noto, con l'abrogazione referendaria, intervenuta per effetto del risultato del referendum del 1995, dei commi 2 e 3, è venuta meno la obbligatorietà per legge della trattenuta sindacale cui il datore di lavoro era tenuto, in presenza dei relativi presupposti quali delega scritta dell'associato e richiesta presentata tramite le organizzazioni sindacali di appartenenza. Però, l'essere venuta meno la previsione legale del diritto della organizzazione sindacale dei lavoratori a veder praticata la particolare modalità di riscossione dei contribuito associativi in questione non può, senza alcun dubbio, escludere che tale diritto possa altrimenti essere legittimamente fondato su espresse pattuizioni contrattuali manifestazione dell'autonomia negoziale. Per tale motivo, in base all'attuale normativa, il diritto delle organizzazioni sindacali stipulanti del contratto collettivo nazionale di lavoro a percepire le quote associative dei propri iscritti mediante trattenuta diretta sulla retribuzione in tanto sussiste in quanto sia loro attribuito da apposita previsione contrattuale. Si fa infine presente che il tribunale del lavoro di Milano, in data 7 agosto 2002, ha respinto, per difetto di legittimazione ad agire, il ricorso della Unionquadri che chiedeva che fosse dichiarato antisindacale il comportamento posto in essere dalla SEA. Debbo aggiungere, signor Presidente, che la puntualità delle risposte fornite dall'ENAC, sia pure nella scarna crudezza della terminologia burocratica, non consente al Governo di ritenere soddisfatta la questione politica di fondo che l'interrogante ha posto alla nostra attenzione. La situazione di forte disagio e sofferenza ? evidenziata efficacemente dal senatore Eufemi nella parte motivata della sua interrogazione ? che attraversa il trasporto aereo nel suo complesso e, più in particolare, gli hub del nostro Paese è infatti una questione cruciale che investe con venti di grave difficoltà uno dei settori portanti dello sviluppo economico del nostro Paese. In questa situazione di difficoltà, in cui si aggrovigliano problemi di ordine strutturale e congiunturale di natura interna e internazionale, l'inserimento di ulteriori elementi di conflittualità aziendale o di discredito e sfiducia non possono non creare, nelle istituzioni non meno che tra gli operatori, momenti di preoccupata riflessione e rinnovata esigenza di interventi radicali. La riforma del settore del trasporto e della navigazione aerea, da troppo tempo in discussione, è un'esigenza non ulteriormente rinviabile, pena il declino del settore e la perdita di saggi importanti di occupazione qualificata. Il Governo non si sottrae al dialogo e al dibattito e non trascura le importanti occasioni che il Parlamento gli offre anche attraverso queste iniziative, cioè attraverso lo strumento del sindacato ispettivo. Ecco perché ? tanto per essere chiari, signor Presidente, accogliendo l'invito del senatore Eufemi ? lo strumento del sindacato ispettivo per il Governo non è una occasione rituale in cui si dà una risposta rituale e si svolge un dibattito anch'esso rituale in Aula; credo che anche attraverso il controllo dei parlamentari il Governo possa efficacemente esplicitare la sua attività di sorveglianza e quindi di coordinamento e di controllo nei confronti degli enti soggetti al suo stesso controllo. Certo, esiste la necessità, come dicevo poc'anzi, di una riforma complessiva del settore del trasporto aereo. Molte cose sfuggono all'attività e quindi al controllo del Governo; l'ho detto anche nell'Aula di Montecitorio, e non posso che ribadirlo anche in questa occasione. C'è un problema, però, posto dal senatore Eufemi: quello della sicurezza. Ci devono essere maggiore controllo e maggiore assunzione di responsabilità da parte delle gestioni aeroportuali, anche perché la sicurezza della gestione dei bagagli è un dato estremamente delicato. L'altro giorno ho firmato il decreto riguardante il parametro dei contributi concernente la gestione dei bagagli di stiva; non c'è dubbio che questo controllo non va fatto semplicemente sui bagagli, ma soprattutto su coloro che sono impegnati come lavoratori nella gestione dei bagagli stessi. Se pure c'è una legislazione che ci impedisce di controllare, attraverso le telecamere, il lavoro degli addetti ai bagagli, ci deve essere anche un'azione di prevenzione da parte dei gestori degli aeroporti quando questi addetti vengono assunti; quindi, deve essere effettuato uno screening attraverso un'assunzione di dati e notizie che indichino il profilo professionale, umano e comportamentale di questi lavoratori. Certamente la mia risposta non può considerarsi esaustiva. Il problema sollevato dal senatore Eufemi è infatti gravissimo. Voglio ribadire in questa occasione che il comparto del trasporto aereo è in grande sofferenza e vive una situazione di grande confusione. Ecco perché il Governo sta accelerando il procedimento legislativo che deve portare ad una riforma del trasporto aereo. Come si sa, la Commissione trasporti della Camera è impegnata in questa direzione.Se non vi dovessero essere tempi ravvicinati per giungere ad una conclusione, certamente il Governo prenderà delle decisioni anche in merito all'urgenza della situazione e darà un minimo di regolamentazione e di normativa a questo tipo di attività, estremamente delicato e articolato e soprattutto molto importante per la vita del nostro Paese. Con ciò voglio rinnovare i miei ringraziamenti al senatore Eufemi e dirgli che ritengo vi saranno altre occasioni per tornare sull'argomento, anche nell'Aula di Palazzo Madama.

EUFEMI (UDC). Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EUFEMI (UDC). Signor Presidente, desidero esprimere un sentito ringraziamento al vice ministro Tassone per la puntuale risposta fornita all'interrogazione sulle vicende relative a furti e saccheggi verificatisi nell'aeroporto milanese di Malpensa, riportate con grande evidenza dalla stampa, che hanno determinato sconcerto e gravissimo allarme nell'opinione pubblica.

La nostra preoccupazione muoveva dall'allarme sociale determinatosi e dalla necessità di assicurare, da parte della società preposta (quindi della SEA), un servizio efficiente ed adeguato, all'altezza di quel prestigio che deve caratterizzare l'immagine dei nostri scali intercontinentali. Ad oggi non è dato conoscere le misure adottate per risolvere il problema dei furti nel reparto smistamento bagagli. Non è stato spiegato, ad esempio, come sia stato possibile che un intero reparto sia stato per anni sottoposto alle scorrerie di una vera e propria banda di dipendenti malfattori, senza neanche risposte convincenti all'allarmata domanda sul perché questa situazione sia potuta proseguire indisturbata nel tempo nonostante denunce e segnalazioni. Certo, questo può essere anche conseguenza di effetti sociali sottostanti alla creazione dell'hub lombardo, che non è stata accompagnata dalla creazione di organi di vigilanza. Sono, questi, aspetti che riguardano il versante pubblico; vi sono poi aspetti interni alla gestione della SEA per i pesanti disagi e le inefficienze che rendono gravoso il lavoro dei dipendenti onesti. Mi riferisco agli ostacoli frapposti al corretto esercizio delle relazioni sindacali, privilegiando talune organizzazioni rispetto ad altre. L'episodio più macroscopico, ricordato anche dal Vice Ministro, è quello della esclusione dell'Unionquadri, cui i vertici aziendali impediscono la stessa possibilità di essere presente in azienda, nonostante essa rappresenti il 20 per cento di tutto il personale della categoria. È stata impedita la raccolta dei contributi associativi, con una lesione dei più elementari princìpi di democrazia e libertà sindacale. Tutto ciò nonostante l'Unionquadri rappresenti l'organizzazione maggiormente rappresentativa delle professionalità medio-alte, firmataria di accordi di primaria importanza per lo sviluppo del sistema Paese, accreditata a livello europeo e sia nel CESIS che nel CNEL. Tale esclusione noi riteniamo determini un irrigidimento nei rapporti con il personale di più elevate responsabilità, che svolge un ruolo di cerniera tra dirigenza e lavori di qualifica inferiore. Sono certo che il vice ministro Tassone, con la sua esperienza e la sua capacità, si farà carico di queste nostre preoccupazioni, al fine di consentire all'Unionquadri, nella SEA, di usufruire dei propri diritti sindacali con partecipazione alle trattative e alla stipula degli accordi, accanto alla necessità che i vertici SEA rendano informazioni complete ed esaustive sullo stato dei servizi aeroportuali, presentando un serio piano di riorganizzazione che consenta di evitare problemi di disservizio all'utenza, così come si sono registrati. Mi ritengo quindi particolarmente soddisfatto della risposta del Vice Ministro ed esprimo particolare apprezzamento soprattutto con riguardo alla parte finale del suo intervento, per l'impegno assunto sia rispetto all'azione riformatrice nel settore del trasporto aereo (di cui abbiamo avuto effettivi riscontri relativamente sia ai controlli che alla sicurezza), sia rispetto all'ammodernamento del sistema, sia per la richiamata ampia relazione di dialogo con il Parlamento, che non potrà che produrre e determinare risultati positivi. Di tutto ciò lo ringrazio.

15 maggio 2003 - Sull'attentato ad una sede della CISL

EUFEMI (UDC). Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EUFEMI (UDC). Signor Presidente, se me lo consente, vorrei richiamare l'attenzione dell'Aula su un grave fatto avvenuto questa notte. Come lei sa, è esplosa una bomba davanti all'ingresso della sede CISL di Cagliari, prima della visita del segretario Savino Pezzotta, che vi si sarebbe recato per discutere il contratto dei metalmeccanici.

Anche se siamo pochi intimi, credo che qualche parola al riguardo vada spesa. Abbiamo anche la fortuna che è presente in Aula il vice ministro Tassone, che è un esperto, avendo seguito nelle Aule parlamentari i problemi della difesa e della sicurezza. Questa contestazione così forte, sistematica e aggressiva del segretario Pezzotta dovrebbe far riflettere tutte le forze democratiche. Credo debba essere arginata questa escalation che segue ad intimidazioni ed aggressioni verbali, che sappiamo bene dove possono andare a finire. Lei ha vissuto la stagione degli anni Settanta e sa bene cosa è successo dopo la contestazione a Luciano Lama nel 1977 all'Università La Sapienza: una stagione di «piombo». Sarebbe bene non sottovalutare queste vicende, avere un alto senso di vigilanza e di responsabilità. Questa è la preghiera che rivolgo al Presidente perché se ne possa far carico presso il Governo.

PRESIDENTE. È chiaro che non possiamo che deplorare fatti come quelli che si sono verificati. Non possiamo che richiamare l'attenzione sulla necessità che fenomeni di terrorismo o di violenza in ogni caso siano contrastati con il massimo dell'efficacia.

GIOVEDI' 20 MARZO 2003 -  Interrogazione in commissione Finanze su Cirio-Bond

Al Ministro dell'economia e delle finanze. 

Premesso che: nel gennaio 2001 sono stati collocati i Cirio-bond a tre anni per 150 milioni di euro; nell'aprile del 2001 200 milioni di euro a cinque anni pagavano solo un margine di 1,82 per cento sull'Euribor e dell'1,88 sui BTP, si chiede di conoscere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui pronunciamenti di professionisti del credito che hanno esternato meraviglia perché «qualcuno non si sia accorto in precedenza del rischio assoluto di questi bond»; quali siano le iniziative poste a tutela dei risparmiatori alla luce della vicenda richiamata che riguarda emissioni di titoli obbligazionari sottoscritte inizialmente da investitori professionali e quindi esenti dal prospetto e successivamente ricollocate a ignari risparmiatori; quali azioni intenda assumere per il rispetto di adempimenti che sono volti a proteggere gli intermediari ma non i risparmiatori che si vedono addossare i rischi di emissioni a sostegno di disinvolte operazioni finanziarie che fanno perdere ogni credibilità al mercato finanziario; se questi stessi professionisti del credito abbiano rappresentato alla clientela così gravi preoccupazioni; quale sia la dimensione di questo fenomeno nel sistema bancario italiano in considerazione del fatto che dalla stampa emerge che solo per il gruppo Cirio assume il rilievo di un milione di euro. (3-00721)

Il sottosegretario Maria Teresa ARMOSINO risponde all'interrogazione n. 3-00721 del senatore Eufemi facendo presente che le emissioni dei titoli obbligazionari del Gruppo Cirio sono state comunicate alla Banca d'Italia ai sensi dell'articolo 129 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 e che la comunicazione prevedeva che i titoli fossero destinati ad investitori istituzionali. Le emissioni sono state valutate avendo riguardo alle finalità previste dal citato articolo 129 e sulla base dei criteri indicati nella delibera del Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio del 12 gennaio 1994. Esula invece dall'ambito dei controlli in questione la valutazione in ordine alla solvibilità dell'emittente. Per quanto concerne la tutela dei risparmiatori che hanno acquisito i citati titoli, osserva che i rapporti tra le banche e la clientela, relativi agli strumenti finanziari della specie sono inquadrabili nell'ambito della prestazione di servizi di investimento, ai sensi del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria). Nel caso in questione, trattandosi di emittente non bancario, non trovano applicazione, secondo quanto previsto dall'articolo 23, comma 4, del citato Testo unico le disposizioni in materia di trasparenza delle condizioni contrattuali di cui al Testo unico bancario. Le questioni attinenti alla trasparenza e alla correttezza dei comportamenti degli intermediari nei confronti della clientela rientrano, ai sensi dell'articolo 5, comma 3, del Testo unico della finanza, nella competenza della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB). In particolare, sentita la Consob, per quanto concerne i risparmiatori italiani possessori di obbligazioni emesse per il complessivo importo di 1.125 milioni di euro, precisa poi che 850 milioni di euro sono riferibili al gruppo Cirio Finanziaria e 275 milioni di euro alla Cirio Holding Spa, controllante della Cirio Finanziaria Spa. Sul punto precisa inoltre che i menzionati prestiti sono stati collocati sull'euromercato seguendo tecniche operative standard e attraverso offerte destinate ad investitori istituzionali. Da accertamenti preliminari effettuati dalla Consob a seguito delle notizie concernenti il mancato rimborso di un prestito di 150 milioni di euro in scadenza il 3 novembre 2002, si è configurata la possibilità che i prestiti siano stati collocati in parte presso clientela italiana sin dall'emissione o a breve lasso di tempo. Essendo molto numerosi gli intermediari, soprattutto banche, intervenuti a vario titolo nel classamento delle obbligazioni Cirio, sono state attivate e, sono ora in fase conclusiva, iniziative di vigilanza volte ad individuare gli intermediari maggiormente critici da sottoporre a specifici accertamenti, in funzione della verifica del rispetto delle norme sulla sollecitazione all'investimento (obbligo di prospetto) e delle regole di comportamento inerenti alla prestazione dei servizi di investimento (obblighi generali di diligenza, correttezza e trasparenza nell'interesse della clientela ed obblighi specifici a ciascun servizio). In particolare, nell'ambito di un'attività istruttoria che ha riguardato oltre 100 intermediari, ne è stata selezionata una decina nei cui confronti si stanno valutando ulteriori verifiche da effettuare. Si tratta in sostanza di verificare se i comportamenti degli intermediari intervenuti siano stati tali da comportare di fatto una sollecitazione all'investimento nei confronti della clientela in assenza di prospetto, come pure se, in relazione alla prestazione dei servizi di negoziazione, raccolta ordini e/o di gestione, siano state osservate le varie regole di condotta, fra cui quella relativa alla valutazione dell'adeguatezza o meno delle operazioni. Precisa, infine, come nell'ambito di tali iniziative di vigilanza, la Consob abbia mantenuto gli opportuni contatti con la Banca d'Italia. Un quadro della situazione e dati precisi potranno ottenersi al termine degli accertamenti, tuttora in corso. La Consob ha comunque proceduto, nei confronti della CIRIO finanziaria Spa all'esercizio dei poteri di cui all'articolo 157, comma 2 del citato Testo unico della finanza, relativamente all'impugnativa del bilancio d'esercizio e consolidato al 31 dicembre 2001. L'importanza del fenomeno è comunque all'attenzione del Governo, che sta valutando, anche su un piano più generale, le iniziative da intraprendere in ordine ad una più incisiva e capillare attività di controllo nel settore, al fine di prevenire disfunzioni o negligenze e garantire una efficace tutela dei risparmiatori.

Il senatore EUFEMI manifesta apprezzamento per le comunicazioni rese e le iniziative intraprese dal Governo ma valuta parziali le risposte fornite. L'azione in corso resta, infatti, a suo parere ancora insufficiente in quanto non tutti gli attori istituzionali coinvolti appaiono aver prestata tutta la opportuna attenzione alla questione, sulla base dei rispettivi compiti di vigilanza. Le conseguenze della vicenda nel suo complesso appaiono particolarmente gravi sia per i volumi finanziari che per le pesanti ripercussioni sui risparmiatori. La perdita di fiducia sulla convenienza di tali strumenti finanziari non potrà non riflettersi sulle possibilità di emissione di nuovi titoli e quindi sul reperimento di risorse finanziarie da parte del tessuto produttivo.

14 gennaio 2003 - Interrogazione su delibera Regione Campania

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Al Ministro per gli Affari Regionali,

per sapere, premesso che,:

in data 17 dicembre 2002, la Giunta Regionale della Campania con delibera n° 6198 ha deliberato di richiedere al Consigliere Anziano la convocazione del Consiglio Regionale della Campania per discutere e deliberare sul seguente ordine del giorno: 

Elezione del Presidente e del Consiglio di Presidenza del Consiglio Regionale, approvazione di provvedimenti urgenti per la copertura finanziaria del contributo regionale per la capitalizzazione delle A.S.L. e Aziende Sanitarie e dei Conti Consuntivi relativi agli esercizi 1999 e 2000; 

il Consigliere Anziano, Alfonso Perrone, con provvedimento del 17 dicembre 2002 convocava i capi-gruppo e successivamente con atto del 20 dicembre 2002 convocava il Consiglio Regionale con all'ordine del giorno tutti i capi indicati nella delibera della Giunta Regionale n° 6198 del 17 dicembre 2002; il regolamento del Consiglio Regionale della Campania che regola e disciplina i comportamenti ed i ruoli dei consiglieri regionali, vieta in maniera categorica che il Consigliere Anziano possa convocare il Consiglio Regionale o che possa presiedere il Consiglio Regionale per la trattazione degli argomenti indicati nella delibera 6198 e nel provvedimento di convocazione del Consiglio Regionale a firma di Perrone Alfonso, quale consigliere anziano; nonostante la chiara dizione del regolamento regionale che all'art.4 sancisce che il Consigliere Anziano presiede il Consiglio Regionale solamente all'apertura della legislatura previa convocazione del Consiglio da parte de Presidente della Giunta Regionale uscente (art.1 regolamento Consiglio Regionale); 

il Consiglio Regionale della Campania è stato ugualmente convocato dal Consigliere Anziano (privo al riguardo di ogni potere) ed ha trattato argomenti che per regolamento non potevano essere trattati sotto la abusiva presidenza del Consigliere Anziano peraltro illegalmente ed illecitamente indicato nella delibera regionale del 17 dicembre 2002;

le valutazioni del Governo sui fatti sopra esposti e quali provvedimenti s'intendono adottare per ripristinare la legalità violata.

Eufemi

Roma, 14 gennaio '03

26 novembre 2002 - Interrogazione relativa alle deleghe del Vice MInistro Tassone

Interrogazione a risposta in commissione Affari Costituzionali

Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti,

Premesso che :-

la Gazzetta ufficiale della repubblica , serie generale n. 254 del 31. 10. 2002, ha pubblicato fra gli altri anche il DPR 19 ottobre 2002, attributivo del titolo di Vice Ministro delle infrastrutture trasporti al Sottosegretario di Stato On. Mario Tassone; il provvedimento, registro alla Corte dei Conti in data 29 ottobre 2001 registro n. 13, foglio n. 34, è stato adottato a norma della legge 23 agosto 1988, n.400, nel testo risultante dalle modifiche introdotte dalla legge 26 marzo 2001, n.81, e sulla base di apposita deliberazione del Consiglio dei ministri del 12 ottobre 2001, di approvazione delle deleghe di competenze contenute nel decreto emanato in pari data dal Ministro delle infrastrutture dei trasporti;

dalla sopra citata pubblicazione ufficiale di tali provvedimenti, all'On. Mario Tassone " è delegato l'esercizio delle competenze nelle aree del dipartimento per la navigazione e di il trasporto marittimo ed aereo, nonché della direzione della motorizzazione e sicurezza del trasporto terrestre fatta eccezione per gli atti inerenti le funzioni in materia di accordi di programma con le regioni e quelli concernenti i rapporti internazionali";

il Consiglio dei Ministri , nella seduta del 14 novembre u.s., avrebbe reiterato la fiducia la Vice Ministro Tassone riconfermando il diritto al medesimo all'esercizio delle competenze già conferite con i provvedimenti sopra richiamati;

il Parlamento non ha mai avuto notizia dell'adozione di eventuali provvedimenti di revoca, sospensione o modifica di detti provvedimenti di delega;

si chiede di sapere

se risponda al vero che il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 14 novembre u.s. abbia reiterato la fiducia al Vice Ministro Mario Tassone riconfermandone il diritto dovere all'esercizio delle sue attribuzioni allo stesso conferite con i provvedimenti sopra richiamati;

in base a quali valutazioni e presupposti logico-giuridici si sia ritenuto necessario ribadire una determinazione già totalmente assunta dal Consiglio dei Ministri da oltre un anno;

se risponda al vero che, per oltre un anno, le deleghe attribuite al Vice Ministro Tassone siano rimaste "congelate";

e, in tale ultimo caso, chi abbia esercitato tali competenze per oltre un anno e su quale base di formale legittimazione;

chi abbia, eventualmente autorizzato l'alterazione della compagine governativa e il suo riparto di competenze senza, peraltro, comunicarlo tempestivamente al Parlamento e senza l'adozione di formali atti pubblici;

a quali vizi di legittimità siano esposti gli atti amministrativi adottati in carenza della formale competenza per materia;

per quali ragioni, anche nella programmazione dei lavori parlamentari di questa settimana, diramata ufficialmente dall'ufficio legislativo del Ministro delle infrastrutture dei trasporti, nelle materie oggetto di delega al Vice Ministro Tassone, intervenga altro Sottosegretario;

chi ne abbia disposto la delega, con quali atti e su quali presupposti di legittimità atteso il divieto di delega della materia delegata;

in caso di risposta negativa si vuole conoscere in modo chiaro e non elusivo;

perché il Viceministro Tassone non sia stato messo in grado di assolvere il mandato istituzionale conferitogli per effetto di in equivoci e reiterati atti legislativi e regolamentari;

se risponda al vero che il Ministro abbia "disposto" il "congelamento" e con quali atti formali delle deleghe dell'On. Tassone a causa di una presunta lesione del rapporto di fiducia derivante dall'adozione di atto di revoca di un provvedimento adottato dal Ministro;

in tale ultimo caso se la materia rientrasse nella competenza del ViceMinistro e se l'atto posto in essere avesse i requisiti formali e sostanziali del Decreto o se fosse, invece un semplice contributo richiesto dal Ministro fornito esclusivamente al suo Capo di Gabinetto.

19 novembre 2002 - Interrogazione presentata in Commissione Finanze relativa ai bond Cirio

Al Ministro dell'Economia e delle Finanze Per sapere - premesso che -:

nel gennaio 2001 sono stati collocati i Cirio-bond a tre anni per 150 milioni di euro;

nell'aprile del 2001 200 milioni di euro a cinque anni che pagavano solo un margine di 1,82 per cento sull'Euribor e delll'1,88 sui BTP;

le sue valutazioni sui pronunciamenti di professionisti del credito che hanno esternato meraviglia perché "qualcuno non si sia accorto in precedenza del rischio assoluto di questi bond";

quali siano le iniziative poste a tutela dei risparmiatori alla luce della vicenda richiamata che riguarda emissioni di titoli obbligazionari sottoscritte inizialmente da investitori professionali e quindi esenti dal prospetto e successivamente ricollocate a ignari risparmiatori;

quali azioni intenda assumere per il rispetto di adempimenti che sono volti a proteggere gli intermediari ma non i risparmiatori che si vedono addossare i rischi di emissioni a sostegno di disinvolte operazioni finanziarie che fanno perdere ogni credibilità al mercato finanziario.

Se questi stessi professionisti del credito abbiano rappresentato alla clientela così gravi preoccupazioni;

quale sia la dimensione di questo fenomeno nel sistema bancario italiano in considerazione del fatto che dalla stampa emerge che solo per il gruppo Cirio assume il rilievo di un milione di euro.

 

23 ottobre 2002 - Interrogazione si aziende fornitrici CRT a seguito fusione con Unicredit

Al Ministro dell'Economia e delle Finanze

per sapere, se risulta confermata la grave situazione di 193 aziende artigiane del Torinese abituali fornitrici di beni e servizi alla ex Banca Cassa Risparmio di Torino; che a seguito della fusione in Unicredit - Banca del Gruppo Unicredito Italiano  ed alla centralizzazione dell'Ufficio Acquisti a Milano, rischiano di non rientrare tra gli interessi del predetto ufficio;

e se esista il fondato sospetto che in futuro gli appalti non saranno più affidati alle aziende dell'area torinese;

e se tale situazione non rischia di aggravare le difficoltà in cui si trova l'area industriale Piemontese e del Torinese in particolare.

Roma, 23 ottobre 2002

21 ottobre 2002 - Interrogazione a risposta in Commissione Istruzione Pubblica, Beni Culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport

Al Ministro della Istruzione, Università e della Ricerca

per sapere, premesso che -:

nelle 455 scuole dell'infanzia paritarie del Piemonte che accolgono circa 30.000 alunni pari al 31 per cento della popolazione infantile piemontese si sta determinando una grave stato di disagio e difficoltà per gli effetti della mancata erogazione dei contributi ministeriali previsti dalla legge 62/2000;

allo stato non sono stati inviati al M.I.U.R -Direzione Regionale per il Piemonte il rimanente dei contributi del cap. 4151 (finanziamenti sulla legge 62/2000 per scuole dell'infanzia paritarie e il 100 per cento dei contributi del cap. 4150 (sussidi ordinari di gestione) per l'esercizio finanziario 2001;

le ragioni di tali inspiegabili ritardi nella erogazione dei contributi previsti dalla legge e stanziati nei bilanci finanziari del M.I.U.R per gli anni 2001 e 2002;

quali iniziative urgenti e concrete intenda assumere per rimuovere ogni ritardo nella erogazione dei fondi verso le scuole dell'infanzia piemontesi che si traduce in una situazione di grave difficoltà aggravando la situazione debitoria di molte scuole con negative ripercussioni sul trattamento economico del personale e sugli oneri a carico delle famiglie.

18 giugno 2002 - Interrogazione su dipendenti delle Poste

Al Ministro delle Comunicazioni, al Ministro della Funzione pubblica, al Ministro dell'Economia e delle finanze e al Ministro del Lavoro,

per sapere, premesso che:

dipendenti delle Poste prima della trasformazione in S.p.A. sono stati posti in posizione di comando presso Regioni anche a Statuto Speciale ed enti pubblici con attribuzioni e mansioni diverse rispetto al lavoro svolto alle Poste con conseguente riconoscimento dei relativi emolumenti previsti dalla legge;

ogni singola Amministrazione si è fatta carico della spesa e, per le funzioni svolte, oltre a restituire alle Poste le spese sostenute per il dipendente, in base alla legge regionale e nazionale che riguarda gli uffici di diretta collaborazione dell'Assessore e dei Ministri e sottosegretari ha concesso una differenza stipendiale in quanto , per legge, così come avviene per i segretari particolari dei Ministri e Sottosegretari anche per gli Assessori regionali, il Segretario Particolare gode di una retribuzione pari a quella di dirigente di seconda fascia;

sulla differenza stipendiale sono state operate trattenute ai fini previdenziali e assistenziali sia a carico dell'Amministrazione che del dipendente e le stesse sono state versate in conto corrente all'IPOST Ente di Previdenza delle Poste, che avrebbe dovuto impinguire i contribuenti versati direttamente delle Poste;

il dipendente, ai sensi della normativa vigente, dovrebbe godere, a tempo opportuno, del trattamento pensionistico in base alle contribuzioni versate all'Istituto di previdenza;

l'IPOST ritiene di non dovere ricongiungere i contributi previdenziali versati sulla differenza stipendiale con quelli ordinari versati dalle Poste sullo stipendio in godimento presso l'Amministrazione Postale;

l'Istituto Postelegrafonici in disprezzo alla legge sulla trasparenza sonnecchia nel comunicare e trasmettere senza giusta causa gli estratti conto assicurativi e previdenziali a coloro i quali per mobilità ai sensi di norme si legge, sono transitati ad altre amministrazioni pubbliche e pertanto è da ritenere che le schede personali degli ex dipendenti delle Poste non sono state aggiornate nel tempo e non sono state operate la ricongiunzione dei contributi ordinari versati dalle Poste a quelle operate da Enti Pubblici su differenze stipendiali e oneri accessori per i comandati e distaccati;

quali provvedimenti si intendano adottare e cosa si intenda fare per l'applicazione corretta della norma per evitare che contributi previdenziali versati non producano alcun effetto ai fini del conteggio finale che determinerà l'importo della pensione che potrà essere calcolata in maniera contributiva.

17 giugno 2002 - Interrogazione a risposta scritta su Acquedotto del Monferrato

Al Ministro della giustizia e al Ministro delle infrastrutture e trasporti, per sapere, premesso che:-

il Consorzio dei Comuni per l'Acquedotto del Monferrato è stato costituito con R.D.L. 28 agosto 1930 n. 1345, convertito nella legge 6 gennaio 1931 n. 80, attualmente è composto da 101 comuni delle Province di Alessandria, Asti e Torino;

con questa legge vennero affidati in concessione la costruzione e l'esercizio dell' acquedotto per 60 anni, alla Società Anonima Acquedotto Monferrato ;

con successivo D. M. 27 ottobre 1930 venne emanato il "Regolamento per l'esercizio "Acquedotto del Monferrato" che provvedeva a normare i rapporti tra il Consorzio e la Società;

la decorrenza dei 60 anni era stabilita dalla data di collaudo dell'impianto e cioè dal 22 novembre 1934, pertanto il rapporto concessorio doveva cessare il 22 novembre 1994;

prima della scadenza la Società dichiarò però di volersi avvalere della proroga prevista dall'art.14 del D.L. 11/7/1992 n. 333, convertito nella legge 8/8/92 n. 359, pretesa a cui il Consorzio si oppose, provocando il ricorso al TAR da parte della Società;

dopo il primo giudizio del TAR Piemonte (sentenza n. 59 del 22/ 1/2001) che ha dato pienamente ragione al Consorzio, la Società si è appellata al Consiglio di Stato, il quale fissava l'udienza nel merito per il 27 novembre u.s., udienza nella quale da notizie ufficiose, risulterebbe respinto l'appello della Società;

sono ormai trascorsi oltre sei mesi senza che sia stata pubblicata la sentenza e questo notevole ritardo sta creando gravissimi problemi;

va infatti considerato che, oltre al diritto dei Comuni interessati di ottenere giustizia e quindi di poter disporre del proprio acquedotto, risulterebbe una inefficiente manutenzione degli impianti, da parte della società di gestione, che fa temere conseguenze disastrose;

altra conseguenza dell'incertezza derivante dal ritardo nella pubblicazione della sentenza è il blocco dell'attuazione della legge 36/94 sulla riorganizzazione del servizio idrico integrato, che impedisce di fatto l'azione dell'Autorità d'Ambito;

le ragioni di così forti ritardi nella pubblicazione della sentenza e l'esito della pronuncia del Consiglio di Stato;

le valutazioni del Ministro delle infrastrutture sulla situazione del Consorzio dei Comuni dell'Acquedotto del Monferrato rispetto alla situazione creatasi e sulla necessità di garantire agli utenti un servizio idrico efficiente e privo di possibili rischi.

10  giugno 2002 - Interrogazione su cartelle pazze INPS

Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali,

premesso che: nel quadro delle complesse problematiche che coinvolgono il settore agricolo, si conferma in misura pesante l'emergenza delle "cartelle pazze" Inps; la questione delle "cartelle pazze" investe molti agricoltori a seguito della emissione di cartelle esattoriali, da parte dell'Inps, non preceduta da verifiche sull'effettiva esistenza e sull'entità dei crediti contributivi vantati dall'Istituto; si tratta di una situazione assolutamente inaccettabile che costringe gli agricoltori a doversi difendere anche in via giudiziaria; risulta che almeno nel 75 per cento dei casi il ricorso presentato dagli agricoltori ha dato luogo ad una pronuncia di sospensiva dell'esecuzione del ruolo esattoriale; la gran parte dei casi arrivati a sentenza ha visto sancita l'erroneità dei crediti imputati e che i dati concernenti il contenzioso amministrativo, ovvero le istanze di sgravio presentate all'Inps, testimoniano come la maggior parte delle medesime sia stata accolta, riconoscendo le ragioni degli agricoltori.

Richiamando infine l'iniziativa assunta dal Ministro delle politiche agricole e forestali di stralciare i contributi agricoli dall'operazione di cartoralizzazione,

si chiede di sapere quali iniziative sono state assunte o si intendono assumere a difesa degli imprenditori agricoli interessati.

9 maggio 2002 - Risposta del governo all'interrogazione sulla tutela del vino italiano

Il sottosegretario CONTENTO risponde all'interrogazione n. 3-00398 del senatore Eufemi con la quale l'interrogante chiede quali interventi il Governo italiano intenda porre in essere per impedire l'accoglimento della proposta della Commissione europea di introdurre una aliquota minima di accisa sul vino superiore allo zero, che rischia di penalizzare la produzione e le esportazioni di prodotti dei settore agro alimentare, nonché i consumi delle famiglie che verrebbero così gravate da maggiori costi. 

Occorre preliminarmente evidenziare che la legislazione nazionale è conforme a quella comunitaria, in quanto per il vino l'aliquota di accisa è fissata in zero euro (articolo 27, comma 1, e Allegato I del Testo Unico delle accise approvato con decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504), nel rispetto delle direttive comunitarie n. 92/83/CEE e n.92/84/CEE del 19 ottobre 1992, inerenti rispettivamente l'armonizzazione delle strutture delle accise sull'alcole e sulle bevande alcoliche e il riavvicinamento delle aliquote, applicate dai vari Stati membri, sugli stessi prodotti. Difatti, l'articolo 7 della direttiva n. 92/83/CEE impone agli Stati membri di applicare un'accisa sul vino conformemente alle aliquote minime previste dalla successiva direttiva n. 92/84/CEE, che fissa a sua volta in zero ECU la percentuale d'aliquota (art.5). 

Riguardo ai "piccoli produttori di vino", cui l'interrogante presta particolare attenzione, la normativa comunitaria (direttiva n. 92/12/CEE del 25 febbraio 1992 relativa al regime generale, alla detenzione, alla circolazione e ai controlli dei prodotti soggetti ad accisa) precisa che tali si intendono coloro che producono in media meno di 1.000 ettolitri di vino all'anno (art.29) e che gli Stati membri possono dispensarli dagli obblighi connessi alla produzione, alla circolazione ed al controllo. 

Anche tale disposizione è stata recepita dalla legge italiana (articolo 37 del predetto Testo Unico delle accise) che, tuttavia, ne subordina l'applicazione fintanto che i piccoli produttori sono assoggettati ad accisa con aliquota pari a zero. Infine, per completare il quadro generale della normativa di settore, il Sottosegretario fa presente che la citata Direttiva n. 92/84/CEE consente al Consiglio, sulla base di una relazione ed eventualmente su proposta della Commissione, di riesaminare ogni due anni le aliquote di accisa prescritte nella direttiva (art.8). 

La proposta della Commissione, oggetto della interrogazione tende all'aumento delle aliquote minime e, in particolare, alla variazione dell'aliquota sul vino, innalzandola a partire dal 1° gennaio 2003 a valori superiori allo zero. Ciò premesso, ricorda che la problematica sollevata è già stata oggetto di altri atti di sindacato ispettivo e, in particolare, è stata affrontata nel corso dello svolgimento dell'interrogazione presentata dall'onorevole La Russa e discussa nella seduta del 6 marzo 2002 (n. 3-00764), grazie alla quale è stata chiarita la posizione contraria del Governo alla iniziativa comunitaria, e ciò conformemente alle preoccupazioni espresse per le inevitabili ripercussioni sul mercato agroalimentare in un comparto strategico come quello in discussione. E' stato, infatti, evidenziato che il Ministero dell'economia e delle finanze, al fine di tutelare una produzione agroalimentare caratteristica e in coerenza con l'orientamento dei Governo teso a favorire politiche di detassazione, è impegnato a seguire l'operato degli organi comunitari sin dalla fase formativa di tali delicate decisioni per contrastare eventuali soluzioni che maturassero a livello comunitario, intese ad applicare una tassazione sul vino. 

Vi è da aggiungere, riguardo alla interrogazione del senatore Eufemi, che le riserve espresse dall'onorevole interrogante circa l'introduzione di una aliquota minima di accisa superiore allo zero hanno una loro ulteriore fondata ragione di preoccupazione nei confronti della categoria dei "piccoli produttori", atteso che questi soggetti, ai sensi del citato articolo 37 del Testo Unico delle accise, perderebbero in tal modo le agevolazioni attualmente previste a loro vantaggio dalla predetta disposizione normativa. 

Infatti, con l'introduzione di una aliquota minima sul vino superiore allo zero, come vuole la Commissione, i piccoli produttori di vino, oggi dispensati da alcuni adempimenti previsti dal citato testo unico sulle accise, ne rimarrebbero invece assoggettati, con l'obbligo quindi di effettuare la lavorazione e la detenzione dei prodotti soggetti ad accisa in regime di deposito fiscale, nonché di conformarsi alle prescrizioni stabilite per l'esercizio della vigilanza, oltre che a dover ottemperare ad altre prescrizioni riguardo alla tenuta della contabilità. 

Del resto, la motivazione sottesa alla proposta della Commissione per la quale la previsione di un'aliquota minima positiva comporterebbe maggiori oneri e, quindi, controlli più rigidi a carico dei produttori non sembra avere riscontro, poiché in Italia già oggi il regime di controlli sui prodotti di origine vitivinicola è svincolato dal regime fiscale delle accise, nel senso che l'Ispettorato centrale repressioni frodi del Ministero delle politiche agricole e forestali, per altre finalità, sottopone a rigorosi controlli i predetti prodotti, tra cui anche il vino. In conclusione, come già espresso sull'argomento anche nell'ambito degli altri atti di sindacato ispettivo, il Sottosegretario ribadisce il fermo convincimento dell'Esecutivo della inopportunità di una eventuale introduzione di una aliquota minima di accisa sul vino superiore allo zero per le rilevanti ripercussioni che tale iniziativa, ove realizzata, avrebbe sull'intero settore produttivo vinicolo, trattandosi per giunta di un prodotto storicamente radicato nelle tradizioni e nella cultura italica.

Il senatore EUFEMI esprime una valutazione di piena soddisfazione per la risposta fornita dal rappresentante del Governo, sia per quanto concerne l'analisi dei rischi che potrebbe comportare un eventuale incremento dell'aliquota di imposta sui prodotti vinicoli, sia per il deciso orientamento a tutelare gli interessi del settore produttivo vitivinicolo, con specifico riferimento alle microaziende. 

Egli sostiene che l'eventuale introduzione di un'aliquota minima di accise sul vino avrebbe non solo l'effetto di incrementare gli oneri di produzione, con conseguenze negative sui livelli di vendita e sulla redditività delle aziende, ma implicherebbe anche un'inaccettabile incremento degli adempimenti burocratici. 

La tutela degli interessi delle piccole aziende vitivinicole produttrici, conclude, va inquadrata in una più articolata e complessa azione di sviluppo rurale, che deve rappresentare uno degli aspetti fondamentali della politica agricola comunitaria, anche per i risvolti di carattere ambientale e di salvaguardia del territorio.

8 maggio 2002 - Interrogazione per Alpignano

Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. 

Premesso che:

secondo notizie di stampa pubblicate sul quotidiano «Il Giornale» in data 18 aprile 2002 nella cronaca di Torino, la società Philips Alpignano Lamps, sembra orientata a riportare alcune linee di produzione di lampade ad Alpignano; tale progetto determinerebbe notevoli e favorevoli effetti sulla occupazione e sull'indotto, 

si chiede di sapere se si intenda fornire ogni elemento utile su tale iniziativa e le sue concrete possibilità di realizzazione.

7 maggio 2002 - Interrogazione su caserma CC di Chieri

Ai Ministri dell'interno e delle infrastrutture e dei trasporti. 

Premesso che:

in data 28 giugno 1984, il Comando della compagnia dei carabinieri di Chieri, richiamando una precedente comunicazione del 21 novembre 1983, rappresentava al sindaco la necessità di risolvere l'annoso problema dell'inadeguatezza dello stabile di proprietà comunale adibito a sede della compagnia e stazione di Chieri; in particolare, il Comando metteva in evidenza le sottoelencate carenze:

 uffici insufficienti come numero ed alcuni di essi ridotti a veri e propri box; casellario angusto, non più adattabile alle attuali esigenze di istituto; camerate sovraffollate; autorimessa insufficiente al parcheggio degli automezzi in dotazione; cortile inadeguato alle prescritte istruzioni all'aperto; alloggio del comandante adibito a camerate per i celibi; tetto del caseggiato non idoneo per l'installazione di nuove antenne della centrale operativa; assenza di una sala d'attesa per il pubblico; impossibilità a coprire l'organico a causa della precarietà delle strutture;

 la giunta municipale di Chieri, con deliberazione n. 1190 in data 13 settembre 1984, individuava l'area di localizzazione della nuova caserma del Comando compagnia, stazione e nucleo operativo e radiomobile dei carabinieri di Chieri, ratificata dal Consiglio comunale, con deliberazione n. 104 dell'8 marzo 1985; 

in data 14 febbraio 1985 la giunta municipale, con deliberazione n. 277, affidava l'incarico di progettazione e direzione lavori, la decisione veniva ratificata dal Consiglio comunale con deliberazione n. 347 del 17 settembre 1985; in data 21 febbraio 1985 l'assessore competente richiedeva al Ministero dei lavori pubblici l'inserimento della caserma dei carabinieri di Chieri nel programma 1985 di cui alla legge n. 16 del 6 febbraio 1985; con deliberazione n. 1157 del 9 luglio 1985, la giunta municipale di Chieri destinava la somma di lire 161.000.000 per l'acquisizione dell'area e spese tecniche relative alla costruzione della nuova caserma dei carabinieri, ratificata dal Consiglio comunale con deliberazione n. 465 del 18 settembre 1985; in data 9 luglio 1985 la giunta municipale, con deliberazione n. 1158, approvava il progetto preliminare della nuova caserma del Comando dei carabinieri, stazione e nucleo operativo e radiomobile, così come redatto dagli architetti Massimo Malfa e Silvio Ferrero; il Ministro dei lavori pubblici, con decreto n. 2411 del 9 settembre 1985, approvava ai sensi e per gli effetti della legge 6 febbraio 1985, n. 16, il programma quinquennale di costruzione di nuove sedi di servizio per l'Arma dei carabinieri nonché degli acquisti e delle ristrutturazioni, ampliamenti e completamenti di quelle già esistenti, secondo l'elenco trasmesso dal Comando generale; nella quota biennio 1987/88  2ª priorità  figurava al n. 9 la caserma dei carabinieri di Chieri (Torino); in data 13 settembre 1985 il Servizio opere pubbliche e difesa del suolo della regione Piemonte restituiva il progetto preliminare senza parere, in quanto non necessario ai sensi dell'articolo 18 della legge regionale 21 marzo 1984, n. 18; in data 15 novembre 1985 il Provveditorato regionale opere pubbliche esprimeva il parere favorevole in ordine all'idoneità dell'area; 

il Ministero dei lavori pubblici individuava la società Edilpro concessionaria per tutti gli interventi previsti dalla legge n. 16 del 1985 e, quindi, anche della caserma dei carabinieri di Chieri; la società Edilpro, al fine di recuperare la progettazione dell'opera anticipata dal comune di Chieri, affidava la rivisitazione del progetto e la direzione lavori ai progettisti nominati dal comune di Chieri, architetti Ferrero e Malfa; i lavori di realizzazione venivano affidati dopo procedura di appalto e proseguiti fino alla realizzazione di tutte le opere strutturali e murarie. 

Gli stessi venivano sospesi nel 1996 e nello stesso anno veniva approvata una perizia di variante per il riappalto degli stessi; alla data odierna i lavori non sono stati ripresi a seguito di lungaggini burocratiche e le opere realizzate hanno subito deterioramenti che andranno a gravare sui costi futuri; le motivazioni originarie che giustificarono la previsione di inserimento della caserma di Chieri nel programma di finanziamento, si sono ulteriormente aggravate, data anche la complessità delle funzioni attribuite ai Carabinieri, 

si chiede di sapere quali motivazioni impediscano la ripresa dei lavori e quali iniziative urgenti si intenda assumere per la completa realizzazione di un'opera indispensabile, rendendo funzionalmente operativa la Compagnia e la stazione dei carabinieri della città di Chieri.

 
19 aprile 2002 - Interpellanza sulla Banca Popolare di Novara

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.

Sarà svolta per prima l'interpellanza 2-00129 sulla Banca Popolare di Novara.

Ha facoltà di parlare il senatore Eufemi per illustrare tale interpellanza.

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, colleghi senatori, l'atto di sindacato ispettivo che abbiamo presentato come Gruppo è relativo alla cosiddetta fusione tra Banca Popolare di Novara e Banca Popolare di Verona. Rispetto al momento in cui abbiamo presentato l'interpellanza, sono avvenuti fatti nuovi di cui dobbiamo tener conto.

Il punto sul quale ci siamo soffermati è relativo all'ispezione della Banca d'Italia sui dati della Banca Popolare di Novara, sulla sua organizzazione e gestione finanziaria. Sarebbero emerse difformità di notevole entità: grandezze finanziarie corrispondenti ad un terzo del patrimonio della banca e al doppio dei suoi ricavi.

In seguito è stata avviata una trattativa e, in tutta questa fase, la Banca Popolare di Novara ha perso complessivamente 2.500 posti di lavoro, di cui 1.000 nell'anno 2001, compresi 700 finiti nel fondo esuberi dal 1° dicembre 2001; altri 1.000 esuberi sono preannunciati dal piano industriale della nuova banca.

Noi chiediamo di sapere se si ritenga che l'operazione di fusione sia in correlazione con le gravi contestazioni mosse dalla Banca d'Italia agli amministratori della BPN (la Banca d'Italia ha dimostrato di svolgere bene il suo ruolo di vigilanza in questo caso); se siano state date adeguate informative al mercato, ai soci della cooperativa e ai clienti, trattandosi di banche che erogano il risparmio; quali siano le valutazioni del Governo sulla trasparenza dell'operazione, rispetto alla quale sono stati posti numerosi dubbi ed interrogativi.

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere all'interpellanza testé svolta.

ARMOSINO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, colleghi, con l'interpellanza in esame il senatore Eufemi pone quesiti in ordine alle risultanze degli accertamenti ispettivi di vigilanza condotti presso la Banca Popolare di Novara, ai provvedimenti assunti dalla Banca d'Italia e agli effetti della programmata aggregazione con la Banca Popolare di Verona sul patrimonio della citata Banca Popolare di Novara e sui suoi livelli occupazionali.

Premettiamo che la Banca d'Italia ha disposto una verifica ispettiva presso la Banca Popolare di Novara dal 9 novembre 2000 al 18 maggio 2001. Dagli accertamenti effettuati è emersa una situazione caratterizzata da significativi problemi nella funzionalità degli organi sociali, nell'affidabilità dell'organizzazione e dei processi operativi, nell'adeguatezza del sistema informativo-contabile e delle procedure di controllo interno, nonché in quelle di valutazione e monitoraggio dei rischi creditizi e finanziari.

In particolare, relativamente allo stato degli impieghi aziendali, le partite ad andamento anomalo sono risultate notevolmente superiori al dato medio del gruppo di riferimento.

In merito alle irregolarità rilevate, la Banca d'Italia ha avviato la procedura per l'irrogazione di sanzioni amministrative agli esponenti aziendali.

Nello stesso periodo, la Commissione nazionale per le società e la borsa ha disposto un'indagine presso la società di revisione PricewaterhouseCoopers SpA al fine di accertare le modalità di svolgimento dell'attività di revisione del portafoglio titoli della Banca Popolare di Novara, sia in sede di relazione semestrale al 30 giugno 1999 che in sede di bilancio al 31 dicembre 1999.

Valutati l'esito dell'ispezione e le deduzioni delle parti, la CONSOB, con delibera n. 13440 del 5 febbraio 2002, ravvisando gravi irregolarità nello svolgimento dell'attività di revisione, ha sanzionato la predetta PricewaterhouseCoopers SpA, ai sensi dell'articolo 163, comma primo, lettera a), del testo unico in materia di intermediazione finanziaria.

Contatti e richieste di informazioni sono inoltre intercorsi con la Banca d'Italia, al fine di acquisire ogni elemento utile per le valutazioni di competenza della CONSOB, in connessione agli accertamenti ispettivi condotti dalla stessa Banca d'Italia presso la Banca Popolare di Novara.

Per quanto concerne l'operazione di aggregazione tra la Banca Popolare di Novara e la Banca Popolare di Verona, si osserva che le banche hanno stipulato, nel novembre del 2001, un protocollo d'intesa e hanno approvato il relativo progetto di fusione nel corso delle assemblee straordinarie dei soci del 9 marzo 2002.

Il quadro di governance delineato dal progetto di fusione è volto a favorire la creazione di una salda unità di direzione e governo del gruppo e ad assicurare la rappresentanza delle attuali basi sociali delle due banche.

L'iniziativa si propone di dar vita a un gruppo bancario di dimensioni rilevanti in grado di rafforzare la propria dimensione competitiva nelle aree di business tradizionali, mantenendo un forte radicamento locale. L'aggregazione è diretta altresì a migliorare i livelli di efficienza, allineandoli con quelli dei migliori operatori del sistema.

La Banca d'Italia ha autorizzato, ai sensi dell'articolo 57 del decreto legislativo n. 385 del 1993 (testo unico bancario), la fusione, considerando che la medesima, oltre a realizzare un'importante operazione di razionalizzazione del sistema bancario, è apparsa in grado di migliorare i livelli di efficienza delle aziende interessate, con particolare riguardo alla Banca Popolare di Novara.

In questa occasione, la Banca d'Italia ha sottolineato la necessità che il piano industriale predisposto sia completato mediante l'elaborazione dei conseguenti progetti operativi e sia attuato nei tempi previsti, richiamando anche la necessità di prestare attenzione alla soluzione delle criticità emerse nell'ambito degli accertamenti ispettivi condotti presso la Banca Popolare di Novara.

Le società interessate alla fusione hanno adempiuto agli obblighi vigenti in tema di informazione al pubblico per le fusioni di società quotate, mettendo a disposizione del pubblico medesimo presso le rispettive sedi sociali, nonché presso la Borsa italiana SpA, il documento informativo predisposto in conformità alle disposizioni del regolamento CONSOB n. 11971 del 1999, e successive modifiche, in materia di emittenti, nonché la documentazione di cui all'articolo 2501-sexies del codice civile ed i bilanci dell'ultimo triennio.

Da ultimo, sia la Banca Popolare di Novara che la Banca Popolare di Verona hanno dato incarico ai propri consulenti (rispettivamente Mediobanca - Banca di credito finanziario Spa e Morgan Stanley & Co. Ltd.) di formulare un parere sulla determinazione delle condizioni finanziarie della fusione.

I periti, Arthur Andersen Spa per la Banca Popolare di Verona e Reconta Emest & Young Spa per la Banca Popolare di Novara, nominati ai sensi dell'articolo 2501-quinquies del codice civile, hanno ritenuto adeguati, ragionevoli, non arbitrari e correttamente applicati i metodi di valutazione adottati dagli amministratori su proposta dei rispettivi consulenti, per la determinazione del rapporto di cambio delle azioni previsto dal progetto di fusione.

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, utilizzerò integralmente il tempo a mia disposizione, perché il problema è complesso e forse meriterebbe qualche minuto in più. In ogni caso, mi dichiaro parzialmente soddisfatto della risposta della sottosegretario Armosino perché, anche se con parole edulcorate, ha confermato la gravità di quanto avevamo posto all'attenzione del Parlamento. Scaricare le responsabilità sulle società di revisione mi sembra riduttivo rispetto alla complessità della questione. Sappiamo infatti che il problema delle società di revisione è di ampiezza mondiale, come dimostrato proprio dal caso Ernon, anzi, la legislazione italiana è forse più forte rispetto a situazioni come quella evidenziata dalla vicenda Ernon.

In ogni caso, rimangono i dubbi avanzati nell'interpellanza, così come rimane una situazione certamente difficile, che si è determinata proprio dai rapporti di concambio. Dovrebbe dire qualcosa il fatto che si sia partiti da un rapporto di concambio uno a uno e si sia arrivati ad un rapporto di 0,48.

Inoltre, in riferimento all'ispezione della Banca d'Italia, quali sono stati (questo non viene detto con sufficiente chiarezza) i provvedimenti assunti rispetto alle carenze gestionali, organizzative e strategiche registratesi in questi sei anni di conduzione della Banca da parte del professor Lombardini

Vogliamo sapere ancora, e su questo richiamiamo l'attenzione del Governo, come mai il patrimonio netto, rettificato dalla Banca Popolare di Novara, era superiore a quello della Banca Popolare di Verona (1.611 milioni di euro contro 1.440). Le relazioni di stima del rapporto di cambio redatte dalla società incaricata dalle due banche hanno dato un peso eccessivo alla redditività passata e prospettica delle banche medesime, che ha penalizzato fortemente la Banca Popolare di Novara.

Non si dice nulla rispetto al fatto che da questo progetto di aggregazione la Banca Popolare di Milano sia rimasta esclusa e che solo ora pensi ad un progetto industriale capace di raggiungere quella massa critica indispensabile a svolgere un ruolo adeguato al problema delle Popolari.

C'è un problema di localizzazione, di attività sul territorio, di prodotti finanziari che debbono essere comuni, ma soprattutto c'è bisogno di difendere il radicamento sul territorio, che è la forza del nostro sistema bancario, perché le economie di scala molte volte in questo sistema non funzionano, mentre le piccole banche si dimostrano più efficienti di quelle grandi.

19 aprile 2002 - Scadenza clausola di salvaguardia in favore delle aziende concessionarie del servizio riscossione tributi

PRESIDENTE. Seguono le interrogazioni 3-00270 e 3-00277 sulla scadenza della clausola di salvaguardia in favore delle aziende concessionarie del servizio di riscossione tributi.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tali interrogazioni.

ARMOSINO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, risponderò congiuntamente alle due interrogazioni presentate dai senatori Eufemi e Costa. In sostanza, nel ricordare che con il 31 dicembre 2001 si è esaurito il regime della cosiddetta clausola di salvaguardia in favore dei concessionari della riscossione, si pone il problema di come intervenire a tutela di questo settore.

Occorre precisare che la clausola di salvaguardia è una particolare disciplina transitoria volta ad assicurare in ogni caso ai concessionari l'eventuale misura differenziale dei compensi che si fosse determinata fra quelli corrisposti su base storica e quelli stabiliti dalle nuove disposizioni del decreto legislativo n. 112 del 1999, recante appunto la disciplina di riordino del servizio nazionale della riscossione.

Il regime della cosiddetta clausola di salvaguardia era stato introdotto con lo spirito di garantire solo temporaneamente ai concessionari un livello di compensi non inferiore a quello tradizionale, nel momento in cui essi si accingevano ad adattarsi alla nuova, più moderna ed organica disciplina della riscossione su base nazionale. Quel regime, dunque, era palesemente destinato a cessare non appena si fosse concluso il ciclo della prima esperienza applicativa del nuovo sistema nazionale della riscossione.

Il ciclo temporale di questa esperienza applicativa, come sappiamo, si è concluso alla fine del 2001, anche sulla scorta della intervenuta definizione dell'intero quadro normativo, primario e secondario, occorrente a dare compiuto assetto alla riforma della riscossione, così come delineata dall'originaria legge delega n. 337 del 1998.

L'attenzione del Governo per le esigenze delle imprese che esercitano le funzioni di concessionari della riscossione su base nazionale non si è peraltro esaurita con lo spirare del periodo di vigenza della clausola di salvaguardia. Non ignora, infatti, l'Esecutivo che la configurazione di congrue forme di remunerazione del servizio costituisce elemento coessenziale alla sua stessa efficienza.

E' per questo motivo che con il decreto-legge n. 452 del 2001, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 16 del 2002, è stata introdotta un'apposita disciplina "ponte" di durata biennale, destinata ad accompagnare i concessionari nel passaggio da un regime remunerativo di carattere tradizionale, scarsamente idoneo a premiare i gestori del servizio nazionale di riscossione, qualunque fosse il loro sforzo di miglioramento dell'efficienza e dell'economicità del servizio, ad un regime di remunerazione più attento all'obiettivo - che è peraltro quello che hanno avuto sempre di mira gli stessi concessionari - di graduare la remunerazione su scale di tendenziale incrementalità a misura del miglioramento progressivo delle performance dell'attività di riscossione.

Il nuovo regime transitorio della remunerazione del servizio è stabilito al comma 2 dell'articolo 16-quinquies della ricordata legge n. 16 del 2002, secondo il quale, in attesa, appunto, della rideterminazione della misura della remunerazione dei concessionari, per l'anno 2002, in via provvisoria e quale anticipo sulla futura, definitiva determinazione dei compensi, viene istituita un'apposita indennità di presidio per ogni concessione del servizio, comprese quelle gestite in regime commissariale.

L'indennità di presidio è calcolata sulla scorta dei parametri stabiliti dallo stesso articolo 16-quinquies, e solo in parte risulta già correlata ai risultati della gestione.

L'introduzione di questo nuovo regime transitorio, tuttavia, non rimane isolata. Vi si accompagna una puntuale attività condotta, congiuntamente, da esponenti dei competenti uffici ministeriali e delle rappresentanze dei concessionari della riscossione  di analisi critica dello stato del servizio e degli eventuali, occorrenti interventi migliorativi.

L'attività di analisi ha già evidenziato un quadro sufficientemente articolato dell'attuale stato di realizzazione della riforma della riscossione e dei profili critici sui quali indubbiamente occorre intervenire per imprimere maggiore efficienza ed economicità al servizio di raccolta delle entrate pubbliche e, al tempo stesso, una migliore definizione dei criteri di commisurazione della retribuzione dei concessionari del servizio.

I primi risultati di questa analisi stanno formando oggetto di attenta riflessione proprio in questi giorni.

Ferme, dunque, le informazioni che si sono potute rassegnare allo stato, occorre inevitabilmente attendere ancora, prima di poter riferire in modo compiuto sulle iniziative che il Governo sarà tenuto ad assumere in materia, chiaro peraltro essendo, fin d'ora, che bisognerà porre mano ad incisivi interventi di riordino del sistema della riscossione perché lo stesso acquisti il necessario grado di efficienza che gli interroganti hanno auspicato con la loro interrogazione.

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, cercherò di essere breve. Desidero esprimere la mia soddisfazione ed il mio apprezzamento per le parole del sottosegretario Armosino perché si avvicinano la scadenza del 30 aprile e quindi le conclusioni del tavolo tecnico costituito da amministrazione e concessionari per una valutazione dello stato del servizio.

Tuttavia, ciò non ci deve far dimenticare che, come emerge anche dagli articoli pubblicati dalla stampa specializzata, esistono una fortissima preoccupazione ed un'incertezza rispetto alle soluzioni che verranno trovate e, soprattutto, all'equilibrio economico del sistema.

Occorre far presente altresì al Sottosegretario che i 350 milioni di euro, stanziati con il decreto-legge n. 452 del 2001, sono assolutamente insufficienti perché  e ciò va sottolineato le aziende, che sono nella fase della discussione assembleare e della previsione di bilanci, sono costrette ad assumere decisioni difficili in relazione proprio agli articoli 2446 e 2447 del codice civile, riguardanti eventuali situazioni di accertate perdite incidenti sul capitale sociale.

Esiste quindi un problema di liquidità del settore rispetto alle erogazioni che devono essere corrisposte entro il 30 giugno e il 31 ottobre. Il Parlamento ? lo ribadiamo al sottosegretario Armosino  è molto interessato al problema, come dimostrano le interrogazioni presentate sia dal sottoscritto, sia dal senatore Costa, affinché emergano soluzioni idonee a garantire la funzionalità del servizio della riscossione.

Come si è visto, anche le aziende sono interessate a raggiungere un giusto equilibrio che eviti crisi finanziarie pericolose, tali da incidere sulla funzionalità del servizio.

È emerso altresì che il termine del 31 dicembre 2004 è abbastanza ravvicinato e quindi vi è una necessità di costruire un futuro, rispetto alla situazione di un settore che interessa 12.000 famiglie le quali hanno bisogno di tutela rispetto a possibili compressioni nella occupazione nonché ai tagli già intervenuti in tal senso.

Quindi, apprezziamo il lavoro che si sta portando avanti, ma soprattutto auspichiamo che il Governo sappia trarre dal tavolo le indicazioni giuste e che il Parlamento sia reso partecipe delle scelte legislative da operarsi nei prossimi mesi.

17 aprile 2002 - Interrogazione su atti vandalici a Torino durante lo sciopero generale

Al Ministro dell'Interno,

per sapere, premesso che:-

nella città di Torino durante lo svolgimento delle manifestazioni dello sciopero generale del 16 aprile u.s., gruppi dell'area dell'autonomia, deviando dal percorso prestabilito, si staccavano dal corteo e compivano gravissimi atti vandalici presso la sede dei Gruppi Consiliari di Forza Italia e Lega Nord in Via San Francesco, dopo che altri fatti di violenza si erano già verificati nei pressi della Caserma dei Carabinieri di Via Cernaia;

le sue valutazioni sui gravi episodi registrati a Torino e sulle misure poste a tutela delle sedi istituzionali.

Eufemi

11 aprile 2002 - Interpellanza su Unione Nazionale Cooperative Italiane

PRESIDENTE. Segue l'interpellanza 2-00097 sull'Unione nazionale cooperative italiane.

Ha facoltà di parlare il senatore Eufemi per illustrare tale interpellanza.

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, lo strumento ispettivo, presentato insieme al collega Borea, è motivato dal fatto che l'UNCI (Unione nazionale cooperative italiane), centrale cooperativa con circa 6.000 affiliate, che per volume di fatturato rappresenta una realtà importante del movimento cooperativistico, versa da alcuni mesi in una grave crisi statutaria determinata da conflitti istituzionali all'interno dei principali organi collegiali centrali.

Tale situazione si è nel tempo ulteriormente deteriorata, con una paralisi delle attività interne della centrale cooperativa, anche in presenza dei ripetuti rifiuti da parte della Presidenza di mettere i libri sociali a disposizione del collegio sindacale e di completare gli organi statutari, in particolare il collegio di presidenza, a seguito della scomparsa del vice presidente onorevole D'Andrea.

Queste allarmanti prevaricazioni, unite all'adozione di illegittime procedure, hanno determinato un commissariamento senza il prescritto consenso del comitato esecutivo. Tale commissariamento ha altresì provocato la revoca di undici consiglieri e la loro sostituzione per surroga, spesso con persone non appartenenti all'UNCI o addirittura con persone escluse per indegnità.

Quindi, con la nostra interpellanza abbiamo voluto sollecitare il Dicastero competente al ripristino della legalità degli organi elettivi centrali dell'UNCI, dal momento che si è in presenza di una situazione fortemente lesa dai fatti che ho appena ricordato.

Pertanto, i nostri quesiti riguardano il rispetto delle regole democratiche dell'associazione, il funzionamento della democrazia interna e la vigilanza posta in essere, se la situazione è stata modificata rispetto alla presentazione dello strumento di sindacato ispettivo, se si sia normalizzata o se persistono ancora motivi di preoccupazione rispetto a quanto abbiamo esposto.

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere all'interpellanza testè svolta.

GALATI, sottosegretario di Stato per le attività produttive. Signor Presidente, nell'interpellanza in questione, presentata dai senatori Eufemi e Borea, si chiede di conoscere quali interventi il Ministero delle attività produttive intenda adottare per risolvere l'asserita crisi determinata da conflitti istituzionali tra i principali organi collegiali centrali dell'UNCI.

Al riguardo, si fa presente che l'Unione nazionale cooperative italiane è una delle associazioni private di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo competenti, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato n. 1507 del 1947, ad esercitare la vigilanza sugli enti cooperativi ad esse associati, previo riconoscimento ministeriale previsto dall'articolo 5 del citato decreto.

La vigilanza su tali associazioni esercitata dal Ministero delle attività produttive ha come fine esclusivo quello di garantire la permanenza, in capo alle stesse, dei requisiti di efficienza necessari per garantirne l'idoneità all'assolvimento delle funzioni di controllo nei confronti delle cooperative associate, nonché quello di verificare il rispetto delle disposizioni contenute nella normativa sopra richiamata.

Per quanto concerne la situazione evidenziata nell'interpellanza in questione, si fa presente che le presunte irregolarità gestionali interne che l'hanno determinata non sembrano portare disfunzioni all'efficienza operativa dell'associazione. Soltanto nel caso in cui una tale disfunzione operativa emergesse, l'Amministrazione vigilante potrà attivarsi per l'adozione di provvedimenti di competenza. Resta, in ogni caso, ferma la competenza dell'autorità giudiziaria finalizzata alla verifica di irregolarità di diversa natura.

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, sono parzialmente soddisfatto della risposta fornita dal sottosegretario Galati, che ringrazio per la presenza, in quanto ritengo che l'aspetto della democrazia interna e il rispetto delle regole democratiche siano il primo valore da perseguire.

Ritengo, pertanto, che l'azione di controllo debba essere in qualche modo più forte, soprattutto per evitare ogni genere di abuso su organismi associativi che devono offrire il massimo delle garanzie e che, in sostanza, devono costituire una "casa di vetro" a tutela e difesa del movimento cooperativistico e degli associati.

Il rinvio all'autorità giudiziaria dovrebbe rappresentare l'ultimo rimedio; prima ancora vi deve essere un'azione di sorveglianza e di verifica da parte degli uffici competenti proprio per l'importanza che questi movimenti rivestono per la crescita del mondo cooperativo, della società e dell'economia del Paese.

16 marzo 2002 - Interpellanza sul "mobbing"

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, con le interpellanze che illustrerò sommariamente, vertenti sulla stessa materia e presentate nel mese di giugno scorso, solleviamo il problema del cosiddetto mobbing, un problema molto importante perché tocca da vicino vaste cerchie di cittadini.

Secondo i dati di una ricerca della clinica del lavoro di Milano e dell'associazione Prima di Bologna, in Italia sono soggetti a mobbing (termine che in inglese significa "aggredire, accerchiare"), che spesso si trasforma in bossing (contro categorie definite di lavoratori), circa 5 milioni di lavoratori - è un dato su cui occorre riflettere - con una frequenza maggiore nel settore pubblico, ove sarebbe interessato il 56 per cento dei dipendenti.

La stampa ha dedicato moltissimo spazio a questo problema. Il fenomeno riguarda spesso vessazioni da parte di sindacalisti senza scrupoli. Tali sindacalisti, lungi dall'instaurare un corretto sistema di relazioni sindacali, abusano della loro posizione per sottoporre il dirigente e il quadro ad un mix di pressioni psicologiche, dispetti, richieste assurde, angherie, a volte anche minacce - spesso senza fondamento - di deferimento all'autorità giudiziaria.

Secondo una ricerca svolta presso l'Università di Bologna dal dottor Harald Ege, tale fenomeno per la vittima non rappresenta un normale conflitto, né un periodo di crisi che si risolve presto, ma un lento stillicidio di attacchi ed umiliazioni perduranti nel tempo.

Il dato si accentua con riferimento alle donne. Le donne dirigenti e quadri, in quanto esaltano nei sindacalisti artefici del bossing il loro complesso di inferiorità, sono le più esposte ai suddetti effetti negativi.

Abbiamo chiesto al Ministro di sapere come si intende porre fine a queste tirannie; se si intende avviare un'attività di monitoraggio per verificare e valutare questi comportamenti; se non si ritenga di intervenire anche con un'azione legislativa per risolvere tale problema; quali azioni si intendano intraprendere a tutela dei dirigenti e dei quadri, anche in sede giudiziaria.

PRESIDENTE. Il Ministro per la funzione pubblica ha facoltà di rispondere alle interpellanze testé svolte.

FRATTINI, ministro per la funzione pubblica e per il coordinamento dei Servizi di informazione e sicurezza. Il senatore Eufemi ha posto una questione generale di grande rilevanza.

Al di là della specifica analisi, è noto a tutti che il fenomeno del cosiddetto mobbing non ha in Italia una specifica disciplina sanzionatoria, malgrado, come si ricorda, nella precedente legislatura il tema sia stato ampiamente dibattuto in Parlamento, non essendo giunti all'approvazione definitiva di un progetto di legge. Ricordo, tra i molti, l'Atto Camera n. 4818, presentato appunto nella scorsa legislatura.

Evidentemente la situazione specifica indicata nei due atti di sindacato ispettivo riguarda non il mobbing in senso proprio ma i rapporti di forza tra le parti collettive, cioè tra le amministrazioni e le organizzazioni sindacali. E' una questione che, quindi, attiene in effetti alla capacità di affermazione dell'una o dell'altra parte nei reciproci rapporti durante periodi di relazioni sindacali definite, o comunque durante lo svolgimento dell'attività amministrativa.

Le organizzazioni sindacali sono evidentemente una controparte istituzionale dell'amministrazione pubblica, e quindi l'esercizio di un'ordinaria pressione sindacale sui funzionari e sui dirigenti dipende dal ruolo connaturale al sindacato. Ci sono casi in cui l'amministrazione o singoli dirigenti, per ragioni diverse, magari anche per una debolezza intrinseca che qualche volta si verifica, non riescono a contrastare, come forse si potrebbe in talune circostanze, le richieste della controparte sindacale. Queste possono determinare situazioni di pressione al di là di un rapporto fisiologico, ma non si tratta certamente di un caso riconducibile all'istituto del mobbing. E' però una prima possibile condizione che si può verificare.

Esistono poi situazioni, come il senatore Eufemi certamente sa, in cui vi è una accondiscendenza al sindacato effettivamente volontaria, per libera scelta e, quel che è peggio (qui voglio introdurre un ulteriore elemento di riflessione), per una sorta di convenienza del dirigente, che in qualche caso preferisce accondiscendere liberamente piuttosto che resistere, per assicurare a sé e alla struttura che dirige una ordinaria e ragionevole tranquillità di vita.

La delicatezza del problema è che noi non possiamo stabilire né con legge né con delle regole quando, come e in quali modi si debbano promuovere o fermare le pressioni sindacali sui dirigenti; è materia che tipicamente rientra nei rapporti tra parti e controparti.

Un'analisi che invece sarebbe possibile compiere è quella volta ad individuare se, in casi come quello indicato dal senatore Eufemi, possano ricorrere gli estremi di ciò che la giurisprudenza ha definito "mobbing esterno", cioè una pressione proveniente da un'organizzazione. Questo oggettivamente non è mai stato fatto, proprio perché la delicatezza delle relazioni sindacali ha impedito di definire regole stringenti e - peggio - regole legislative in una materia che deve essere affidata al libero confronto tra le parti sociali.

Esistono però dei casi in cui il singolo comportamento può avere un effetto realmente incidente sull'attività e sulla capacità dei dirigenti o dei quadri o di coloro che devono assumere delle responsabilità opponendosi a richieste sindacali. Un'esplorazione che merita di essere compiuta dal punto di vista giuridico è quella volta a valutare se rientri nel potere dell'amministrazione, in qualità di datore di lavoro, adottare delle misure di tipo precauzionale riconducibili all'obbligo previsto dall'articolo 2087 del codice civile di garantire l'integrità psico-fisica del lavoratore.

In questo caso, evidentemente, il lavoratore sarebbe il dirigente sottoposto ad un'attività di forte pressione. Ma credo che solamente in questi limiti possiamo immaginare un'esplorazione più approfondita.

Tra l'altro, bisogna ricordare che i dipendenti, quando svolgono attività sindacale, non sono soggetti alla subordinazione gerarchica al dirigente: questo è previsto - come il senatore Eufemi sa - dal contratto collettivo quadro del 1998, all'articolo 18, comma 6, relativo alle modalità di utilizzo delle prerogative sindacali.

Siccome, evidentemente, si tratta di un principio basilare della contrattazione collettiva, le iniziative assunte dall'amministrazione dovranno muoversi - è ovvio - in sintonia con i princìpi di libertà sindacale e con il principio che ho appena ricordato, cioè che i dipendenti, quando svolgono funzioni di sindacalista, non sono soggetti alla subordinazione gerarchica. Questa, d'altronde, è la ragione per la quale il dirigente non può applicare una sanzione disciplinare al dipendente che sia dirigente sindacale, quando sta esercitando le sue funzioni.

La delicatezza del problema sta nel fatto che si chiederebbe o si dovrebbe introdurre una regola cogente in una materia che si affida a limiti di fisiologico rapporto tra parti e controparti e che mal si concilia con una regolamentazione di tipo preliminare.

Certamente da condannare è però quel fenomeno che sta dietro la situazione indicata dal senatore Eufemi e che effettivamente può verificarsi in un certo numero di casi: un fenomeno di fatto, non disciplinabile di diritto. Mi riferisco alla circostanza che alcuni dirigenti sindacali approfittino della loro prerogativa di sindacalisti, e quindi della loro non soggezione alle sanzioni e al vincolo gerarchico. Ebbene, se questo comportamento in via di fatto li conduce ad avvalersi indebitamente della propria posizione, è sicuramente censurabile.

Tutto sta a vedere se si tratta di una censura in termini di corretto svolgimento dei rapporti sindacali, come credo si debba dire, ovvero si possano applicare delle sanzioni di tipo giuridico che allo stato l'ordinamento non prevede, al di là dell'ipotesi dell'articolo 2087 del codice civile, che può condurre l'amministrazione ad una tutela della capacità operativa dei propri dirigenti quando sono sottoposti a questi - per così dire - eccessi di comportamento da parte dei dirigenti sindacali.

In conclusione posso dirle, senatore Eufemi, che ho dato comunque disposizioni di verificare e di monitorare la situazione esistente; questo, evidentemente, al fine di capire se la classe dirigente delle pubbliche amministrazioni è davvero in condizioni di esercitare fino in fondo tutte le proprie prerogative, anche di scelta e di decisione, e se il rapporto corretto con le organizzazioni sindacali non nasconda qualche volta - mi spiace dirlo - qualche scambio di accondiscendenza dall'una e dall'altra parte.

Se questi fenomeni, dalle indicazioni che raccoglierò presso tutte le amministrazioni dello Stato, assumessero un rilievo tanto grande e tanto preoccupante quale quello che emerge dalla ricerca riportata dal senatore Eufemi, certamente ci sarebbe materia per affidare, anzitutto ad un confronto tra le parti sociali, e quindi tra l'amministrazione pubblica e le organizzazioni sindacali, l'individuazione, credo, di regole.

Tali regole - lo dico con chiarezza - difficilmente potranno essere in questa materia dettate con legge, ma se le organizzazioni sindacali si dimostreranno fino in fondo responsabili anche su questo tema molto delicato, si potrebbe arrivare, ad esempio, a degli accordi quadro per definire una serie di comportamenti al di là dei quali anche la tutela del sindacalista dipendente pubblico deve cedere, dinanzi ad un principio di correttezza dei rapporti con la sua controparte.

Disciplinare quando la correttezza dei rapporti sconfina in illecito, come lei capisce, senatore Eufemi, è questione delicatissima su cui credo che il legislatore non debba entrare; ma ritengo che sia stato assai colpevole non occuparsi di questo problema nel quadro di un sistema di relazioni sindacali che si è allargato sempre di più, ha dato sempre maggiori, comprensibili, prerogative alla parte sindacale e assai poco si è preoccupato di come - negozialmente, se vogliamo - regolare i limiti dell'esercizio di queste prerogative sindacali; lo ripeto, senza una legge autoritativa, ma, quanto meno, nell'ambito dell'autonomia.

Questo è lo sforzo che credo si debba fare e, se il senatore Eufemi lo riterrà, potrò più avanti trasmettere all'Assemblea del Senato l'esito di un monitoraggio più profondo che credo si debba svolgere nell'arco di qualche mese nell'ambito delle amministrazioni.

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, innanzitutto desidero ringraziare il ministro Frattini per la puntuale risposta data ai nostri quesiti. Certamente ha tracciato una linea molto interessante; apprezziamo soprattutto l'attenzione dimostrata ai problemi, e quindi la disponibilità a verificare e capire.

Vede, signor Ministro, noi certamente scopriamo una debolezza del sistema e quindi anche la necessità di un adeguamento legislativo in questo campo, soprattutto, come lei diceva, per quanto riguarda il mobbing esterno.

Rispetto alle nostre interpellanze ci siamo mossi da dati certamente allarmanti, più in Europa che nel nostro Paese, dove sono più contenuti: stiamo parlando di 12 milioni di vittime in Europa, rispetto al milione e mezzo di oppressi in Italia. Però il 43 per cento non a caso è concentrato nel Lazio, dove è più ampia la presenza la pubblica amministrazione. Naturalmente bisogna considerare anche i costi di queste violenze psicologiche.

Il fenomeno del mobbing nella sua complessità può essere orizzontale (tra colleghi) e verticale (tra sovraordinato e dipendente, e viceversa) e può riguardare gruppi che operano sul dipendente, quindi ci troviamo di fronte molto spesso a casi di mobbing istituzionale.

Noi riteniamo che, di fronte alla rilevanza del fenomeno, una qualche forma di intervento legislativo sarebbe in ogni caso opportuna, per lo meno per fissare i princìpi generali, senza andare magari troppo nel dettaglio, sia per quanto riguarda le forme di tutela del lavoratore, sia per quanto attiene alle responsabilità dei comportamenti illeciti.

Sono stati anche presentati diversi provvedimenti, sia alla Camera che al Senato, che potrebbero essere lo spunto per un'azione in questo senso, anche con una capacità di ascolto verso queste associazioni più attente ai fenomeni del mobbing.

Certamente la legge potrà demandare alla contrattazione collettiva - come lei ha ricordato - il compito di disciplinare accordi-quadro, di favorire questa autodisciplina per ciascun settore e per settori secondari.

Comunque, ci riteniamo soddisfatti della risposta fornita alla nostra sollecitazione. C'è, soprattutto, necessità di rafforzare il sistema di monitoraggio, perché se comprendiamo la dimensione del problema possiamo svolgere un'efficace azione di tutela

19 febbraio 2002 - Interrogazione a risposta scritta su smaltimento carcasse

Al Ministro delle Politiche Agricole e Forestali e al Ministro della Salute, per sapere, premesso che:-

- risultano raddoppiati i costi del servizio smaltimento delle carcasse degli animali morti in azienda;

- è diventato troppo oneroso smaltire gli animali morti accidentalmente ed il costo per il ritiro e lo smaltimento della carcassa di un bovino è raddoppiato nel giro di pochi giorni: il primo gennaio la tariffa era fissata a 78 euro per capo mentre ora per smaltire la carcassa di un animale si arriva a 186 euro;

- il costo per la raccolta, il trattamento e lo smaltimento delle carcasse è a totale carico degli allevatori e smaltire le carcasse risponde ad esigenze igienico-sanitarie, rappresentando un beneficio per tutta la collettività;

- i produttori hanno manifestato disponibilità a pagare una parte delle spese, una sorta di ticket;

- il problema dello smaltimento delle carcasse esige una risposta urgente ed efficace da parte delle istituzioni; - in altri paesi europei, ad esempio in Francia, il costo dello smaltimento è a carico dello Stato ed un diverso trattamento cui sono sottoposti gli allevatori europei determina distorsione della concorrenza;

- lo smaltimento delle carcasse rappresenta uno dei tasselli da ricomporre se si vuole puntare alla rigenerazione del settore zootecnico colpito da una grave crisi di mercato a seguito della psicosi della mucca pazza;

- quali iniziative si intendano attivare per abbassare le tariffe e se non ritengano di promuovere azioni per arrivare al progressivo smantellamento del monopolio esistente per questo servizio.

Sen. Eufemi

Roma, 19 febbraio 2002

15  febbraio 2002 - Interpellanza su fusione tra Banco di Sicilia e Banco di Roma

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, desideravo, se lei me lo consente, intervenire brevemente su una questione che non ha attinenza con l'interpellanza ma ha riflesso indiretto su essa.

Ieri sera è scomparso l'onorevole Sinesio, parlamentare per otto legislature, al quale ero legato da grandi sentimenti di affetto. È stato un uomo di forti passioni politiche, vicino ai più deboli.

A lui vorrei dedicare questo intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza si associa, a nome di tutto il Senato, al lutto dei familiari dell'onorevole Sinesio, dei suoi amici e collaboratori, tra i quali il senatore Eufemi che manifesta grande affetto per lo scomparso.

Unisco quindi alle sue anche le mie personali condoglianze.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.

Saranno svolte per prime le interpellanze 2-00084 e 2-00110 sull'operazione di fusione tra Banco di Sicilia e Banca di Roma.

Ha facoltà di parlare il senatore Eufemi per illustrare tali interpellanze.

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, ringrazio il Governo per aver prontamente accolto il nostro invito a rispondere a due interpellanze concernenti il medesimo argomento; la prima, presentata da tutti i senatori del Gruppo, non è frutto di un'iniziativa estemporanea ma riflette una posizione unitaria; la seconda, presentata recentemente, pone ulteriori interrogativi sulla ipotizzata fusione tra Banco di Sicilia e Banca di Roma.

Abbiamo chiesto quali iniziative si intende assumere per garantire la presenza del Banco di Sicilia sul territorio regionale e salvaguardare l'economia locale e, soprattutto, se si ritenga che questa operazione vada nel segno del consolidamento del sistema creditizio, secondo il disegno perseguito negli ultimi dieci anni, nonché dell'effettiva risoluzione dei problemi relativi ai profili funzionali, organizzativi e gestionali del nuovo gruppo.

Abbiamo posto questi interrogativi perché nutrivamo qualche preoccupazione rispetto alle differenze degli indicatori di bilancio. Mi riferisco in particolare alle rettifiche di valore, ai dubbi esiti, alle cartolarizzazioni e al patrimonio netto. La rilevazione di differenze tra i valori della Banca di Roma e quelli del Banco di Sicilia facevano sorgere molte preoccupazioni, che sono state ulteriormente aggravate dal recente pronunciamento comunitario circa le agevolazioni previste dalla legge Ciampi sulle ristrutturazioni, in base al quale la Banca di Roma dovrà restituire ben 123 miliardi di lire di benefici fiscali usufruiti grazie alle note leggi.

Abbiamo richiamato anche la relazione certificata sulla Banca di Roma della Ernst & Young, la quale recita: "A seguito del ridisegno avviato nel 1998 delle nuove procedure titoli ed estero e dei relativi sottosistemi gestionali e contabili, si sono manifestate difficoltà di funzionamento che hanno originato partite contabili in sospeso. L'attività di acclaramento e la sistemazione di tali partite da parte della Banca è in corso di completamento". Viene fatto notare che la Banca ha una forte esposizione sull'interbancario e un free capital negativo.

Appare dunque evidente che l'incorporazione del Banco di Sicilia non sarà sufficiente, sulla base degli elementi che abbiamo verificato, a sanare la situazione di difficoltà di una grande banca come la Banca di Roma e a salvaguardarne l'autonomia, mentre con tale operazione il Banco di Sicilia verrebbe coinvolto in una crisi non sua e l'intero sistema creditizio siciliano potrebbe avviarsi verso una fase di declino. Queste sono le preoccupazioni che nutriamo, rispetto alle quali attendiamo una risposta puntuale da parte del Governo.

Abbiamo chiesto infine quali siano i riferimenti ai concambi azionari, perché quella è la vera questione sulla quale si gioca l'intera partita.

PRESIDENTE. La rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere alle interpellanze testé svolte.

ARMOSINO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, onorevoli senatori, intendo preliminarmente scusarmi per il ritardo, facendo rilevare che ciò non riveste significato di minor riguardo nei confronti di quest'Assemblea, essendosi determinato per un, inevitabile, contrattempo.

Le due interpellanze, trattate congiuntamente, aventi come primo firmatario il senatore Eufemi, pongono una serie di quesiti in ordine al progetto di incorporazione del Banco di Sicilia nella Banca di Roma.

Oggi, in base a quanto pervenuto dalla Banca d'Italia, risulta che è in corso di definizione un piano di riorganizzazione societaria del gruppo Bancaroma incentrato sulla costituzione di una holding capogruppo, alla quale farebbero capo diverse banche retail, tra cui il Banco di Sicilia, società prodotto e società di servizi.

In particolare, il piano prevede la fusione per incorporazione del Banco di Sicilia nella Banca di Roma, che assumerà la nuova denominazione "Banca di Roma Holding", e il contestuale scorporo da Banca di Roma Holding delle organizzazioni bancarie Banco di Sicilia e Banca di Roma, ad eccezione delle attività di finanza, e il loro conferimento in due società interamente controllate da Banca di Roma Holding.

Per quanto concerne le attività del Banco di Sicilia (plusvalenze su partecipazioni, su immobili e su sofferenze provenienti dalla Sicilcassa in relazione al contributo previsto dal decreto ministeriale 27 settembre 1974), che sarebbero acquisite dalla Banca di Roma attraverso tale operazione, va considerato che le fusioni per incorporazione avvengono sulla base di un rapporto di concambio determinato in base all'autonoma responsabilità delle parti e sulla cui congruità sono chiamati a pronunciare un parere uno o più esperti nominati dal presidente del tribunale, che tiene conto dei valori economici delle realtà che intervengono nell'operazione.

I valori impliciti nei beni apportati dagli azionisti della società incorporata vengono, pertanto, riconosciuti a questi ultimi attraverso l'assegnazione di azioni della società incorporante, il cui numero viene determinato sulla base del citato rapporto di concambio.

Vi sono state ispezioni di carattere "generale" presso la Banca di Roma, l'ultima conclusasi il 13 aprile 1995. Alla data del 30 giugno 2001 le sofferenze lorde e nette della Banca di Roma si ragguagliavano, rispettivamente, a 10.096 miliardi di lire e a 6.424 miliardi di lire. La banca ha inoltre effettuato tre operazioni di cartolarizzazione di sofferenze, a fronte delle quali la Banca di Roma ha mantenuto, attraverso l'acquisto di titoli "junior" e il rilascio di garanzie su titoli " mezzanine", rischi creditizi attualmente quantificabili in circa 3.800 miliardi di lire.

Nella relazione redatta, ai sensi dell'articolo 156 del decreto legislativo n. 58 del 1998, dalla società di revisione Recont Ernst & Young sul bilancio di esercizio 2000 della Banca di Roma è contenuto un riferimento all'esistenza di partite contabili in sospeso presso l'azienda romana, anche se tale riferimento non quantifica queste partite come "rilevanti" e specifica che l'opera di sistemazione delle stesse è in corso di completamento.

La relazione prevede che, a seguito del ridisegno avviato nel 1998 delle nuove procedure titoli ed estero e dei relativi sottosistemi gestionali e contabili, si sono manifestate difficoltà di funzionamento che hanno originato partite contabili in sospeso.

L'attività di acclaramento e la sistemazione di queste partite da parte della banca è in corso di completamento. Dalla sistemazione dei sospesi contabili esaminati non sono emersi oneri a carico del conto economico della società. Inoltre, dalle segnalazioni di vigilanza della Banca di Roma è emerso che l'ammontare delle partite viaggianti e sospese è risultato, nel periodo febbraio 2000-ottobre 2001, sempre al di sotto della soglia, il cui supero, secondo le vigenti regole di compilazione della matrice dei conti, implica per le banche l'obbligo di classificare tali partite nei più importanti aggregati di destinazione finale (crediti e depositi di clientela ordinaria, titoli, rapporti intercreditizi).

Dal contratto di acquisto dal Tesoro del Mediocredito centrale, da parte della Banca di Roma, trasmesso a seguito della richiesta di autorizzazione all'acquisizione della partecipazione, presentata in data 8 ottobre 1999, si rileva che la parte acquirente avrebbe dovuto: attuare il piano industriale secondo le linee-guida presentate al Tesoro in sede di offerta definitiva, senza apportarvi sostanziali variazioni, con particolare riferimento alla partecipazione di controllo nel Banco di Sicilia, non preventivamente concordate con il Tesoro; fare in modo che il Mediocredito centrale, quale azionista di controllo del Banco di Sicilia, valorizzi i connotati e le valenze regionali dell'azienda bancaria del Banco di Sicilia, conservandone fra l'altro il marchio e mantenendone la sede legale a Palermo.

Con riferimento infine agli eventuali effetti negativi dell'operazione sull'autonomia del Banco di Sicilia, si soggiunge che in data 21 gennaio la Regione siciliana e la Banca di Roma hanno stipulato una convenzione volta a riconoscere e a valorizzare il collegamento fra il Banco e il territorio d'insediamento, nonché il ruolo di riferimento dell'azienda per l'economia siciliana. In particolare, la Banca di Roma ha assunto l'obbligo di garantire, tra l'altro, il mantenimento per il Banco di una denominazione confermativa di quella attuale e l'ubicazione della sede sociale e della direzione generale a Palermo. Al fine di consentire il necessario collegamento con il territorio, la convenzione prevede, inoltre, la nomina nel consiglio di amministrazione e nel collegio sindacale del Banco di membri indicati dal presidente della Regione siciliana.

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, vorrei innanzi tutto ringraziare la signora Sottosegretario per le sue indicazioni, in merito alle quali siamo parzialmente soddisfatti. Ci è stato naturalmente offerto un quadro più completo rispetto alle questioni da noi poste in merito a quanto avvenuto in questi giorni; rimangono però, a fronte di alcune luci, anche fortissime ombre. Le ombre che riteniamo di dover illuminare sono quelle di un progetto di ristrutturazione dell'assetto di gruppo del Banco di Roma che prevede sostanzialmente l'incorporazione del Banco di Sicilia e il successivo scorporo in una nuova società di una rete leggera, composta da tutti o da parte degli sportelli del Banco di Sicilia.

Pertanto, al di là delle affermazioni di forma che pur abbiamo ritrovato, il Banco di Sicilia verrà probabilmente ridotto ad una rete di vendita di prodotti finanziari, con la drastica contrazione della sua funzione creditizia. La politica e la dimensione gestionale del Banco non possono essere considerate neutrali rispetto al funzionamento economico del territorio.

Il tessuto economico della Sicilia è composto da piccole imprese che solo banche che spiccano per un fortissimo localismo possono accompagnare nella crescita. Il declassamento del Banco di Sicilia - negato, ma evidente nelle linee-guida del piano di ristrutturazione presentato alla Banca di Roma - non può non influenzare gravemente non solo i livelli occupazionali ma anche le professionalità e le economie dell'indotto, determinando gravi ripercussioni sull'occupazione e anche un freno allo sviluppo.

Un sistema bancario efficiente e localmente radicato rappresenta l'infrastruttura fondamentale dello sviluppo economico siciliano, dunque l'incorporazione del Banco di Sicilia e la sua trasformazione in una mera rete commerciale è senza dubbio in contraddizione con l'impegno, che noi abbiamo più volte sentito, di dotare la Sicilia, a sostegno del suo sviluppo economico, di adeguate infrastrutture, fra le quali è certo fondamentale quella finanziaria e creditizia perché senza questa funzione non si riesce a far decollare lo sviluppo.

L'offerta pubblica di vendita delle azioni Mediocredito centrale e l'atto di acquisto sottoscritto dalla Banca di Roma espressamente prevedono l'impegno della parte acquirente ad attuare il piano industriale, secondo le linee-guida presentate dal Tesoro in sede di offerta definitiva, e non ad apportarvi variazioni (con particolare riferimento alla partecipazione del Banco di Sicilia) che non siano state ? lo sottolineo ? preventivamente concordate con il Tesoro, e a valorizzare i connotati e le valenze regionali dell'azienda bancaria Banco di Sicilia.

Non possiamo quindi non rammaricarci e non esprimere fortissimi dubbi all'assenso dato dal Tesoro all'incorporazione di cui abbiamo parlato. Infatti, l'incorporazione del Banco di Sicilia contribuirà solo marginalmente a sanare la crisi profonda della Banca di Roma, i cui contorni sono indicati nelle cifre che noi abbiamo esposto nell'interpellanza e che, molto probabilmente, coinvolgerà anche il Banco di Sicilia e quindi il sistema creditizio siciliano in una nuova possibile crisi, questa volta non propria, avviandolo ad un definitivo declino.

Quindi noi lasciamo all'autorità competente, sia politica che amministrativa, la responsabilità delle autorizzazioni alla fusione per incorporazione di una banca sana in una che versa in una fase di criticità.

Del resto, nei documenti di sindacato ispettivo, avevamo fatto riferimento esplicito a un problema? (Richiami del Presidente). Chiedo scusa, signor Presidente, sto terminando.

PRESIDENTE. Le concedo un minuto in più.

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). La ringrazio, signor Presidente.

Alcune battute credo meritino di essere spese sul problema dei cosiddetti concambi, che è la vera questione su cui rimane la nostra vigilanza critica e rispetto alla quale esprimiamo un giudizio che ancora oggi rimane negativo sull'intera operazione, rispetto alla qual dunque nutriamo fortissime perplessità.

15 febbraio 2002 - Interpellanza su BSE e bistecca fiorentina

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). 

Signor Presidente, noi abbiamo posto con questa interpellanza il problema delle carni così come si è presentato dopo l'esplosione della BSE - soprattutto per quanto concerne le carni separate meccanicamente e le colonne vertebrali dei bovini - e per il quale è stato disposto l'obbligo di asportazione della colonna vertebrale delle carni ottenute dai bovini di età superiore ai 12 mesi, considerandola materiale specifico a rischio BSE.

Onorevole Sottosegretario, l'impraticabilità del disosso delle mezzene presso le macellerie ha creato gravissimi danni al settore delle carni bovine e non consente la valorizzazione di un prodotto tipico come quello delle carni autoctone, in particolare la piemontese, la chianina, la marchigiana, la romagnola.

Purtroppo in Italia sono state e vengono introdotte grandi quantità di mezzene provenienti da altri Paesi dell'Unione europea, alle quali non viene asportata la colonna vertebrale; molto spesso queste mezzene non vengono destinate verso laboratori di sezionamento. Esse molto spesso viaggiano con la certificazione di essere provenienti da animali di età inferiore ai 12 mesi, quando questo non è vero. Quindi, non solo in Italia vengono macellati bovini di età superiore ai 12 mesi, dichiarati invece al di sotto dell'anno, ma in moltissime macellerie è possibile acquistare bistecche con l'osso, le cosiddette fiorentine, provenienti da animali di età superiore ai 12 mesi.

Tutto ciò oltre a creare in noi gravissima preoccupazione, spiazza la nostra produzione; abbiamo pertanto sottoposto al Governo la questione relativa alla bistecca fiorentina che, al di là del quando quest'ultima potrà tornare sulla tavola degli italiani, comporta controlli severi su tutta la filiera.

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere all'interpellanza testé svolta.

GUIDI, sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, mi scuso per la mia posizione irrituale ma, parlando di colonna vertebrale, oggi anche la mia fa le bizze.

PRESIDENTE. Apprezzo anche il suo senso dell'umorismo, onorevole Guidi.

GUIDI, sottosegretario di Stato per la salute. Ogni tanto ci vuole, anche se alcuni argomenti che tratterò oggi non consentirebbero questa irritualità, e mi scuso, Presidente.

Rispondo all'interpellanza e alle questioni poste dal senatore Eufemi in maniera molto opportuna. Premetto che la delega relativa a questo settore è del senatore Cursi, che con molta attenzione sta seguendo il lungo processo relativo alla crisi BSE, che sembra non finire mai, anche se poi forse certi allarmismi e certi scompensi hanno scarsa giustificazione scientifica.

Come indicato dall'atto parlamentare in esame, la Commissione europea, con la decisione 2000/418/CE, modificata dalla successiva 2001/233/CE, ha disposto l'obbligo dell'eliminazione della colonna vertebrale dalle carni ottenute da bovini di età superiore a 12 mesi, quale materiale specifico a rischio della malattia stessa (mi permetto comunque di aggiungere che in nessun esame si è mai verificata la presenza della malattia entro i 24 mesi; quindi, siamo ben al di sotto della soglia di salvaguardia).

Il Ministero della salute ha dato applicazione in Italia ai contenuti delle determinazioni raggiunte in sede UE con l'ordinanza del 27 marzo 2001. Al riguardo, occorre evidenziare che i requisiti igienico?sanitari aggiuntivi che detta ordinanza ha previsto per le macellerie al fine del rilascio dell'autorizzazione per l'asportazione del materiale specifico a rischio in questione sono stati stabiliti in quanto nella maggior parte dei casi tali esercizi presentano solo strutture minime, a differenza degli altri stabilimenti, quelli di ampie dimensioni, presso i quali è consentito procedere all'asportazione della colonna vertebrale stessa dalle carni ottenute da bovini di età superiore ai 12 mesi; quindi, stabilimenti di macellazione e sezionamento.

Per questi ultimi, peraltro, le normative generali che ne disciplinano i requisiti igienico-sanitari e strutturali prevedono anche l'obbligo di un controllo sanitario permanente da parte del servizio veterinario pubblico, non richiesto invece per le macellerie. Pertanto, i requisiti aggiuntivi previsti per le macellerie che vogliano effettuare l'asportazione della colonna vertebrale sono volti ad elevare la sicurezza sanitaria a tutela della salute del consumatore, garantendo che il materiale specifico a rischio asportato non venga in contatto con altre carni non a rischio presenti nei locali di vendita e che siano assicurate, analogamente a quanto avviene negli stabilimenti sotto il controllo veterinario permanente, la corretta eliminazione e distruzione del medesimo, secondo quanto stabilito dal decreto dell'allora Ministro della sanità del 29 settembre 2000 e successive modifiche.

Con riguardo all'introduzione in Italia di carni ottenute da bovini di età superiore a 12 mesi ma dichiarate al di sotto di tale limite, nonché di macellazione di bovini anch'essi dichiarati, in modo non veritiero, al di sotto dei 12 mesi, si sottolinea che il Ministero della sanità, non solo ha provveduto a richiamare l'attenzione di tutti gli organi di vigilanza sulla necessità di un efficace controllo su tali introduzioni nel territorio nazionale (premetto che ogni bovino che viene dall'estero deve essere supportato dal cosiddetto passaporto, che, se non falsificato, determina l'età, la provenienza e la qualità del bovino stesso, rappresentando un forte strumento di garanzia), ma è intervenuto direttamente presso le competenti autorità dei Paesi di provenienza delle carni ed animali in questione nei casi in cui vi è stato un riscontro oggettivo e circostanziato delle richiamate irregolarità.

D'altro canto, l'ordinanza 27 marzo 2001, pur dovendo tenere conto degli obblighi comunitari connessi al principio della libera circolazione delle merci, prevede anche specifiche misure di controllo sulle introduzioni, da altri Stati membri dell'Unione europea e da Paesi terzi, di carni bovine con ossa della colonna vertebrale, tra le quali quella di destinare le stesse esclusivamente a laboratori di sezionamento, e non alle macellerie, al fine dell'asportazione della colonna vertebrale stessa.

Tali misure, se da un lato investono la responsabilità degli organi territoriali ai quali viene istituzionalmente conferito il potere-dovere di controllo e vigilanza; dall'altro, comportano anche quella degli operatori nazionali che ricevono la citata merce e sono tenuti a dichiarare espressamente se si tratta di carni escluse dall'obbligo della rimozione della colonna vertebrale in quanto ottenute da bovini d'età inferiore ai 12 mesi. In relazione a quest'ultima dichiarazione, sussistono gli estremi della responsabilità di carattere penale nella quale si incorre nel caso di dichiarazioni mendaci.

Con riguardo alle denunciate elusioni, da parte di alcune macellerie, delle norme che stabiliscono l'obbligo di eliminazione della colonna vertebrale dalle carni bovine ottenute da animali di età superiore ai 12 mesi, si deve necessariamente ricordare che la verifica del rispetto delle norme emanate è primariamente di competenza degli organi territoriali di controllo, in particolare dei servizi veterinari delle aziende sanitarie locali, funzionalmente dipendenti dagli assessorati regionali alla sanità, ai quali sono demandati anche attività e poteri di intervento: nel caso di accertamento di violazioni, la stessa ordinanza del 27 marzo 2001 ha stabilito apposite sanzioni amministrative comminabili dai citati organi.

In ogni caso, questo Ministero ha svolto, continua a svolgere e svolgerà, anche per quanto riguarda la corretta applicazione delle norme sul materiale specifico a rischio BSE, la propria attività di controllo, di azione culturale e di sensibilizzazione, nonché una serie di ispezioni a sondaggio randomizzato in varie Regioni italiane.

Occorre ricordare infine che le eventuali segnalazioni pervenute da soggetti privati in merito a presunte irregolarità negli scambi intercomunitari delle carni in questione, possono formare oggetto di ulteriori e adeguati interventi da parte del Ministero presso l'autorità degli Stati interessati e la stessa Commissione europea solo se corredate da elementi oggettivi ed incontestabili, in modo da evitare l'attivazione delle procedure contenziose internazionali basate su elementi non riscontrabili.

Infine, appare contraddittorio affermare, da un lato, che le bistecche bovine con osso e colonna vertebrale ottenute da animali di età superiore ai 12 mesi rappresentano un rischio per la salute dei consumatori e, dall'altro, chiedere contestualmente la modifica dell'ordinanza del 27 marzo 2001, al fine di non considerarle più come materiale specifico a rischio e riammetterle così al libero consumo.

Per quanto riguarda il recepimento del Regolamento 999/2001/CE, si fa presente che i regolamenti comunitari sono norme direttamente applicabili negli Stati membri dell'Unione europea, non necessitando di norme interne di attuazione e si segnala che esso è stato successivamente integrato con i Regolamenti 1248/2001/CE e 1326/2001/CE, che hanno stabilito misure transitorie proprio al fine di fare salve le norme adottate con decisioni comunitarie riguardanti il materiale specifico a rischio.

In particolare, la colonna vertebrale dei bovini di età superiore a 12 mesi è tuttora compresa tra il materiale specifico a rischio BSE ("punto 1, lettera a) allegato XI") di cui all'allegato III del Regolamento 1326/2001/CE.

Si rende noto, infine, che l'ordinanza del 27 marzo 2001, concernente "Misure sanitarie di protezione contro le encefalopatie spongiformi trasmissibili", è stata prorogata fino al 30 settembre 2002, tramite provvedimento in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, persistendo tutte le motivazioni che ne hanno determinato l'emanazione.

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, desidero ringraziare vivamente il sottosegretario Guidi per la sua puntuale esposizione, che fa il punto della situazione anche alla luce di quanto è avvenuto in questi giorni e di cui leggiamo nelle cronache anche di questa mattina.

Riteniamo importante che vi sia una perfetta sinergia tra i due Dicasteri competenti, ossia tra il Ministero della salute e quello delle politiche agricole e forestali; in caso contrario rischiamo il determinarsi di una qualche azione di freno.

La questione della reintroduzione della cosiddetta bistecca fiorentina è strettamente collegata al cessare della emergenza BSE e l'uscire da questa grave situazione - già in corso nel 2002 - è affidato al piano le cui linee sono state tracciate nei giorni scorsi, finalizzato a superare l'emergenza e a continuare a garantire la sicurezza per l'oggi, ma anche e soprattutto per il futuro.

Infatti, proprio stamani abbiamo avuto modo di leggere una notizia su un quotidiano - provvederò successivamente a fornire l'articolo al sottosegretario Guidi - secondo la quale sarebbero state avanzate delle accuse riguardanti farine animali non sterilizzate provenienti dall'Italia.

La proposta presentata dal ministro Alemanno il 13 febbraio per dare un assetto stabile al sistema dei controlli, attraverso interventi strutturali, mirati a garantire i produttori e a tutelare la sicurezza dei consumatori, si articola in alcuni punti che riteniamo debbano essere in un certo senso valorizzati: stanziamenti statali per lo smaltimento dei materiali a rischio per tutto il 2002; attività di raccolta, deposito e smaltimento dei prodotti animali, derivanti dalla macellazione, svolta sotto il controllo delle autorità sanitarie che garantiscano il massimo livello di sicurezza per i consumatori e scoraggino ogni comportamento illecito. In tal senso va apprezzata l'azione di contrasto portata avanti, giacché abbiamo una struttura sanitaria che consente il massimo delle garanzie.

Sono inoltre opportuni interventi strutturali per la raccolta sistematica e la valorizzazione energetica dei materiali a rischio, in quanto i rifiuti organici rappresentano fonti di energia rinnovabile; la valorizzazione energetica di questi materiali consentirebbe di ridurre i costi di stoccaggio e di smaltimento, concorrendo a creare un mercato di sbocco dei materiali a rischio. A tal fine, però, si rende necessario incentivare gli investimenti nella filiera zootecnica per realizzare impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili e quindi favorire nel medio-lungo periodo lo sviluppo di un mercato dei materiali a rischio.

Sarebbe altresì utile il consolidamento del sistema dei controlli, onde accrescere il grado di fiducia dei consumatori, rafforzando il sistema sanzionatorio per i reati alimentari, avviando un monitoraggio su tutti i procedimenti giudiziari pendenti, o definiti negli ultimi anni, concernenti la macellazione clandestina e l'uso illegale delle farine nel settore.

Riteniamo anche opportuna l'attuazione di un programma di formazione permanente attraverso corsi di aggiornamento e qualificazione professionale rivolti al personale impiegato nei macelli.

Analoga importanza avrebbe il completamento e l'entrata a regime dell'anagrafe bovina entro il 1° giugno 2002, come previsto dal decreto dei Ministri della salute e delle politiche agricole e forestali.

Sarebbe inoltre importante il passaggio definitivo dei costi delle attività di raccolta, deposito e smaltimento, svolti sempre sotto il controllo delle autorità sanitarie, dallo Stato agli operatori della filiera zootecnica, così come è stato realizzato in Francia a partire dal 1996.

Crediamo che questi siano i punti sui quali è necessario incidere; quando avremo realizzato tutto ciò la fiorentina ritornerà sulla tavola degli italiani. Ci auguriamo che accada al più presto, perché quello sarà il segnale, la cartina di tornasole della auspicata fine dell'emergenza.

 

7 febbraio 2002 -Interrogazione su paziente colpita dal morbo della "mucca pazza"

Al Ministro della Salute,

per conoscere, premesso che:-

il Corriere della Sera di giovedì 7 febbraio pubblica con grande evidenza il nome e gli elementi identificativi della paziente colpita dalla variante della malattia di Creutzefldt Jakob, rappresentando tale scelta editoriale una squallida operazione contro la persona umana e contro la Sicilia; il riferimento costante alla mafia sul mercato illegale degli animali dimostra ancora una volta l'animosità editoriale nei confronti dei siciliani;

i nomi dei responsabili di una così grave fuga di notizie che hanno violato così gravemente il diritto alla privacy, portando alla diffusione e identificazione del nominativo della paziente affetta dalla variante della malattia di Creutzefldt Jakob;

quali iniziative intende assumere per tutelare notizie così riservate dall'assalto dell'insaziabile morbosità dei media, rispetto alla quale occorre severità e rigore.

Sen. Maurizio Eufemi Sen. Calogero Sodano

30 gennaio 2002 - Interpellanza sulla Banca Popolare di Novara

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'Economia e delle Finanze per sapere, premesso che :

sulla base di notizie di stampa emergerebbero gravissimi rilievi mossi dalla Banca d'Italia ai vertici della Banca Popolare di Novara in particolare sulla adeguatezza delle regole di governo, sulla organizzazione e sulla gestione finanziaria;

risulterebbe che le sofferenze creditizie e i relativi stanziamenti a copertura, riscontrati dalla Banca d'Italia, siano difformi da quanto correttamente dovuto nella redazione del bilancio 1999 e nella relazione semestrale 2000. Il totale delle difformità riscontrate a vario titolo ammonterebbe a quasi 1.000 miliardi. Si tratterebbe di una grandezza finanziaria corrispondente a circa un terzo del patrimonio della banca e del doppio dei suoi ricavi;

dopo le constatazioni emerse nel rapporto, risultano avviate dalla BPN rapide trattative con la Banca Popolare di Verona che sono culminate nel progetto di fusione; tutto ciò in difformità da quanto espresso dalla BPN nel piano triennale 2001-2003 e dalle strategie di risanamento e sviluppo in autonomia riconfermate da BPN in occasione della semestrale 2001 approvata e diffusa nel settembre dello stesso anno; la Banca Popolare di Novara ha perso 2.500 posti di lavoro di cui 1.000 nell'anno 2001, compresi 700 finiti nel fondo esuberi dal 1 dicembre 2001; altri 1000 esuberi sono annunciati dal piano industriale della nuova banca;

se ritiene che l'operazione di fusione sia in correlazione con le gravi constatazioni mosse dalla Banca d'Italia agli amministratori della BPN;

se sia stata data adeguata informazione al mercato, ai soci della cooperativa e ai clienti delle due banche circa le reali motivazioni che hanno portato in così grave urgenza ad un progetto di fusione;

se ha conoscenza dei provvedimenti assunti dalle competenti autorità per sanzionare i responsabili e rimuovere i problemi evidenziati dalla ispezione della Banca d'Italia;

le sue valutazioni sulla trasparenza della operazione, sui criteri di valutazione del patrimonio della Banca Popolare di Novara nonché gli effetti che derivano sull'occupazione da tale operazione di fusione ed infine quali prospettive si aprono per la Banca Popolare di Novara.

26 gennaio 2002 - Interrogazione sulle cartelle pazze e risposta del Governo

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. 

Con l'interrogazione presentata dal senatore Eufemi, nel premettere che la disposizione normativa (articolo 17, comma 1, della legge 13 aprile 1977, n. 114) che consentiva ai coniugi di presentare la dichiarazione dei redditi congiunta è stata abrogata, egli lamenta la notifica di numerose cartelle di pagamento, a titolo di responsabilità solidale del pagamento dell'imposta, a coniugi che a suo tempo si erano avvalsi di tale modalità, ma per i quali, nel frattempo, sono intervenuti mutamenti nei rapporti coniugali.

In considerazione di ciò, l'interrogante chiede di conoscere quali iniziative si intendano assumere per evitare che si configuri tale responsabilità solidale.

Al riguardo, si fa presente che è stata espressamente abrogata (dall'articolo 9, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 1998), a decorrere dal 1° gennaio 1999, soltanto la disposizione che prevedeva la facoltà dei coniugi, non legalmente ed effettivamente separati, di presentare su un unico modello la dichiarazione unica dei redditi di ciascuno di essi (ovvero il comma 1, dell'articolo 17, della legge n. 114 del 1977).

Si evidenzia, peraltro, che l'articolo 17 della suddetta legge prevede espressamente al comma 5 che "i coniugi sono responsabili in solido per il pagamento dell'imposta, soprattasse, pene pecuniarie e interessi iscritti a ruolo a nome del marito" non si tratta, quindi, di un'abrogazione integrale.

Ciò posto, giova innanzitutto evidenziare che con la riforma del sistema di riscossione mediante ruolo, attuata con il decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, entrata in vigore il 1° luglio 1999, la disciplina dell'esecuzione coattiva tributaria si è allineata a quella dell'esecuzione civile mediante il recepimento, con talune limitazioni, delle disposizioni processuali civilistiche relative all'opposizione all'esecuzione nonché agli atti esecutivi, con conseguente giurisdizione dell'Autorità giudiziaria ordinaria.

Resta, peraltro, la possibilità per il contribuente di contestare la cartella di pagamento, quale atto impositivo, davanti alle Commissioni tributarie, ai sensi dell'articolo 19, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.

Quindi, nel nuovo contesto normativo così delineato, la disposizione richiamata nell'interrogazione (articolo 53 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602) è stata abrogata dall'articolo 16 del decreto legislativo n. 46 del 1999 (che sostituisce il Titolo II del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, nel quale è appunto ricompresa la suddetta norma).

Per quanto concerne, in particolare, la notifica delle cartelle di pagamento ad entrambi i coniugi, l'Agenzia delle entrate ha rilevato che detta modalità di notifica discende, quale conseguenza logica prima ancora che giuridica, dalla dichiarazione presentata a suo tempo dagli stessi coniugi, in qualità di condebitori in solido. Pertanto, non possono assumere rilievo mutamenti sopravvenuti nel rapporto tra gli stessi. Quindi, se qualche incongruenza c'è stata, questa deriva dalla posizione precedente.

Peraltro, il regolamento sulle modalità di presentazione delle dichiarazioni relative all'imposta sui redditi (articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 1998), nel disporre l'abrogazione del comma 1 dell'articolo 17 della legge n. 114 del 1977, non poteva incidere sul regime delle responsabilità e, tanto meno, con effetto retroattivo sulle dichiarazioni dei redditi congiunte già presentate.

Occorre peraltro osservare che la notifica ad entrambi i soggetti soddisfa esigenze di trasparenza dell'atto amministrativo, consentendo a ciascuno dei contribuenti di esercitare, anche separatamente, il diritto di difesa, nei termini previsti, con effetti sulla cartella identica notificata all'altro coniuge.

Il diritto di difesa del contribuente può peraltro essere adeguatamente salvaguardato, nelle obbligazioni tributarie solidali, anche nell'ipotesi in cui l'Amministrazione finanziaria ometta di notificare l'atto impositivo (avviso di accertamento o cartella di pagamento) a tutti i coobbligati. Ed invero, la giurisprudenza ritiene pacificamente applicabile alle obbligazioni tributarie solidali, in mancanza di un'autonoma e specifica disciplina, la regolamentazione della solidarietà civilistica recata dagli articoli 1292 e seguenti del codice civile; con la conseguenza che l'atto impositivo potrà avere effetti sfavorevoli (secondo i principi di cui all'articolo 1306 del codice civile) solo nei confronti del coobbligato che, pur essendo destinatario della notifica, non lo abbia tempestivamente impugnato.

Resta, così, impregiudicata la posizione degli altri condebitori cui l'atto non sia stato notificato e che lo abbiano regolarmente impugnato. In questo senso, vi è una giurisprudenza costante della Cassazione e della Commissione tributaria di Bolzano.

Va poi rilevato che la vigente disciplina del contenzioso tributario prevede, quali "antidoti" processuali contro il rischio della difforme definizione del rapporto obbligatorio in presenza di più coobbligati, gli istituti dell'intervento e della chiamata in causa. L'articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, in materia di contenzioso tributario, prevede infatti che: "Se l'oggetto del ricorso riguarda inscindibilmente più soggetti, questi devono essere tutti parte nello stesso processo e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni di essi". Il comma 2 stabilisce che: "Se il ricorso non è stato proposto da o nei confronti di tutti i soggetti" interessati "è ordinata l'integrazione del contraddittorio mediante la loro chiamata in causa entro un termine stabilito a pena di decadenza".

Infine, l'articolo 45 del medesimo decreto legislativo n. 546 del 1992 prevede l'estinzione del processo se: "le parti alle quali spetta di proseguire, riassumere o integrare il giudizio non vi abbiano provveduto entro il termine perentorio stabilito dalla legge o dal giudice che dalla legge sia autorizzato a fissarlo". Quindi, in sostanza il meccanismo previsto dall'attuale legislazione è a garanzia del coniuge che eventualmente non abbia avuto informazione dell'iter della dichiarazione.

Alla luce di quanto mi sono permesso di esprimere, credo che i timori espressi dall'interrogante possano ritenersi superati in considerazione dei rimedi, procedimentali e processuali, previsti dal vigente sistema tributario a tutela - come dicevo prima - del diritto di difesa del coobbligato.

EUFEMI (CCD-CDU:BF). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EUFEMI (CCD-CDU:BF). Signor Presidente, sono parzialmente soddisfatto della risposta del Sottosegretario, perché, nel merito, si tratta certamente di una risposta burocratica, ma con la burocrazia non risolviamo i problemi che affliggono i cittadini. Questo dimostra quanta strada occorra percorrere ancora per migliorare il rapporto tra fisco e contribuenti e per ripristinare un clima di fiducia.

Il problema delle cartelle pazze da tempo affligge i contribuenti italiani, i quali spesso si vedono perseguiti, in ogni caso infastiditi, da atti esecutivi fiscali che, nella stragrande maggioranza dei casi, si riferiscono ad esiti di anomalie del sistema informativo dell'anagrafe tributaria gestita dalla SOGEI, sulla quale in ogni caso occorrerà ritornare. Infatti è incomprensibile che la SOGEI passi da mano pubblica a mano privata, da Colaninno a Tronchetti Provera, ed il Parlamento non abbia la disponibilità di questi dati.

I contribuenti, quindi, sono spesso costretti a defatiganti file presso gli sportelli degli uffici tributari e in molti casi gli stessi contribuenti, in relazione all'esiguità degli importi richiesti in pagamento, rinunciano ad avere chiarimenti e preferiscono recarsi agli uffici postali per pagare gli importi delle cartelle esattoriali.

Questa è la situazione. I call center delle agenzie delle entrate sono quasi sempre irraggiungibili (basta fare una prova e chiamare), specialmente nel periodo in cui imperversano le cartelle esattoriali. Quanto a tali cartelle, si dà atto che solo recentemente la loro modulistica è stata modificata, con maggiore attenzione per i destinatari delle stesse, fornendo ai contribuenti più chiari e dettagliati elementi sul debito d'imposta che si pretende in pagamento.

Quindi, noi auspichiamo che per l'avvenire si trovino soluzioni che tengano conto delle difficoltà e dei disagi cui sono costretti i contribuenti molte volte per minime infrazioni, quasi sempre formali, quando sono raggiunti da queste cartelle esattoriali. Diamo atto, comunque, al Governo che la maggiore diffusione del modello 730 potrà per l'avvenire eliminare altre fastidiose notifiche.

Per rientrare nel merito dell'interrogazione presentata, ricordo che tali cartelle e i conseguenti atti esecutivi sono stati notificati a due coniugi - lo ribadisco - i quali non hanno più presentato dichiarazione congiunta in quanto il precedente Governo, malgrado le insistenze dei Gruppi parlamentari di opposizione, abolì la cosiddetta dichiarazione congiunta introducendo il modello unico di dichiarazione dei redditi, che può essere presentato singolarmente dai coniugi.

Ci saremmo aspettati, a fronte di tale modifica normativa, una conseguente modifica anche della parte legislativa prima ricordata dal Sottosegretario, quindi non si tratta soltanto del diritto alla tutela (come appunto lei ha sottolineato), ma anche della necessità di modificare gli atti conseguenti.

A fronte di quella modifica normativa, peraltro attuata con regolamentazione amministrativa, disattendendo norme legislative mai abrogate espressamente, assistiamo al caso che un coniuge si vede perseguito per inadempienze o irregolarità fiscali, perpetrate magari dall'altro coniuge, con la conseguenza che a chi ha avuto l'avvedutezza di separare, oltre che fiscalmente anche civilmente, le proprie posizioni patrimoniali, viene ingiunto di pagare debiti d'imposta derivanti da irregolarità a lui non imputabili.

Non so quanto sia esteso a livello nazionale questo fenomeno, perché naturalmente a noi giungono soltanto segnalazioni da varie parti d'Italia e non abbiamo presente la complessità della questione. Però è urgente chiarire che tali comportamenti dell'Amministrazione devono essere prontamente condotti ad una più sentita esigenza di non creare ingiusti ed evitabili fastidi ai contribuenti.

14 dicembre 2001 - Interpellanza su personale volontario dei Vigili del Fuoco

 PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni. Sarà svolta per prima l'interpellanza 2-00022 sul personale volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Ha facoltà di parlare il senatore Eufemi per illustrare tale interpellanza. 

EUFEMI (CCD-CDU:BF). Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, con il documento di sindacato ispettivo presentato insieme al collega Zanoletti avevamo richiamato l'attenzione del Governo sui negativi effetti di una circolare del maggio 2001 - quindi del precedente Governo - della Direzione generale della protezione civile e servizi antincendi del Ministero dell'interno, emanata a seguito dell'entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica n. 362 del 2000, recante norme sull'iscrizione, avanzamento ed impiego del personale volontario dei vigili del fuoco. 

A nostro avviso, le conclusioni cui perviene la circolare in questione sono totalmente diverse rispetto alle finalità del citato provvedimento legislativo, creando notevoli, oggettive e spesso insormontabili difficoltà allo sviluppo del volontariato dei vigili del fuoco, così come auspicato invece dalle comunità e richiesto dalle esigenze del territorio. Ricordiamo, a tale proposito, che questa benemerita attività di volontariato costituisce un elemento essenziale per poter fare fronte alle emergenze di natura diversa in moltissimi comuni italiani. Infatti, i cittadini che intendono prestare la propria opera di volontariato in questo settore si trovano di fronte a richieste insormontabili, in quanto si tratta di essere in possesso di requisiti che spesso non sono e non possono essere posseduti da tutti i richiedenti. 

Da qui nascevano le fortissime preoccupazioni per cui avevamo chiesto l'intervento del Governo, che abbiamo riscontrato essere disponibile ad affrontare il problema, tant'è che noi avevamo in calendario lo svolgimento di questo atto ispettivo già nel mese di ottobre, ma poi si è dovuto rinviarlo per l'intervenuto inizio della sessione di bilancio. Ringraziamo quindi il Governo per avere prontamente accolto la nostra sollecitazione e naturalmente siamo pronti ad ascoltare quanto è stato fatto in questi mesi. 

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere all'interpellanza testé svolta. 

BALOCCHI, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, i senatori Eufemi e Zanoletti, con l'interpellanza iscritta all'ordine del giorno della seduta, evidenziano le difficoltà derivanti dall'applicazione della circolare del 23 maggio 2001, diramata dall'allora direzione generale della protezione civile, servizio antincendi, del Ministero dell'interno. A parere degli interpellanti la circolare avrebbe, infatti, disatteso lo spirito del decreto del Presidente della Repubblica n. 362 del 2 novembre 2000, restringendo la possibilità di prestare opera di volontariato nel settore. Alla luce di quanto esposto, i senatori ne chiedono la sospensione. Il problema sollevato dagli onorevoli interpellanti è stato già sottoposto all'attenzione del Governo che, il 1° agosto scorso, nella persona del ministro Giovanardi - intervenuto presso l'Assemblea della Camera dei deputati, in sostituzione del Ministro dell'interno, per rispondere ad un'analoga interrogazione -, aveva assunto l'impegno di rivedere la circolare, dopo aver attentamente esaminato le richieste avanzate dall'associazione nazionale dei vigili del fuoco volontari. Con il provvedimento del 23 maggio 2001, richiamato dai senatori interpellanti, il Ministero dell'interno intendeva fornire agli uffici periferici precise istruzioni operative sull'applicazione del regolamento, entrato in vigore il 22 dicembre 2000, recante norme sul reclutamento, avanzamento ed impiego del personale volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Scopo della circolare, ribadito poi con una successiva nota del 9 luglio scorso, era quello di valorizzare proprio la componente volontaria del Corpo, nella consapevolezza dell'importanza della funzione svolta dai volontari per l'espletamento dei compiti istituzionali. Si intendeva, inoltre, illustrare la disciplina del reclutamento del personale volontario allo scopo di selezionare aspiranti con un adeguato livello di professionalità. Circa il requisito della specializzazione professionale richiesto per l'iscrizione negli elenchi del personale volontario, l'indicazione dei mestieri non è tassativa, ma solo indicativa, potendo essere considerati validi requisiti di accesso anche altre specializzazioni professionali comunque riconducibili al servizio di istituto. I senatori interpellanti lamentano, tuttavia, che molte categorie di lavoratori vengono tecnicamente escluse dalla possibilità di accedere all'opera di volontariato, per la rigida disciplina delle incompatibilità, che pone un divieto di iscrizione negli elenchi per le Forze armate e di polizia, per i vigili urbani e per coloro che svolgono attività privata connessa con la prevenzione di incendi. Al riguardo occorre precisare che tali incompatibilità erano già previste dal regolamento di cui al regio decreto 16 marzo 1942, n. 699, il quale, all'articolo 109, prevede espressamente che "non possono essere reclutati tra il personale volontario coloro che sono addetti a stabilimenti ausiliari, coloro che fanno parte delle squadre antincendi delle industrie, stabilimenti, depositi e simili, di cui all'articolo 28, lettera d), della legge 27 dicembre 1941, n. 1570, nonché gli agenti dei comuni e delle province". Desidero infine ribadire che il Ministero dell'interno non ha mai abbassato il livello di attenzione al problema sollevato dai senatori Eufemi e Zanoletti, tanto che lo stesso ministro Scajola, nel corso dell'audizione sulle linee programmatiche del suo Dicastero, svolta il 5 dicembre scorso davanti alla I(superscript: a) Commissione della Camera dei deputati, ha sottolineato la necessità di valorizzare la componente volontaria del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, armonizzandone il supporto all'attività della componente permanente. Infatti, con decreto ministeriale del 19 ottobre scorso è stata istituita una commissione mista - che dovrà riunirsi almeno una volta al mese e che ha già avviato i propri lavori - costituita da personale dell'attuale dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché da rappresentanti dell'associazione nazionale dei volontari, con compiti di studio, elaborazione e formulazione di proposte per arrivare ad una definitiva soluzione del problema. Qui termina la parte ufficiale, alla quale aggiungo alcune considerazioni personali. Il mio insediamento, avvenuto nel mese di settembre, mi ha immediatamente fatto capire che l'Italia era l'unica nazione con un Corpo nazionale dei vigili del fuoco volontari ridotto ai minimi termini (4.500 volontari, contro i 185.000 della Germania e i 152.000 della Francia). Era necessario quindi capire le motivazioni che avevano portato a questo impoverimento della categoria. La mia prima uscita, con delega per i vigili del fuoco, è stata fatta al congresso nazionale dei vigili del fuoco volontari in Piemonte. Successivamente, sono andato a trovare anche la seconda componente dei volontari nella provincia di Belluno, dove esistono ben 36 distaccamenti di volontari, tali da consentire di coprire in maniera magnifica il territorio del bellunese. Questo tipo di discorso deve essere esportato in tutto il resto delle province italiane. Quindi, abbiamo istituito - come si dice nella versione ufficiale -, con decreto ministeriale del 19 ottobre scorso, un tavolo che è stato suddiviso in quattro sottocomitati, che ha il compito di studiare la possibilità di trovare velocemente un nuovo regolamento in base al emettere una nuova circolare. Nel frattempo abbiamo impartito disposizioni chiare e nette ai comandi di non applicare la circolare in materia, che non abbiamo potuto cancellare perché fa capo ad una norma precisa. Tuttavia, poiché ci accingiamo a modificarla e tutti siamo convinti di tale necessità - dal Ministro dell'interno al sottoscritto, dal ministro Giovanardi alla Presidenza del Consiglio -, abbiamo affermato che è necessario presentare una legge che consenta un aumento del numero dei vigili del fuoco volontari, evitando invece una sua diminuzione costante. Nessuna nazione al mondo è, infatti, in grado di coprire le esigenze derivanti dalla prevenzione incendi con i soli effettivi. E' chiaro che i volontari saranno posti sotto l'ambito della verifica professionale da parte dei permanenti - è logico -, ma in ogni caso deve essere valorizzata anche la componente volontaria. 

EUFEMI (CCD-CDU:BF). Domando di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

EUFEMI (CCD-CDU:BF). Signor Presidente, intanto esprimiamo soddisfazione per la risposta puntuale del sottosegretario Balocchi. Avevamo sottoposto un problema che era emerso con forza ed il Governo è intervenuto al riguardo, così come è stato indicato e come era stato auspicato non tanto da noi, ma soprattutto dalle nostre comunità locali, eliminando un profondo disagio che si era manifestato in quelle realtà. Dobbiamo però riconoscere che la disposizione emanata dal precedente Governo, nella persona del ministro Bianco, rappresentava una barriera insormontabile per avvicinare il cittadino ai servizi del volontariato, in quanto venivano imposti per l'iscrizione dei requisiti posseduti solo da una ristrettissima parte della popolazione attiva e si stabiliva anche incompatibilità tra l'appartenenza al volontariato e l'attività professionale esercitata per coloro che sono in servizio. Voglio indicare alcune situazioni che ho personalmente verificato e di cui sono a conoscenza. 

Nei distaccamenti di Chivasso e Volpiano, che credo conosca anche il Sottosegretario, con le disposizioni citate, per far parte dell'organico occorreva essere in possesso di specializzazioni quali il brevetto di pilota di elicottero, di motorista navale, di specialista di elicottero. In tal modo veniva esclusa un'amplissima fascia di categorie sociali e produttive, quali gli agricoltori, i forestali, i falegnami, gli infermieri, gli studenti, i medici, gli avvocati e gli artigiani, che potrebbero far parte generosamente del volontariato organizzato e facilmente recuperabile a livello locale. Come è noto, infatti, l'attuale servizio nazionale antincendi è completamente insufficiente (come ha ricordato poc'anzi il sottosegretario Balocchi) per soddisfare le esigenze del territorio, come del resto avviene nelle maggiori nazioni dell'Unione europea, ove il volontariato dei vigili del fuoco rappresenta il 90 per cento delle risorse disponibili, con ovvi benefici in termini di efficacia e di rapidità del servizio prestato alle popolazioni interessate. Oggi il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, per svolgere il proprio servizio di soccorso istituzionale, si affida alla presenza di 560 sedi, tra permanenti e volontarie, che coprono l'8 per cento del territorio nazionale - è un dato sul quale riflettere -, mentre il volontariato rappresenta il 13 per cento della forza complessiva impiegata. Se poi esaminiamo i dati europei, si rileva che in Francia sono presenti 11.000 sedi di vigili del fuoco, di cui 10.230 sono volontarie, mentre l'80 per cento dei comuni ha un presidio dei vigili del fuoco. In Germania i predetti centri sono circa 23.500, con il 97 per cento delle comunità locali provviste del servizio a carattere volontario. In questi anni si sono verificate fortissime calamità naturali. Si è avvertita sempre di più l'esigenza di diffondere un modello organizzativo come importante integrazione alla componente permanente dei vigili del fuoco. 

A tale esigenza si è unita quella degli enti locali, che auspicano una significativa presenza di sedi volontarie sul territorio, che consenta un servizio migliore alla comunità in termini di sicurezza e di tutela del cittadino, con risultati positivi anche rispetto al rapporto costi-benefici. Prendiamo atto delle dichiarazioni del Governo espresse poc'anzi dal sottosegretario Balocchi. Il nostro auspicio, così come era stato formulato, è che la circolare venga disapplicata (come è stato promesso e come si è verificato) per poter pervenire ad uno sviluppo del volontariato libero, che attualmente è gravemente ostacolato. Prendiamo altresì atto, come ci è stato detto, che è stato attivato un tavolo tecnico con la presenza di soggetti quali associazioni ed amministrazioni, nonché quattro sottotavoli per la revisione del regolamento, ai fini del potenziamento dei vigili del fuoco e per l'individuazione del modus operandi, affinché - nell'interesse generale - possano trovare soluzione i problemi che abbiamo evidenziato, nel segno dell'apertura e del contrasto a quanto preclude la diffusione del volontariato. 

Con queste considerazioni, ringraziamo il Governo per aver prontamente verificato lo stato della situazione ed indicato una linea che riteniamo condivisibile. (Applausi del senatore Borea).

3 dicembre 2001 - Interpellanza su campagna pubblicitaria F.S.

Presidenza del vice presidente SALVI 

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e interrogazioni. 

Sarà svolta per prima un'interpellanza sulla campagna pubblicitaria indetta dalle ferrovie dello Stato per reclamizzare la RFI spa. Ha facoltà di parlare il senatore Eufemi per illustrare l'interpellanza 2-00016. 

EUFEMI (CCD-CDU:BF). Signor Presidente, quest'interpellanza muove da un fatto accaduto nei mesi scorsi, cioè una campagna pubblicitaria, promossa con grande dispendio di mezzi dalle Ferrovie dello Stato, relativa alla nuova struttura RFI spa, che gestisce, in regime di monopolio naturale, quindi in assenza di concorrenza, la cosiddetta armatura, ovvero i binari. 

Io ed i colleghi Iervolino, Borea, Danzi, Compagna e Cirami abbiamo ritenuto di richiamare l'attenzione del Governo sulla necessità di chiarire le finalità di questa campagna pubblicitaria in termini di ritorni gestionali aziendali, anche in considerazione dell'assetto proprietario delle Ferrovie dello Stato e delle ingenti risorse, dirette e indirette, che vengono erogate, a vario titolo, alle Ferrovie stesse. 

Infatti, ritenevamo quanto meno inutile, soprattutto perché costosa, tale campagna, domandandoci se non sarebbe stato più utile dirottare queste risorse verso altre finalità, in particolare la sicurezza e la manutenzione delle strutture dei treni. Chiedevamo, quindi, a quanto corrispondesse questo budget pubblicitario, se fosse stato superato e, soprattutto, a quanto ammontasse la copertura dello Stato per le Ferrovie per l'esercizio 2001 rispetto al bilancio delle Ferrovie spa. 

Noi reputiamo che debba essere fatto un uso oculato e attento delle risorse, soprattutto perché esse sono ancora ingenti e il loro costo si riflette sui contribuenti italiani. Quindi, intanto ringraziamo il rappresentante del Governo per avere prestato attenzione alla nostra interpellanza, che per strana coincidenza - dobbiamo sottolinearlo - viene esaminata dopo che, nei giorni scorsi, è giunta la notizia che le tariffe ferroviarie autorizzate dal Dicastero dei trasporti aumenteranno del 4,15 per cento e interesseranno tutte le maggiori linee, quali Eurostar e Intercity express, escludendo quelle pendolari e locali. 

E' il terzo aumento dell'anno, dopo quelli di gennaio e di luglio. Si tratterà, naturalmente, di prezzi inferiori al price cap solo perché i treni nel 2001 non sono arrivati in orario. Questo dobbiamo sottolinearlo, perché il tetto massimo degli incrementi rispetto al tasso di inflazione è del 3,5 per cento, ma viene applicato se si rispettano i cosiddetti standard di qualità. Invece, gli obiettivi (è un altro elemento sul quale invitiamo il rappresentante del Governo a riflettere) sono stati raggiunti soltanto per due terzi, cioè per circa il 70 per cento: per la maggior parte di essi non è stato possibile superare l'esame. Il quadro è positivo rispetto alla velocità di informazione, ai punti vendita, alle biglietterie, ma la puntualità è stata rispettata solo per la soglia minima e almeno l'84 per cento dei treni è arrivato con un ritardo inferiore ai trenta minuti. 

Sono quindi falliti gli altri obiettivi che riguardano le percentuali dei treni con ritardi inferiori ai quindici, ai trenta e ai sessanta minuti, con riferimento agli Eurostar e agli altri convogli a media e lunga percorrenza, che - tutti insieme - pesano per il 30 per cento sull'indice di riferimento. Viene da domandarsi quale sia il significato di questo modesto aumento (che poi, su una tratta Roma-Firenze, si riflette per 600 lire rispetto alle 57.000 che corrispondono al costo per l'utente); sollecitiamo pertanto una maggiore attenzione a tale proposito. 

Noi chiediamo al Governo una valutazione rispetto al funzionamento del sistema ferroviario italiano per quanto riguarda non soltanto questi indicatori, comunque importanti, ma anche altri, come il livello di pulizia dei treni e delle stazioni, la sicurezza nei convogli, l'accesso di persone che non ne hanno né titolo né diritto. Si pensi che in alcune stazioni - ne abbiamo tantissimi esempi - si arriva persino all'accattonaggio, per non parlare di un vero e proprio mercato parallelo che si svolge sui treni nel momento in cui stanno per partire. Inoltre, ricordo il problema dei rimborsi per i ritardi, che giungono dopo moltissimo tempo sotto forma di buoni. Richiamiamo l'attenzione del Governo su tutti questi problemi, auspicando una risposta puntuale, dal momento che essi investono la generalità degli utenti italiani. 

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere all'interpellanza testé svolta. 

MAMMOLA, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Nel corso dell'illustrazione, il senatore Eufemi ha ampliato notevolmente - con le sue considerazioni - i quesiti posti nel testo dell'interpellanza, ai quali chiaramente mi atterrò nella risposta, altrimenti si dovrebbe fare un ragionamento troppo ampio. Nell'interpellanza 2-00016 infatti si chiedeva di conoscere il parere del Governo in ordine ad alcune problematiche specifiche riguardanti il bilancio finanziario delle Ferrovie dello Stato spa. Si rappresenta, innanzitutto, che la vigilanza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti si attua direttamente sulle attività previste nei due atti fondamentali che regolano, in applicazione delle direttive comunitarie, i rapporti tra Ministero, Ferrovie dello Stato e Rete ferroviaria italiana, costituiti dall'atto di concessione, dal contratto di programma e dai relativi addenda. Infatti, al precedente contratto di programma 1994-2000 ed ai relativi tre addenda è seguito il nuovo contratto di programma 2001-2005, sottoscritto in data 2 maggio 2001. Per quanto concerne il bilancio di FS Holding e di Rete ferroviaria italiana, occorre evidenziare che le risorse destinate agli investimenti, alla manutenzione ed al potenziamento ed ammodernamento tecnologico sono nettamente separate da quelle relative ad altre finalità, ad esempio la pubblicità.

 Le Ferrovie dello Stato spa riferiscono che la campagna pubblicitaria risponde all'esigenza di informare l'opinione pubblica del completamento dell'opera di riorganizzazione societaria ed operativa del gruppo. Il budget complessivo di questa campagna, che è stato di circa 14 miliardi, assorbe quasi interamente il budget pubblicitario della Direzione centrale relazioni esterne delle Ferrovie dello Stato per il 2001. Anche le spese promozionali e di comunicazione per gli anni 2000 e 2001 sono allineate a quelle previste in budget. Si tratta complessivamente di un investimento contenuto, se rapportato, da una parte, in termini di percentuale al gruppo e, dall'altra, all'investimento pubblicitario di aziende o gruppi di analoghe dimensioni operanti in settori altrettanto significativi per il Paese. Le attività della società per azioni Rete ferroviaria italiana concernenti la sicurezza della circolazione dei treni, l'ammodernamento e potenziamento della rete ai fini della sicurezza, il rilascio del certificato di sicurezza alle imprese ferroviarie e le verifiche della corretta manutenzione della rete e del materiale rotabile, nonché l'organizzazione delle stesse imprese, sono oggetto delle prescrizioni contenute negli atti citati in premessa. Per quanto riguarda le erogazioni pubbliche, si fa presente che gli 11.082 miliardi previsti per l'anno finanziario 2001 si riferiscono a somme e rimborsi per servizi offerti, per obblighi tariffari e di servizio (per un totale di lire 3.882 miliardi) e ad apporti per la realizzazione dei programmi di investimento per le infrastrutture (per un totale di lire 7.200 miliardi). Non sono previste ulteriori coperture a qualsiasi altro titolo. 

EUFEMI (CCD-CDU:BF). Domando di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

EUFEMI (CCD-CDU:BF). Signor Presidente, mi dichiaro parzialmente soddisfatto dalla risposta fornita dal Sottosegretario. Infatti, pur avendo puntualizzato il dato relativo alle risorse assegnate e a quelle destinate alla campagna pubblicitaria, riteniamo che in un sistema bipolare occorra innanzitutto tracciare una linea netta per quanto riguarda i risultati raggiunti dai Governi nel momento in cui si svolgono le elezioni, per verificare anche i successi del management collegati alle scelte e alle nomine effettuate, e quindi stabilire le eventuali responsabilità. Nella risposta del Sottosegretario non ravvisiamo, invece, una linea di demarcazione precisa, pur senza voler in alcun modo mettere in dubbio le capacità dell'attuale management. Proprio per le ragioni esplicitate dal sottosegretario Mammola, riteniamo che la spesa di 14 miliardi sia eccessiva. Consideriamo inoltre inutile la campagna informativa sui media per quanto riguarda la costituzione della Rete ferroviaria italiana, a meno che gli scopi di questa azione promozionale non fossero altri. Non si tratta, infatti, di una società in concorrenza con altre, né esiste una seconda "armatura" ferroviaria, quindi non si comprendono le ragioni di questa scelta. Ribadisco che le risorse ci paiono spese male rispetto ai problemi delle Ferrovie, che riguardano, come ho già sottolineato, la puntualità, la sicurezza e l'efficienza di un sistema rispetto al quale i cittadini sono chiamati, attraverso la fiscalità generale, a contribuire ai cosiddetti "ricavi da Stato", cioè gli oneri impropri, che ormai vengono così definiti. Siamo comunque sempre in presenza dei vecchi oneri impropri: cambiando l'ordine dei fattori il prodotto non cambia, ed in questo caso si tratta pur sempre di perdite. 

Sulla base di tali considerazioni e delle valutazioni sul bilancio delle Ferrovie dello Stato - sul quale, peraltro, mi riprometto di presentare un altro atto di sindacato ispettivo ancora più dettagliato circa gli interventi dello Stato per le Ferrovie spa - mi dichiaro parzialmente soddisfatto, pur apprezzando la tempestività con la quale il Governo, tramite la persona del sottosegretario Mammola, ha voluto dare riscontro al nostro atto di sindacato ispettivo.

27 novembre 2001 - Mozione su Ordini Professionali

 Il Senato, premesso che, Il DPR 328/01, esaminato dal Consiglio dei Ministri il 24 maggio 2001, approvato il 5 giugno 2001 dal Governo Amato e pubblicato nella G.U. n. 190 S.O. del 17 agosto 2001, nonostante i rilievi del Consiglio di Stato in merito ad una serie di disposizioni del Titolo I, collegati in maniera piuttosto vaga che andrebbero riformulate in modo più logico e coerente circa particolari aspetti della professione, e per quanto riguarda il titolo professionale laddove "l'appellativo junior rappresenta una soluzione alquanto problematica poiché il siffatto appellativo, serve normalmente a distinguere nell'ambito di una stessa classe, livelli di anzianità progressivi ai quali corrisponde una diversa esperienza professionale". Lo stesso Consiglio di Stato invita l'Amministrazione a voler considerare, se - in luogo di una esplicita indicazione delle competenze - non sia il caso di fare un riferimento - ove possibile - alle competenze fissate per legge. Tale decreto rappresenta la fase attuativa di una profonda modifica dei percorsi formativi universitari, voluta dalle università e da altre realtà estranee al mondo delle professioni, che gli Ordini professionali non hanno mai condiviso e che introduce nuove professionalità senza prevederne la regolamentazione . Valutato che si debba provvedere con urgenza alla riforma delle professioni, in quanto il DPR 328/01 interviene con superficialità ed incompetenza in settori particolarmente delicati per lo sviluppo del Paese, non affronta i veri problemi della riforma, accresce le contraddizioni e fa emergere ulteriori difficoltà, aggiungendo elementi di confusione e dequalificazione nell'ambito delle competenze professionali. Il testo del decreto, modificando le competenze relative ai diversi ambiti professionali, è in contraddizione con le sue stesse premesse, posto che il comma 2 dell'articolo 1 prevede espressamente che le norme contenute nel regolamento non modifichino l'ambito della normativa vigente in ordine alle attività attribuite o riservate, in via esclusiva o meno, a ciascuna professione. Valutata altresì l'opportunità, che il decreto in questione venga abrogato o, in alternativa, venga radicalmente modificato sulla base del presupposto che ci sia correlazione tra percorsi formativi e competenze da definire dall'appartenenza a specifici Albi professionali. 

Nell'attuale stesura le competenze indicate dal DPR non soltanto non corrispondono a quelle proprie dei singoli Ordini e Collegi professionali, ma non corrispondono neppure a quelle indicate dalle leggi vigenti, quali il DM 509/99 e la L. 127/97 sui decreti d'area (che contengono precise indicazioni in relazione alle attività professionali collegate a ciascuna area). Per quanto riguarda in particolare la professione di ingegnere possono essere evidenziate le seguenti discrasie e contraddizioni: 

1. La possibilità per i laureati triennali di iscriversi, a scelta, ad un Ordine o ad un Collegio comporta la possibilità di coesistenza all'interno di uno stesso organismo di professionisti con le stesse competenze, ma con percorsi formativi diversi. Ci sono infatti 6 lauree triennali, di cui alcune non "tecniche" (metodologie fisiche, analisi chimico-biologiche, chimica, informatica, scienze e tecniche cartarie, tecnologie alimentari) che permettono l'iscrizione al Collegio dei periti industriali - acquisendo in pratica pressoché tutte le competenze tecniche dell'ingegnere industriale - ma non permettono l'iscrizione all'Ordine degli Ingegneri. Ci sono due lauree triennali ( edilizia, ingegneria delle infrastrutture) che portano, a scelta dell'interessato, all'iscrizione all'Ordine degli ingegneri o al Collegio dei geometri , e 12 lauree triennali che portano, a scelta dell'interessato, all'iscrizione all'Ordine degli Ingegneri o al Collegio dei periti industriali. Tale situazione, oltre a creare un'enorme confusione, è in contrasto con le premesse del decreto affermando che gli ambiti professionali devono essere correlati "al diverso grado di capacità e competenza acquisita mediante il percorso formativo" . 

2. Gli ingegneri provenienti dalla categoria 4/s (architettura ed ingegneria edile) si possono iscrivere all'albo dei dottori Agronomi e Forestali acquisendo così competenze che non derivano dal loro percorso formativo. 

3. a) Gli ingegneri edili, pur avendo seguito un solo determinato percorso formativo, possono acquisire competenze differenti a seconda che si iscrivano all'albo degli architetti (urbanistica, beni vincolati, ecc.) o degli ingegneri (infrastrutture, geotecnica, idraulica, ecc.) b) Viceversa l'architetto che non segue un percorso formativo adeguato all'Ingegneria civile si può iscrivere all'albo degli ingegneri nel settore civile e ambientale acquisendo competenze che non gli sono proprie. 

4. La laurea in informatica, che si consegue in una facoltà scientifica e non tecnica da cui sono escluse le discipline di carattere tecnico-progettuale, permette l'iscrizione all'Ordine degli Ingegneri, con la quale gli informatici possono attribuirsi le competenze dell'intero settore dell'informazione dell'albo degli ingegneri, quali progettazione e direzione lavori nel campo dell'elettronica, delle telecomunicazioni ecc. 

5. Ai laureati specialistici geologi viene attribuita competenza nel campo delle relazioni geotecniche senza alcuna preparazione che derivi dal loro percorso formativo. Inoltre è contemplata la competenza nel campo della "progettazione" degli interventi geologici, non prevista dalla normativa attuale. Infine, sono contemplati discipline per le quali manca un adeguato supporto formativo, quali i "rilievi topografici", la direzione "di tutte le attività a cielo aperto, in sotterraneo e in mare", la direzione di laboratori geotecnici, ecc. 

6. Viene attribuita competenza nel campo della progettazione (anche edilizia) a categorie professionali prive di qualsiasi base formativa adeguata, come i Dottori Agronomi e Forestali (in campo rurale) e i Chimici (per la progettazione di laboratori e impianti). 

7. Nel campo dei beni vincolati gli architetti sono considerati competenti per la parte tecnica (in particolare impiantistica), senza una adeguata preparazione che derivi dal loro percorso formativo. L'importanza della riforma e delle sue conseguenze sui cittadini e sui professionisti richiede che, pur nell'urgenza che l'attuale situazione impone, non si prescinda, per quanto riguarda in particolare la professione dell'ingegnere, da un fattivo confronto con i soggetti interessati. Tutto ciò premesso Impegna il Governo a sospendere l'efficacia del D.P.R 328/01. 

Eufemi Moncada Cirami Compagna Forlani Sudano Tarolli Borea Lauro Meleleo Sodano Calogero

22 novembre 2001 - Giudici di Milano

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della Giustizia per sapere Le sue valutazioni sui comportamenti dei giudici del Tribunale di Milano che hanno disapplicato un recente pronunciamento della Corte costituzionale; se non ritenga tale gravissimo atto un gesto di intollerabile insubordinazione rimanendo le decisioni della Corte Costituzionale non soggette ad interpretazione o a discrezionali applicazioni; se più in generale non ritenga di dovere urgentemente intervenire per evitare un uso distorto del potere giudiziario che esulando dalla precipua sfera istituzionale viene strumentalmente finalizzato alla delegittimazione di altri poteri autonomi dello Stato; 

Quali provvedimenti di propria competenza intenda urgentemente adottare nei confronti dei magistrati interessati al fine di ripristinare il ruolo istituzionale della magistratura evitando indebite ed arbitrarie iniziative. 

Sen. Eufemi - Sen. Borea  - Sen. Cirami

13 novembre 2001 - INTERPELLANZA GIUDICI DI MILANO

I Sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della Giustizia, per sapere, premesso che -: il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Milano aveva ripetutamente censurato l'operato del Parlamento in ordine alla approvazione della legge sulle "rogatorie internazionali", giungendo a formalizzare una linea di libera interpretazione della novella legislativa intervenuta, linea che appariva più quale atto di insubordinazione alla volontà legislativa e alla sovranità parlamentare che è una legittima facoltà di interpretazione riservata all'autorità giudiziaria, tanto che i sottoscritti avevano ritenuto indispensabile interpellare il Ministro della Giustizia in ordine all'adozione di provvedimenti disciplinari conseguenti; la linea borrelliana ha già prodotto discutibili provvedimenti dei Giudici del Tribunale di Milano i quali in beffa alla legge hanno ritenuto di utilizzare una prassi consolidatasi prima della novella legislativa, così mortificando la sovranità parlamentare ed incorrendo in comportamenti di grave disapplicazione della legge ancor più gravi perché preannunciati ed istigati dal suddetto Procuratore Generale di Milano; quali interventi e quali iniziative urgenti intenda adottare al fine di ripristinare il rispetto della legge e della sovranità parlamentare, in particolare da parte degli "operatori della giustizia" che sono tenuti ad osservarle e ad applicarle. 

Borea Eufemi 

Roma, 13 novembre 2001

23 ottobre 2001 - Interpellanza Borrelli

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della Giustizia – per sapere – premesso che - :

Il Procuratore generale presso la Corte di Appello di Milano, Dott. Francesco Saverio Borrelli, è intervenuto ripetutamente sulla conferma della assoluzione definitiva del Dott. Silvio Berlusconi, attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, nella recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione esprimendo censure e comunque critiche inadeguate che manifestano personale livore, faziosità di valutazioni e mancanza di riguardo nei confronti della Magistratura giudicante ;

lo stesso dottor Borrelli, nel recente passato, ha espresso ripetutamente censure e critiche all'indirizzo della attività governativa in riferimento alla politica di riduzione delle scorte assegnate a magistrati pur rientrando tale indirizzo in una strategia di riduzione generale delle stesse;

il suddetto dottor Borrelli, nel recente passato, non ha risparmiato censure e critiche all'indirizzo dell'attività parlamentare interferendo indebitamente nelle autonome potestà del Parlamento in materia legislativa, con il precipuo obiettivo di strumentalizzare la sua personale posizione che deriva dalla attuale carica nella magistratura fino a svolgere una azione, non di pur legittima critica, ma di manifesta opposizione politica;

se non ritenga di dovere assumere conseguenti iniziative di carattere disciplinare, disponendo una immediata ispezione alla Procura di Milano e quanto meno il pronto deferimento del dottor Borrelli al Consiglio Superiore della Magistratura, anche per le modalità con le quali lo stesso Borrelli avviò le indagini nei confronti dell'allora Presidente del Consiglio.

Sen. Borea      Sen. Eufemi        Sen. Cirami

 

1 ottobre 2001 - Interrogazione a   risposta scritta su controlli INPS

Interrogazione a risposta scritta Al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali

Per sapere -: il Comitato Regionale dell'INPS della Lombardia è chiamato ad esaminare e valutare l'accertamento, del giugno scorso, degli ispettori dell'INPS di Como sulla denuncia, come lavoratrici in nero, nei confronti di alcune suore infermiere presso la casa di riposo E. Flack di Dongo (CO) appartenenti alla "congregazione delle Suore di Maria SS Addolorata; le suore svolgono tale attività a titolo di volontariato;

 la convenzione tra la Congregazione e il comune di Dongo per regolare il servizio presso la Casa di Riposo prevede alcuni compensi ma destinati alla cassa del convento per effetto del voto di povertà delle religiose; va considerato che nel 1995 l'INPS accettò che nessun contributo previdenziale fosse dovuto per gli Ordini Religiosi che vivono in comunità religiosis causa e per essa svolgono una attività lavorativa, secondo il carisma dell'Ordine, anche se di rilievo per l'ordinamento statale; si tratta nel caso in questione di una attività specifica esonerata dalla previdenza per una Congregazione che ha come suo fine religioso proprio l'assistenza prestata presso strutture esterne; le sue valutazione su tale vicenda, che ha suscitato vivo sconcerto nella opinione pubblica rispetto al controllo dell'assistenza nelle strutture pubbliche; 

quali iniziative intenda assumere per garantire il rispetto della convenzione del 1995 e se non ritenga infine che la convenzione stipulata tra la congregazione e il comune sia solo uno strumento per l'attuazione dei fini religiosi e non un atto costitutivo di un rapporto di lavoro certamente estraneo alla volontà delle religiose

 SEN. EUFEMI Roma, 1° ottobre 2001

23 luglio 2001 - Interrogazione a risposta scritta su inquadramento insegnanti

AL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

 Per sapere - premesso che:

presso il Centro Educativo Speciale Municipale di Torino prestano servizio numerose insegnanti che hanno ripetutamente espresso la necessità di una verifica per il riconoscimento del profilo di insegnante di sostegno scuola dell'obbligo e richiesta di inserimento nella graduatoria delle insegnanti di attività di sostegno 

In particolare si sottolinea che: 

  1. sono dipendenti del Comune di Torino con l'inquadramento in Categoria C (ex VI profilo) (art.18 del c.i.a per i dipendenti da enti locali);
  2.  la mansione svolta è quelle di insegnanti presso i Centri Educativi Speciali Municipali con prestazione a tempo pieno;
  3.  i Centri educativi Speciali Municipali (CESM) furono istituiti dalla città di Torino nel 1969 rivolti all'utenza non scolarizzabile;
  4.  i Centri furono assorbiti dalla scuola materna, senza però tenere conto dell'età cronologica della fascia d'utenza cioè età obbligo scolastico dai 6 ai 14 anni;
  5.  il personale docente dei Centri Educativi è selezionato tra il personale docente operante presso la Scuola materna, in possesso dei seguenti titoli di studio: - diploma di Scuola Materna - diploma di Abilitazione Istituto Magistrale - diploma di Insegnante di Ortofrenica (condizione sine qua non) - diploma di fisiopatologia 
  6.  fino al momento dell'applicazione della Legge Quadro sull' handicap emanata nel 1993, i Centri Educativi (dislocati in quattro diverse sedi) erano costituiti da classi con quattro insegnanti che svolgevano attività individualizzate. In questo contesto il personale docente era inquadrato con la qualifica di Insegnanti di Scuola per l'infanzia ed era previsto un orario di 30 ore settimanali di docenza più 5 ore settimanali di monte ore;
  7.  In seguito all'applicazione della legge quadro l'utenza dei Centri Educativi è accolta presso le scuole elementari o medie di Stato per cui le insegnanti collaborano con Medici Neuropschiatri dell'alunno/a, Coordinamento Handicaps del Comune, Dirigenti e Docenti della Scuola di Stato, Provveditorato e Dirigenti e Docenti dei vari centri pur rimanendo tuttavia inserite nelle declaratorie contrattuali quali Insegnanti di Scuola per l'Infanzia;
  8. nell'aprile del 1998 il Comune di Torino dispone il passaggio alla qualifica di Insegnanti di attività integrative con le seguenti disposizioni: - riduzione dell'orario di servizio settimanale a 24 ore di docenza più monte ore; - conseguente riduzione del salario mensile pari a circa L.200 mila 
  9. dal 1998 le insegnanti non hanno la nomina in Provveditorato (ogni piano educativo individualizzato P.E.I. è concordato con il Provveditorato agli Studi);
  10. nel corso dell'anno 2000 le insegnanti di attività integrative operanti presso le scuole elementari o medie di Stato vengono trasposte nella qualifica di Insegnanti di Sostegno di Scuola dell'Obbligo; le insegnanti dei Centri Educativi non beneficiano della suddetta trasposizione (per la suddetta trasposizione il Comune di Torino non subiva nessun aggravio di spesa);
  11.  in più di un'occasione gli insegnanti operanti presso i Centro Educativi hanno svolto attività di sostegno presso le Scuole Elementari e Medie di Stato. 

Si chiede quali siano le valutazioni sul problema sopracitato e quali iniziative intenda assumere al riguardo.

Sen. Maurizio Eufemi

3 luglio 2001 - Interrogazione a risposta scritta su collocazione discarica Settimo T.se

Al Ministro dell'Ambiente

Per sapere – premesso che :

vivissima preoccupazione è stata ripetutamente espressa dai cittadini di Settimo Torinese relativamente alla collocazione della discarica in località Mezzi Po;

sono state manifestate contrarietà alla realizzazione della discarica voluta dal Sindaco e dalle forze politiche che lo sostengono;

a tal proposito si è aperto un serrato confronto in merito alle problematiche e alle relative decisioni sulla collocazione della discarica di Settimo Torinese;

nell'intento di affermare la difesa della comunità locale e imponendo il rispetto della direttiva CEE (6 settembre 2000) che afferma la tossicità del FLUFF – prodotto residuo del riciclaggio dell'automobile non biodegradabile e cancerogeno,

è stato proposto, da più parti, di attivare il riciclaggio ed il recupero del prodotto attraverso la trasformazione in olio minerale e/o olio combustibile come già avviene in Germania ed Olanda;

le sue valutazioni sulla costruzione dell'impianto in Settimo Torinese anche in ordine alle sue possibili alternative nonché sulle ultime notizie di stampa relative alla costruzione di un inceneritore alle porte di Settimo Torinese nell'area tra lo Stabilimento Michelin e l'ipermercato Auchan;

quali iniziative intenda assumere per garantire in primo luogo, la salute umana e quella delle comunità locali, riconsiderando, per quanto di competenza, la realizzazione della discarica, affinché vengano adottate le soluzioni più rispettose dell'impatto ambientale, dell'assetto idrogeologico del territorio e delle relative ripercussioni sull'attività agricola, fortemente compromesse da tali scelte.

Sen. Maurizio Eufemi

Roma, 3 luglio 2001

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